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Le terre irredente della contea di Nizza

 

Giulio Vignoli
Giulio Vignoli

 
 
virgolette

Focus sul saggio di Giulio Vignoli «L’irredentismo italiano di Nizza e del Nizzardo»

     

di Lino Di Stefano
sabato 10 ottobre 2015 - 10:56


L’Autore del pregevole saggio – L’irredentismo italiano di Nizza e del Nizzardo’ (Settimo Sigillo Ed., Roma, 2015) – è uno storico affermato e conosciuto, anche all’estero; già cattedratico all’Ateneo ‘Alma Mater’ di Genova – oltreché in quello di Bologna - egli ha legato il proprio nome a tante ricerche storiografiche, segnatamente questioni relative alla protezione delle minoranze dell’Italia incorporate in altri Stati.

Territori inglobanti minoranze di lingua italiana – in particolare, del confine occidentale con la Francia, e di quello orientale, inerente all’Istria e alla Dalmazia – che hanno comportato per la penisola il sacrificio e la perdita di diverse migliaia di chilometri quadrati di superficie.

Giulio Vignoli, titolare del volume, è un ferrato esperto delle menzionate questioni visto che ad esse ha dedicato tanti lavori. Ne ricordiamo alcuni: ‘I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica Italiana’ (1995), ‘Gli Italiani dimenticati. Minoranze italiane in Europa’ (2000), ‘Storie e letterature italiane di Nizza e del Nizzardo’ (2011), nonché ‘L’irredentismo italiano in Corsica durante la seconda guerra mondiale’ (1981).

Del libro di cui ci stiamo occupando, l’Autore ha profuso tutto il suo impegno – superando ostacoli inenarrabili frapposti dalla Francia la quale, com’è noto, non scherza quando sono in ballo il nazionalismo e la difesa delle sue posizioni politiche – non senza ringraziare vivamente uno studioso d’oltralpe, Maurice Mauviel, l’unico che gli è venuto incontro durante l’elaborazione delle sue fatiche storiografiche. Dopo aver, puntualmente e tenacemente, ricostruito la storia della Contea e della città di Nizza, per più di 500 anni entrambe appartenente all’Italia e, a suo tempo, al Regno di Sardegna, con l’aggiunta che “A metà del ‘500 Emanuele Filiberto, duca di Savoia, sostituisce al latino, come lingua ufficiale dei suoi Stati di qua delle Alpi, l’italiano”, Giulio Vignoli entra subito al centro della materia.

Non senza aver ricordato, doverosamente, che “la cessione di Nizza alla Francia fu la contropartita pagata dal Regno di Sardegna per l’aiuto della Francia all’Unità d’Italia”, fermo restando che la letteratura italiana a Nizza e nel Nizzardo iniziò nel XIV secolo con personaggi di grande caratura culturale. A questo punto, l’Autore, dopo aver illustrato ciò che egli chiama ‘La farsa del Plebiscito’ con i conseguenti risultati ‘bulgari’ da tutti conosciuti, chiarisce anche le modalità delle cessioni alla Francia di Mentone e Roccabruna coinvolte anch’esse nei risultati ‘bulgari’, come a Nizza.

Egli rammenta, opportunamente, pure i cosiddetti ‘Vespri Nizzardi’ (1871), la possibilità, cioè, da parte della popolazione, di potersi riunire alla madrepatria a seguito della cocente sconfitta subita dalla Francia a Sedan; nonostante, i sentimenti filo-italiani della città, le incertezze del Governo italiano e dello stesso Giuseppe Garibaldi, favorirono la permanenza dello ‘status quo’ e la volatilizzazione di un’occasione storica che non si sarebbe mai più ripresentata. Il Governo francese, in questo modo, riacquistò la proverbiale proterva e la nota intransigenza e ripristinò a Nizza e nell’intera Contea la propria autorità soffocando, di conseguenza, tutto ciò che suonava italiano: lingua, giornali, usi, costumi e tradizioni che, però, rimasero nella memoria e nel cuore dei cittadini.

Vignoli, fa un cenno anche sullo sgarbo da lui subito al Consolato italiano di Nizza allorquando, invitato a prendere la parola durante un Convegno (2012) avente come tema ‘La Contea di Nizza’, fu, in malo modo, allontanato dal microfono, da un preside italiano, per aver superato i tre minuti assegnatigli! Tornando al volume in questione, l’Autore afferma che l’irredentismo a Nizza e nella Contea riprese vigore negli anni 1930-1943, segnatamente durante l’occupazione della città, tra il ’42 e il ’43, da parte delle truppe italiane.

E qui, lo storico ligure si sofferma, con dovizia di particolari, e giustamente, sul contegno di alcuni personaggi che in quei frangenti si comportarono da ‘traditori’ e da ‘rinnegati’. Personaggi che pur di nascita e di cognome italiani – come, per fare qualche esempio, Firpo, Cuzzi e Panicacci - si sentivano francesi per opportunismo, per interesse e, qualche volta, per viltà.

Caso emblematico resta quello di Marcel Firpo, come amava farsi chiamare dai francesi, il quale, pur meritevole per i suoi studi sulla città, lingua, usi, costumi e tradizioni di Mentone, fece quasi sempre il doppio gioco dichiarandosi, di volta in volta, italiano o francese a seconda delle circostanze. Giulio Vignoli nel riconoscere i meriti del poeta dialettale Marcello Firpo – meriti acquisiti anche per la conservazione del folclore e di altre tradizioni popolari di Mentone – è giustamente molto cauto nello stilare un giudizio definitivo sul figlio di Crispino Firpo e di Anna Maria Castello.

Nomi e cognomi, evidentemente, italiani, per l’esattezza liguri, quando per la Francia mancavano ancora tanti anni per l’annessione! Secondo noi, Marcello Firpo o Marcel Firpo, che dir si voglia – tale cognome diffuso nella penisola, ancora oggi, è totalmente italiano - merita, a piene mani, l’epiteto di ‘traditore’ e di ‘rinnegato’, poiché anche durante il periodo dell’occupazione italiana di Mentone, nella seconda guerra mondiale, egli tenne atteggiamenti ambigui. Prova ne è che il Governo francese gli fece pagare tali equivoci modi di fare con la condanna alla detenzione di sette anni, con la confisca dei beni e, infine, con il pagamento di una somma pari a 40.000 franchi.

In seguito, il tutto fu alleggerito dalle autorità transalpine. Resta comunque sintomatica ed inspiegabile la seguente dichiarazione di Firpo fatta dopo la riconquista della cittadina da parte della Francia: “Siamo rimasti francesi ed è l’essenziale”. Il nostro storico chiude la sua pregevole e documentata ricerca con questo interrogativo: “Eroe italiano o traditore francese? Doppiogiochista? O solamente mentonasco e basta?”.

La nostra risposta, quale che sia il suo valore, è la seguente: “ Doppiogiochista e rinnegato”. Il libro si avvale, infine, in Appendice, di importanti documenti riprodotti in fotocopia, che offrono al lettore la possibilità di rendersi conto ‘de visu’ del dramma non solo della città di Nizza, ma anche dell’intera Contea.








 

 

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