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Crollo Accumoli, l’avvocato di Stato: «piegati davanti al fato»

 

© Il Tribunale di Rieti
© Il Tribunale di Rieti

 
 
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Dopo le assoluzioni di ieri ci sarà il ricorso dei familiari delle vittime

     

di Ansa
sabato 5 giugno 2021 - 16:15


«Nessuno vince una causa, quando c’è di mezzo la morte di una giovane famiglia. Può essere difficile accettare un evento terribile, senza poterlo ricondurre alla responsabilità di un essere umano, ma talvolta possiamo solo piegare la testa davanti al fato». Così l'Avvocato dello Stato Carlo Maria Pisana, che ha difeso la Protezione civile nel processo conclusosi ieri con le assoluzioni dei sette imputati per il crollo del campanile di Accumuli nel quale è morta una coppia con i due piccoli figli durante il sisma dell'agosto 2016, commenta la conclusione giudiziaria della vicenda apertasi con l'accusa di disastro colposo e omicidio colposo.

I proscioglimenti sono stati pronunciati con la formula «perché il fatto non sussiste» e hanno escluso qualsiasi profilo di responsabilità probabilmente ritenendo che quel sisma abbia prodotto effetti ineluttabili. Le parti civili procederanno in appello, come annunciato ieri, e dunque questo caso avrà ulteriori sviluppi. Il dibattimento si è svolto davanti innanzi al giudice Giovanni Riccardo Porro del Tribunale di Rieti e ha scagionato ingegneri e progettisti di due interventi sul complesso parrocchiale della chiesa di San Pietro e Lorenzo, e Giuseppe Petrucci, l'ex sindaco di Accumuli al quale si addebitava la revoca di un'ordinanza di sgombero adottata all'indomani del sisma aquilano del 2009.

L'accusa portata avanti dal pm Lorenzo Francia, che aveva chiesto 6 anni di carcere per ogni imputato, ha sostenuto con l'ausilio della perizia dell'ingegner Salvatori sulla scorta di un complesso calcolo dell'ingegner De Sortis, che la scossa del 24 agosto è stata di intensità non eccezionale e comunque inferiore a quella di Amatrice e che i due interventi di ristrutturazione compiuti nel 2007 e nel 2010, l'uno per la riparazione dei danni del terremoto del 1997 che colpì Umbria e Marche, l'altro per i danni di quello del 2009, avrebbero dovuto estendersi anche al campanile.

Secondo il pm, il campanile in sostanza non sarebbe mai stato messo seriamente in sicurezza. I familiari delle vittime, costituitisi parte civile, hanno chiamato in causa - per la perdita dei loro cari - la Diocesi di Rieti, il Comune e la Protezione civile per un intervento di messa in sicurezza del 2008, e il Ministero dell'Interno per la condotta del Sindaco. Sotto le macerie persero la vita Andrea Tuccio e sua moglie Graziella Torroni, entrambi di 34 anni, e i loro due bambini, Stefano di 8 anni e Riccardo di appena 9 mesi.

All'udienza del 27 maggio, l'avvocato dello Stato Pisana ha sostenuto l’estraneità nel verificarsi del crollo del Dipartimento per la protezione civile, dato che l'intervento del 2008 era avvenuto dopo la cessazione dello stato di emergenza e quindi dopo la restituzione delle competenze ordinarie agli enti locali. Pisana inoltre ha dubitato che la scossa ad Accumoli, più vicina all'epicentro, potesse qualificarsi meno violenta di quella di Amatrice, dato che il fenomeno di "direttività" richiamato dall'accusa, secondo cui in condizioni particolari la scossa può avere maggiore intensità in luoghi più lontani dall'epicentro, è da considerarsi una eccezione all'opposto principio generale del "near fault".

Infine, la difesa erariale ha escluso la riferibilità al Ministero dell'Interno, rappresentato dall'avvocato dello Stato Paola Maria Zerman, dell'ordinanza del Sindaco di Accumuli che aveva rimosso l'interdizione dell'area sei anni prima.

 

 


 

 

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