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Coldiretti Rieti: stop alle pratiche commerciali sleali e difesa della distintività

 

Ettore Prandini
Ettore Prandini

 
 
virgolette

Prandini: «noi come Coldiretti abbiamo posto la questione in Europa»

     

dalla Redazione
sabato 26 giugno 2021 - 09:03


Stop di Coldiretti alle pratiche commerciali sleali. Stop alle aste capestro al doppio ribasso che strangolano gli agricoltori con prezzi al di sotto dei costi di produzione. Stop alle offerte che ingannano i consumatori e sfruttano il lavoro degli agricoltori. Sono alcuni degli argomenti trattati nel corso della tavola rotonda sulle “Pratiche commerciali sleali” organizzata da Coldiretti Rieti a Poggio Mirteto presso l’azienda agricola Ecofattorie Sabine.

Un tema che è stato affrontato, alla luce delle novità introdotte dalla Legge di Delegazione europea approvata dal Senato, con il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, che era presente all’incontro insieme agli altri vertici della federazione, come il segretario generale Vincenzo Gesmundo, il presidente regionale del Lazio e vicepresidente nazionale, David Granieri e il presidente provinciale, Alan Risolo. Al tavolo ha preso parte anche il sindaco di Poggio Mirteto, Giancarlo Micarelli, il presidente della Commissione Bilancio del Consiglio della Regione Lazio, Fabio Refrigeri e il presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, Fabio Melilli.

«Abbiamo dato un’importanza fondamentale a questo processo normativo che in maniera molto concreta ci permetterà di mettere al bando le pratiche commerciali sleali». Così il presidente di Coldiretti Rieti, Alan Risolo. «È un’azione fortemente voluta da Coldiretti - aggiunge Risolo -  che io definisco coraggiosa nel momento in cui noi andiamo a sfidare un settore del mercato, che è composto da logistica, distribuzione e trasformazione. Grazie a questa legge noi avremo realmente la possibilità di andare a livellare quelle dinamiche di mercato, che non sempre sono a vantaggio del produttore. Rieti è una provincia straordinaria, che basa la propria autonomia sulla qualità dei propri prodotti. All’interno del concetto di qualità ci sono dei valori intrinseci che sono la salubrità, la tracciabilità, il gusto, ma ci sono dei valori complementari poco percepiti, che sono la storia la cultura e la tradizione. Tutti questi elementi insieme, consentono ai nostri prodotti, di essere realmente distintivi. Così i nostri modelli di agricoltura e zootecnia diventano dei veri e propri presidi territoriali, capaci di conservare l’ambiente, il paesaggio, di dare storicità, continuità alle tradizioni o abitabilità ad aree che altrimenti sarebbero dismesse». L’attenzione è stata poi posta sull’importanza di dare la giusta redditività alle aziende.

«Le pratiche commerciali sleali noi le viviamo sulla nostra pelle, non sono dei semplici concetti - spiega il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri - Basti pensare al listing nei supermercati, ovvero le commissioni pagate dalle imprese produttrici per accedere agli scaffali e alla limitazione all’accesso nella grande distribuzione. Lo abbiamo visto con il Covid. Le nostre aziende, che non avevano avuto la forza di entrare nella Gdo, hanno subito ingenti perdite, perché con la chiusura del canale horeca, il 30% del mercato è stato bloccato. Quello in cui siamo è un territorio di olio, oltre che di zootecnia. La biodiversità ci rende unici e in quest’ottica la formazione è fondamentale. In quest’area avremo presto l’insediamento di un nuovo ITS per la formazione, una grande novità, che ci darà la possibilità di esplorare percorsi nuovi, per riuscire a creare delle figure professionali, che siano in grado di supportare le aziende. Arriveranno dei modelli di agri business innovativi e come abbiamo saputo leggere la legge di orientamento e quindi cambiare il volto dell’agricoltura italiana, dovremo essere pronti a metterci nuovamente alla prova per riuscire a stare sul mercato».

Coldiretti ha fortemente voluto questo intervento normativo e da anni lavora per sanare una vera e propria ingiustizia. Basti pensare che per ogni euro di spesa per l’acquisto di alimenti, infatti, meno di 15 centesimi vanno a remunerare il prodotto agricolo. Un valore che si abbassa ulteriormente quando si tratta di prodotti trasformati, che vanno dal pane ai salumi fino ai formaggi, stando ad un’analisi dei dati Ismea.

«Se di pratiche sleali se ne è dibattuto a livello europeo - spiega il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini - è perché noi come Coldiretti abbiamo posto la questione in Europa dicendo che tutto ciò che riguardava il ribasso rispetto ai prezzi, le offerte che vengono fatte dai supermercati e tutto il tema delle aste a doppio ribasso, non era più accettabile. Perché non è vero che c’è un risparmio economico per il cittadino. La verità è che tutto questo si traduce semplicemente in un inganno per il consumatore, al quale viene fatto credere che c’è un vantaggio, ma in realtà si aumentano i prezzi su tutto il resto. Quindi alla fine il costo che si paga rimane invariato. Tutte le volte che noi osserviamo il tema delle aste a doppio ribasso, delle offerte speciali o del sottocosto, vengono utilizzati i prodotti agroalimentari per attrarre il consumatore. Quel sottocosto e quell’offerta viene così fatta pagare al mondo agricolo, abbassando il prezzo che gli viene riconosciuto. Le pratiche commerciali per la prima volta vieteranno che questa pratica sleale possa essere utilizzata».

Il presidente Prandini nel suo ampio intervento che ha abbracciato numerosi temi legati all’agroalimentare, si è soffermato anche sul Recovery e sui risvolti sociali sui quali porre attenzione, come la politica di sostegno alla famiglia. «Noi dobbiamo tornare a programmare quello che ci servirà in futuro - conclude Prandini - non nell’immediato, perché solo in questo modo si può far crescere l’autonomia. Quello della demografia diventa un tema centrale, perché in questo Paese nell’anno del Covid c’è stata una caduta di natalità. Abbiamo avuto un calo delle nascite del 20% rispetto al 2019. Dobbiamo creare, anche attraverso il Recovery, un sostegno diretto alle imprese che danno assistenza a quelle donne che vivono la maternità, perché rappresentano il ricambio che ci sarà nel nostro Paese e di cui abbiamo bisogno per non implodere. Il rischio è quello di diventare un Paese di persone anziane, che consumerà sempre meno. Nel Recovery bisogna prevedere, dunque, che ci sia un sostegno alle donne che avranno figli. Penso che questa sia una delle prime misure da sostenere, che non è diretta sulle imprese, ma è di visione strategica».

 

 


 

 

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