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Scolopi a Castelnuovo

 

© Gianfranco Paris
© Gianfranco Paris

 
 
virgolette

Lunedì la presentazione del libro nell'aula del consiglio comunale

     

dalla Redazione
mercoledì 2 dicembre 2015 - 19:49


Lunedì 7 dicembre alle ore 17,00, come preannunciato, sarà presentato a Castelnuovo di Farfa nell'aula del consiglio comunale il libro “Gli Scolopi a Rieti e in Sabina”. Il libro contiene un capitolo dedicato alla presenza degli Scolopi nel piccolo centro della Sabina per centosettanta anni nel quale vengono chiariti i motivi di quella scelta e l'importanza che essa ebbe non solo per Castelnuovo, ma anche per lo stesso Ordine religioso.

Il tutto nacque dal testamento di Giuseppe Perelli di Castelnuovo di Farfa il quale, alla sua morte avvenuta nel 1681, lasciò i suoi beni in eredità agli Scolopi perché vi fondassero le scuole. Come accade di solito, gli eredi impugnarono il testamento che fu tenuto in forse fino al 1685, quando le autorità preposte ne convalidarono l'attribuzione.

Di certo la Comunità cominciò a funzionare nel 1691 con due classi, la prima per i più piccoli ai quali si insegnava a leggere, scrivere e far di conto e la seconda per i più grandi ai quali si davano pure insegnamenti superiori. Durante il settecento essere subirono momenti di buon funzionamento e periodi di crisi a causa di questioni per lasciti mosse da alcune famiglie, dal Comune e dallo stesso confinante Abate di Farfa.

Dopo la rivoluzione francese e durante l'era napoleonica, ostile al Papato, le Scuole Pie di Castelnuovo vissero un nuovo periodo di crisi per riprendersi poi durante il periodo della Restaurazione nel quale riuscirono a potenziarsi organizzando, accanto alla scuola per ragazzi, anche una scuola serale per adulti. Ma con l'arrivo del Regno d'Italia nel 1861 tutto finì con l'incameramento dei beni da parte dello Stato italiano con la famosa legge sulle Guarentigie. Dall'analisi storica dei fatti emergono alcune interessanti considerazioni che riguardano il funzionamento delle istituzioni delle comunità sabine nel seicento-settecento-ottocento e la natura dell'impegno civile e religioso di San Giuseppe Calasanzio, il fondatore dell'Ordine delle Scuole Pie.

A quel tempo emerge che gli amministratori delle comunità civili tenevano in gran conto il problema della educazione dei cittadini, in particolare i comuni che non sempre si trovavano in sintonia con le autorità religiose. Castelnuovo era certo una di queste. Così presero al volo il testamento del notabile locale Giuseppe Perelli per chiedere al fondatore delle Scuole Pie, allora ancora in vita, di mandare una comunità di religiosi che provvedesse all'insegnamento.

Il Calasanzio all'epoca era sommerso di richieste di istituzione di scuole che gli provenivano da tutte le parti, atteso che nel seicento l'istruzione dei meno abbienti era devoluta a maestri privati che spesso non facevano onore al compenso che ne ricevevano. Il prete spagnolo, venuto a Roma in età matura in cerca di uno scopo il più degno alla sua vocazione religiosa, scoprì che a Roma i figli della plebe vagavano per i vicoli di Roma come vagano oggi i figli dei disperati nelle favelas dell'America del sud. Ne rimase così impressionato che ebbe l'idea di fondare una comunità di religiosi che avessero come scopo della loro vita l'insegnamento ai figli dei più poveri.

Nacquero così le prime scuole popolari del mondo in un secolo nel quale l'educazione era riservata solo ai figli dei nobili e dei ricchi borghesi. Una vera rivoluzione civica della cui importanza ancor oggi si stenta a rendersene conto. L'espansione delle Scuole Pie fuori della città di Roma, dove erano nate, iniziò proprio in Sabina, sia per la vicinanza che per la richiesta pressante dei comuni che sentivano in particolare il problema della istruzione della cittadinanza.

Castelnuovo di Farfa fu in posizione privilegiata perché il testamento Perelli risolveva il problema più grande per la istituzione di una scuola, quello della esistenza di un immobile di pregio, cosa che non si verificò per Moricone, dove pure gli Scolopi rimasero per circa due secoli. Ma di questo aspetto e delle difficoltà incontrate da questi eroi della educazione scriveremo quando il libro sarà presentato in quest'altro centro della Sabina, all'inizio del prossimo anno.

Questo e altro sarà l'oggetto della conferenza che Luciano Tribiani e Gianfranco Paris, coautori del libro insieme al prof. Goffredo Cianfrocca e allo scolopio Padre Vitillo, terranno a Castelnuovo di Farfa lunedì 7 dicembre 2015, alle ore 17.00, nella sala consiliare del Comune, nel quadro dei festeggiamenti del patrono San Nicola di Bari.








 

 

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