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Premio Giallo al Centro 2020, il vincitore

Andrea Donaera

Il podio per Andrea Donaera con il suo primo romanzo 'Io sono la bestia'

11/10/2020 21:07 

 

Arriva a Cittaducale «Private. Venti storie di giornaliste nel tempo sospeso»

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Il ricavato della vendita sarà devoluto all'associazione «Telefono Rosa»

26/09/2020 12:48 

 

A Rieti la presentazione del libro della giornalista Valentina Bisti

Valentina Bisti

Il tema: «Tutti i colori dell’Italia che vale»

16/09/2020 11:07 

 
 

 
   

 

 

Il Teorema di esistenza degli zeri, a Forano il romanzo di Chiara Scipioni

 


 
 
virgolette

La Biblioteca comunale ospiterà l'evento

     

dalla Redazione
sabato 1 giugno 2019 - 08:18


Un libro che ti cattura fin dalle prime pagine per lo stile narrativo in continua evoluzione a sostegno di una trama per nulla scontata, tessuta in modo davvero originale rimanendo comunque sempre di facile lettura. Ci si sposta agilmente da un capitolo al successivo portandosi appresso i personaggi del So Di Bar, il profumo del sugo della domenica che ti raggiunge mentre “raschi bene tutte le sillabe col leccapentola” e ti ricorda altri profumi e altre parole, quelle che anche se non hai mai ascoltato, ti fanno paura mentre leggi della sorella di Diego, giovane e bello come tutti gli eroi. Mentre sfogli le pagine e scivoli sulle sillabe, Sofia prende forma fra le parole scritte su un piano cartesiano che altro non è che la vita stessa dove l’equilibrio è nell’armonia, armonia dei numeri, positivi e negativi, che quando x sta a zero sai che stai per ricominciare e allora «faccio l’incantesimo al quatro appeso, oppure alla cammara, meglio, cchiù proteggente, che diventa una fortezza come quella coi coccodrilli di li favole. Devo farlo per Aurora, che è la mia sorellina nicarella e io devo proteggerla. Quanno saremo ranni, io e Aurora andremo via da cca, magari sulla luna… e giocheremo solo noi due a Un due tre stella, anche se siamo in due soli. Ma vincerò io perché io so stare tanto tempo fermu e zittu».

È di tanti colori, la vita di Sofia. Dei colori delle coste dei libri che legge, bianco e nero dei racconti di zia Lidia, blu matita di correzioni e rosso dedizione delle formule su cui cerca di concentrarsi. Ma più cerca di concentrarsi più si perde in una matematica incerta che fa incontrare rette parallele e trasforma compaesani in figure retoriche. Per questo spesso parla con David Foster Wallace e cammina per le strade di Dublino con Leopold Bloom. Finché non incontra la Cavallina Storna che, suo malgrado, la coinvolge in un giallo che vede sullo sfondo un reality show al limite dell’etica, messo in onda da una nota emittente televisiva nell’intento di monopolizzare gli ascolti. Un dedalo di fili narrativi si intreccia e si svolge a formare un quadro composto da più personaggi con altrettante storie, tra flussi di coscienza e ricordi dal passato.

Chiara Scipioni è nata a Roma nel 1979 e ha sempre pensato che, se avesse dovuto scrivere la sua biografia, l’avrebbe fatto con una citazione da una lettera di Italo Calvino che recita: «Dati biografici: io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente)».

 

 


 

 

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