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Leonessa pronta a diventare umbra |
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Rauco, primo a sinistra; Trancassini, ultimo a destra
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Trancassini e Rauco:«Ce ne andiamo da emigranti, stanchi di una provincia e di una regione che a malapena ci sopportano» |
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dalla Redazione
giovedì 6 dicembre 2007
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«Allora ci vediamo in Umbria». E’ il saluto che Trancassini rivolge ai giornalisti alla fine della conferenza stampa durante la quale lui, il sindaco Rauco e la giunta di Leonessa, hanno annunciato ufficialmente l’intenzione di “emigrare” in Umbria, «perché siamo stanchi di una provincia che ci sopporta e non ci supporta, di una regione che ai nostri occhi è matrigna e non madre». Casus belli della vicenda è la realizzazione di otto nuovi impianti sciistici da collegare ai tredici (di cui solo quattro funzionanti) dell'altro versante, attraverso il cosiddetto scavalco; un progetto finanziato da privati - cinquanta milioni il costo complessivo - presentato da tempo e da un anno fermo a Roma, nel palazzo della Regione.
«Nel 2002 – comincia Rauco - il Comune di Leonessa approva una delibera di consiglio con la quale dà alla società Isic spa lo sfruttamento del versante nord del Terminillo. La società prepara un progetto per il 2003, regolarmente approvato dallo stesso consiglio comunale e poi inizia l’iter in Regione. Nel 2004, Storace, presidente dell’allora giunta regionale, modifica una norma sui piani paesaggistici con la quale permette di andare in deroga nel caso di realizzazione di impianti sciistici, prevedendo anche il taglio delle piante per la realizzazione dell’impianto. Questa norma venne di fatto soppressa dalla giunta Marrazzo nella finanziaria del 2006. Tutto si blocca. Nel 2006 abbiamo chiesto più volte un’incontro con il presidente Marrazzo, poi il 30 ottobre 2006 siamo andati a Roma con una motoslitta a rappresentanza dei leonessani ,per rappresentare questo nostro diritto di poter realizzare questi impianti. Abbiamo atteso gli incontri, abbiamo modificato il progetto così come ci era stato chiesto dalla Provincia, tutto per consentire un rapido esame del progetto. Da allora non ci sono stati più segnali. A fine luglio del 2007 c’è stato un ordine del giorno dei consiglieri regionali Perilli, Massimi e del presidente della Provincia Melilli che impegnavano il presidente Marrazzo, il vice presidente Pompili e l’assessore Zaratti, per trovare in tempi brevissimi una soluzione all’approvazione del piano degli interventi. Da allora nessun segnale che possa farci capire l’esistenza di buona volontà».
«Noi ci sentiamo leonessani, reatini e sabini – sottolinea il sindaco - però non vogliamo assolutamente più sentire parlare di una provincia che ci sopporta. Per questo il 30 gennaio 2008 noi avvieremo la procedura per la scissione dalla provincia di Rieti e dal Lazio per confluire nella regione Umbria. In questi due mesi che ci separano da quella data, noi rimarremo in attesa di segnali ancora della Regione». Dunque, il referendum, che a sentire Trancassini è un sentimento diffuso tra i leonessani. «Ce lo sentiamo dire ormai da mesi. Gente di destra, di sinistra, anziani, giovani. Ogni volta che viene fuori il malessere sulla viabilità, sugli impianti di risalita, sentiamo le persone più impensate che ci dicono: “ma andiamocene, se siamo sopportati andiamo via!” Quindi attenzione: non è un modo per Rauco, Trancassini e soci di andare sui giornali. Noi stiamo interpretando un sentimento diffusissimo della popolazione. Non abbiamo dubbi: se facciamo il referendum passa senza campagna elettorale.. E sapete perché? Perché la nostra è la sindrome dell’emigrante. L’emigrante, quando è andato via dal proprio paese, lo ha fatto con dolore ma per necessità; ha pensato ai figli, ha pensato a quello che aveva in testa e si è accorto che nel paese di origine non lo poteva più fare. È la storia di tanti italiani che hanno fatto grande l’Italia nel mondo e che hanno fatto piccoli i propri paesi, perché se ne sono andati. Noi non possiamo e non vogliamo che la Isiv investa in altri territori – aggiunge, in conclusione, l’ex sindaco di Leonessa e capogruppo di An a Palazzo d’Oltre Velino - ed allora ce ne andiamo noi, da emigranti, con sofferenza, con dispiacere, ma nella certezza che è l’unica possibilità che noi abbiamo oggi per poter dare un futuro migliore a questa terra. Visto che ne abbiamo la concretissima possibilità».
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