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La vecchiaia vista da Pansa

 


 
 
virgolette

Uno dei grandi maestri del giornalismo italiano racconta attraverso una serie di storie incrociate, il mondo degli anziani

     

di Lino Di Stefano
sabato 15 ottobre 2016 - 10:22


Un bel libro l’ultimo lavoro di Giampaolo Pansa, ‘Vecchi, folli e ribelli’ (Rizzoli, 2016), un volume, lo diciamo subito, senza ambagi, soprattutto realistico, triste, crudo, spietato, malinconico e cinico - e si potrebbe continuare - viste le coordinate di partenza e le tante storie che si stagliano sul pentagramma  di un mondo, quello, appunto, del tratto finale dell’umano vivere e cioè dell’età senile. Un universo, aggiungiamo, con la copertina interna del volume, “non di deboli con il solo traguardo di andare al Creatore”, dato che gli interpreti delle vicende narrate “rifiutano di arrendersi e di considerare la vecchiaia una malattia incurabile”.

Questi, in estrema sintesi, gli intenti del lavoro dell’Autore il quale, sotto le mentite spoglie di Mario, espone, con la collaborazione della consorte Elena, le molteplici vicissitudini dei personaggi alle prese con i momenti angosciosi del tramonto della vita e dell’abbandono dei propri cari; figure, appartenenti quasi sempre alla media borghesia - medici, insegnanti, impiegati, piccoli imprenditori - ma anche a categorie meno titolate come casalinghe, nubili, cameriere, badanti, infermiere, operai, vedovi, lavoratori generici e gente senza una precisa qualifica.

Le vicende descritte sono solo, in apparenza, fittizie tant’è vero che Pansa tiene a precisare, nel ‘Prologo’, che “i fatti narrati sono in parte realmente accaduti e in parte nascono da suggestioni raccolte nel tempo”; la verità, a ben riflettere, è che le cose stanno veramente come descritte dall’Autore e che soltanto un sedicente perbenismo  può cercare di ammantarle di ipocrisia.

Mario nelle vesti di  ‘deus ex machina’ delle situazioni rivelate, trova in Elena una valida interlocutrice tant’è vero che entrambi si alternano nella presentazione dei fatti – spesso anche drammatici – che, di volta in volta, vengono squadernati sul proscenio dell’esistenza quotidiana; vita sovente, dura, dolorosa, crudele, infelice e, di frequente, priva di prospettive. Da qui, è giocoforza sottolinearlo, le angustie, le difficoltà e i disagi conseguenti, ma da qui, altresì, le tante circostanze che si risolvono felicemente.

L’Autore medesimo, dall’alto dei suoi anni, parla a ragion veduta dato che sta, serenamente, vivendo le fasi   relative alla terza età con tutte le implicazioni derivanti tenuto conto, per fare un esempio, che i figli, egli scrive, “si prendono cura degli anziani soltanto quando gli conviene farlo. Aspettando il momento che il vecchio padre o la vecchia madre scompaiano, per mettere le mani su quel poco o tanto che sarà rimasto delle loro sostanze”.

Stando così le cose – considerati l’egoismo e il disinteresse non solo degli eredi, ma anche degli altri congiunti e del prossimo - agli anziani non resta che rifugiarsi, in particolare, nei piaceri del sesso quale palliativo per sopravvivere ed allontanare l’ossessione della morte. E sebbene il menzionato esercizio, spesso e volentieri, sia privo di amore, esso, tuttavia, addolcisce, momentaneamente, senza guarire, l’incomodo della vecchiaia e, di conseguenza, aiuta a vivere.

Gli interessati si rifugiano, pure in qualche altro impegno, ma, come si evince, in maniera manifesta, dai numerosi eventi narrati dal binomio Mario-Elena, il sesso - sia per gli uomini che per le donne - risulta l’attività prevalente anche quando la differenza d’età fra i protagonisti, è notevole e quando, inoltre, lo stesso viene consumato in modo non conforme alla normalità. In moltissimi casi esposti da Pansa, i vecchi sono costretti a comprarlo diventando lo stesso quasi un disperato e miracoloso salvavita.

Occorre sottolineare, a questo punto, che le relazioni fra i due generi non sempre si articolano nelle forme cosiddette regolari poiché di frequente esse si sviluppano in senso proibito procedendo addirittura in sembianze contro natura e incestuose come nel caso della zia quarantenne che si offre al nipote diciottenne, tanto per fare un altro esempio.

L’Autore, in aggiunta a tutto ciò, dedica più di qualche capitolo al fenomeno ‘badanti’, anche in considerazione del fatto che esso si è affermato prepotentemente, soprattutto in Italia, per effetto del crollo di alcuni regimi dell’Est europeo e in conseguenza della globalizzazione che sta sconvolgendo usi, tradizioni, costumi e modi di vivere dell’intero pianeta.

