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Trasparenza e impegno per la Sabina Universitas

 


 
 
virgolette

D'Onofrio: «Se trasparenza deve essere che lo sia fino in fondo»

     

dalla Redazione
sabato 31 ottobre 2020 - 08:17


«Ogni volta che si avvicina l’approvazione del bilancio della Sabina Universitas sembra che tutti premano per farne parte, salvo scomparire subito dopo, quando le parole lasciano il posto alla realtà». È quanto dichiara il presidente della Fondazione Varrone Antonio D’Onofrio in merito alla Sabina Universitas.

«È finalmente realtà la remissione da parte dell’amministrazione Cicchetti del grosso debito che gravava sul Comune per il mancato pagamento delle quote consortili e questo è un bene. Il presidente della Provincia Mariano Calisse preso dall’entusiasmo parla di “ingresso di nuovi soci e di ampliamento delle quote partecipative”. Benissimo: potrebbe cominciare lui a dare l’esempio, magari riacquisendo le quote a suo tempo dismesse dall’ente e di cui in questi anni si sono fatti carico principalmente Fondazione e Comune. Sarebbe anche – prosegue D’Onofrio - il modo per riequilibrare il rapporto che attualmente la Provincia ha con la Sabina Universitas, da cui ricava ogni anno 158 mila euro circa per l’affitto della sede ai Geometri a fronte di un esborso tra 6 e i 7 mila euro per effetto dello 0,75% della quota societaria detenuta».

«Il sindaco Antonio Cicchetti e il vice sindaco Daniele Sinibaldi – aggiunge il presidente della Fondazione Varrone - insistono sul tasto della trasparenza, del taglio dei costi di gestione e sul possibile cambio dell’assetto societario della Sabina Universitas. È esattamente quello che la Fondazione chiede in tutte le sedi da almeno 3 anni, da ultimo sollecitando una due diligence sui conti del consorzio che i soci in sede di assemblea hanno avallato ma che stiamo ancora aspettando».

«È per amore di trasparenza che due anni fa non abbiamo nominato un nuovo presidente del consorzio e tre settimane fa il consigliere espresso dalla Fondazione si è dimesso dal cda. Se trasparenza deve essere che lo sia fino in fondo: solo così, definito il passato e sistemato il presente, - conclude D’Onofrio - potremo passare a investire sul futuro dell’esperienza universitaria in città».

 

 


 

 

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