Mep Radio

Quotidiano d'informazione

Untitled
   Cerca una notizia
tutte le notizie di: oggi | ieri | l'altro ieri | di una data specifica
 

Premio Giallo al Centro 2020, il vincitore

Andrea Donaera

Il podio per Andrea Donaera con il suo primo romanzo 'Io sono la bestia'

11/10/2020 21:07 

 

Arriva a Cittaducale «Private. Venti storie di giornaliste nel tempo sospeso»

©

Il ricavato della vendita sarà devoluto all'associazione «Telefono Rosa»

26/09/2020 12:48 

 

A Rieti la presentazione del libro della giornalista Valentina Bisti

Valentina Bisti

Il tema: «Tutti i colori dell’Italia che vale»

16/09/2020 11:07 

 
 

 
   

 

 

Filosofi a confronto

 


 
 
virgolette

Su Francesco Orestano, filosofo italiano e padre del giurista Riccardo Orestano

     

di Lino Di Stefano
giovedì 10 dicembre 2015 - 08:57


Abbiamo letto con attenzione, su un foglio calabrese, l’interessante articolo di Giovanni Praticò intitolato ‘G. Gentile e la “questione” Orestano’ quantunque, adesso, ci piaccia formulare qualche chiarimento al riguardo.

Stabilito che Francesco Orestano (1873-1945) è stato un importante cultore di studi speculativi nonché un influente storico della filosofia, è giocoforza, immediatamente, aggiungere che mentre egli rimane un non trascurabile pensatore, Gentile, al contrario, resta il più grande filosofo italiano del Novecento ed uno dei massimi esponenti del pensiero europeo del XX secolo. Il filosofo siciliano è stato, inoltre, un uomo generoso non solo per aver favorito il successo di tanti discepoli – catalogati come ‘destra gentiliana’ e ‘sinistra gentiliana’ – ma anche per aver fatto tanto bene sul piano umano, ripagato, in seguito, con la morte violenta, il 15 aprile 1944 a Firenze dove giace, giustamente, con i Grandi nella Chiesa di Santa Croce. Opportunamente, uno studioso italiano ha osservato testualmente: “Molto gli sarà perdonato perché molto ha amato”.

Un discepolo di Orestano, Carmelo Ottaviano – che abbiamo avuto la fortuna di conoscere - ha scritto, tra l’altro, nel suo monumentale ‘Manuale di storia della filosofia e della pedagogia’ (La Nuova Cultura Editrice, Napoli, 1973, III), che Gentile “oltre che grande pensatore, era un educatore nato, un ‘uomo della scuola’ nel senso più ampio della parola”. Basterebbe questo giudizio, senza scomodare le positive valutazioni di altri storici e studiosi di questioni filosofiche, per mettere a tacere chi, come l’Orestano, polemizzò col suo conterraneo e spesso per partito preso.

Ma vediamo, in sintesi, la posizione del pensatore di Alia (PA) il quale accusò addirittura il Ministro della Pubblica Istruzione di essere sordo al richiamo delle Muse; in ciò d’accordo con Adriano Tilgher il quale, ad onta della sua ‘vis polemica’, avversò ognora, per partito preso, nonostante la sua intelligenza, il filosofo siciliano anche con scritti offensivi come, ad esempio, ‘Lo spaccio del bestione trionfante’ (1925) ed altre opere. Giovanni Gentile, fin da giovane, si interessò di problemi letterari e già tra il 1895 e il 1896, redasse il rilevante saggio, ‘Delle commedie di Antonfrancesco Grazzini detto il Lasca’, tesi di licenza al compimento del primo biennio di corso alla Normale di Pisa dove era studente.

Rimase sordo al richiamo delle Muse chi, come il pensatore di Castelvetrano, dette alle stampe tante altre opere letterarie come, ad esempio, le seguenti, per ricordarne, solo alcune? ‘Studi su Dante’, ‘Giordano Bruno nella storia della cultura’ - curando, altresì, del medesimo autore, e nello stesso anno (1907), ‘Le opere italiane’ – ‘Studi sul Rinascimento’, ‘L’unità del pensiero leopardiano nelle ‘Operette morali’, ‘Frammenti di estetica e letteratura’, ‘L’eredità di Vittorio Alfieri’, Volfango Goethe nel primo centenario della morte’, ‘Torniamo a De Sanctis’, ‘ Manzoni e Leopardi’ e si potrebbe continuare.

Tralasciando, per ovvi motivi, i capisaldi fondamentali della filosofia attualistica, ci piace, ora, offrire una breve sintesi del pensiero di Orestano il quale studiò in Italia ed anche in Germania, precisamente, a Lipsia; frutto della permanenza in terra tedesca rimane il saggio del 1901, ‘Der Tugendbegriff bei Kant’ (Il concetto di virtù in Kant), opera basilare per approfondire la posizione del filosofo di Koenigsberg nella sfera dell’etica.

A tali opere, lo studioso fece seguire ‘Le idee fondamentali di Nietzsche’ (1903), ‘Comenio’ (1906), ‘Rosmini’ (1908) e ‘I valori umani’ (1907). L’opera principale di Orestano resta, comunque, ‘Nuovi princìpi’ (1925) in cui egli espone la propria ‘Weltanschauung’ racchiusa nella dottrina del cosiddetto ‘superrealismo’, unico sistema, a suo giudizio, degno di contrapporsi al neo-idealismo gentiliano.

La verità, per lui, consiste, nella realtà in sé in quanto valida per la sua oggettività; ciò, per il semplice motivo che l’esperienza si incentra su due elementi: la soggettività (la coscienza) e l’oggettività (la cosa). Per Orestano, infine, Dio è trascendente e, in quanto tale, garante della validità degli oggetti; da qui, il suo ‘teismo cristiano’.








 

 

invia l'articolo

Condividi l'articolo su


   
 




:::::: Disclaimer & Privacy Policy   © 2007-2020  - www.ilgiornaledirieti.it .it - Tutti i diritti riservati ::::::
Non è consentito il riutilizzo in altre opere multimediali del materiale pubblicato salvo esplicita autorizzazione degli autori