Per quel che inerisce sempre alla vicenda ‘badanti’, Pansa, nelle vesti di Mario, chiarisce, giustamente, che, per un verso, “la maggior parte di queste donne (…) si è inventata una professione, conoscendo al massimo come si conduce una famiglia e una casa” e, per l’altro, che le stesse “hanno abitudini diverse dalle nostre, per esempio nel preparare i cibi”. Esse, comunque, a seconda dei punti di vista, possono apparire angeli o serve assodato che svolgono un lavoro indispensabile, con tutti i limiti, s’intende, per chi ha bisogno di essere accudito giorno e notte.

E proprio le citate operatrici sociali, diciamo così, sono interpreti - nel bene e nel male – nel libro, di tante vicende che, ogni tanto, hanno dell’incredibile nel senso che diventano, in genere, sovrane della gestione dei loro assistiti con molteplici episodi di furti e di trattamenti insolenti nei confronti di questi ultimi come nel caso della polacca Polina; la quale un giorno, dopo aver litigato di brutto col suo paziente, in quel momento assente da casa, parole di Mario, “ne ha approfittato per raccattare tutto quello che ha potuto nell’appartamento che dividevano”.

Ma, quest’ultima, è soltanto una delle tante vicende riferite dal duo Mario-Elena, fermo restando il comportamento corretto di altre badanti preposte a prestar cura alle persone in difficoltà o ai degenti a loro affidati; ma, ripetiamo, la serie dei fatti riportati nel volume sono non solo multiformi, ma anche variegati con i maschi, sebbene anziani, pronti ad usare anche la violenza pur di raggiungere i propri scopi, quasi sempre sessuali, e con le femmine, anche giovanissime, pronte a cedere a lusinghe e a seduzioni pur di accumulare denaro per sé e per i propri congiunti, quasi sempre all’oscuro di tali attività illecite.

All’occorrenza – ma gli esempi sono innumerevoli – basti rammentare la vicenda della postina Sara che, dopo un iniziale comportamento corretto sul lavoro, si lascia allettare da consistenti somme di persone sconosciute per, poi, percorrere, con consapevolezza, tutti i gradini del degrado sociale visto che, dopo il trasferimento in una grande città, riprende, osserva Mario, “il suo doppio lavoro: la consegna della posta e gli incontri con signori il là negli anni”. E, sempre a proposito di degrado, il motivo dominante delle storie rivelate nel volume in questione concerne proprio la vastissima gamma delle miserie umane - nessuna esclusa - che si stagliano sul proscenio della vita.

Miserie, bassezze d’animo ed abiezioni di ogni genere a conferma del fatto che i mortali sanno essere peggiori delle bestie quando intendono raggiungere i propri scopi. Nelle parti finali, il libro affronta anche altri argomenti di attualità come, ad esempio, l’odierna propensione, da parte dei soggetti a riposo, a trasferirsi all’estero – in particolare in alcuni paesi dell’Europa mediterranea – dove la pensione permette un tenore di vita più alto rispetto all’Italia. Enzo e Claudia, nella fattispecie, si rifugiano in Portogallo con grande disappunto del figlio considerato, altresì, che i giovani nipoti, influenzati, senza volerlo, dai nonni, raggiungono il paese neolatino all’insaputa dei genitori.

Non è possibile esaurire nell’ambito di una recensione la ricchezza, anche inquietante, del volume di Giampaolo Pansa, ma prima di accomiatarci dal lettore non possiamo non fare un cenno sul capitolo inerente a personalità - signore e signori, ultraottantenni, e talvolta centenari - ancora sulla breccia, quali Cesare Romiti, Giuseppe Sgarbi, padre di Vittorio, Dario Fo, Emma Morano, i tre fratelli Barberis, due maschi e una femmina, Gillo Dorfles, classe 1910, Giovanni Rozzo, 103 anni, etc.

L’Autore fornisce, alla fine del libro – con l’ausilio dell’ISTAT - anche le cifre della popolazione anziana in Italia dalle quali si ricava, siamo nel 2011, che gli ultracentenari, in Italia, assommano a più di quindicimila con una decisa prevalenza delle donne sugli uomini; in termini percentuali, l’83,7 % delle donne e il 16,3 % degli uomini. Scritta con la consueta vivacità letteraria, l’ultima fatica di Giampaolo Pansa è tutta da gustare e da meditare, ma con la necessaria raccomandazione, a chi legge, di armarsi di una buona dose di anticonformismo data la spregiudicatezza della materia.








 

 

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