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Una bolla papale del XIII secolo nel patrimonio dell’Archivio di Stato

Una lettera graziosa di Onorio III

09/04/2021 09:33 

 

Antrodoco inaugura R/ESISTENZA, la Street Art Gallery

Una delle opere della Street Art Gallery

Si parte con video delle opere e interviste agli artisti, disponibile online da sabato 20 Marzo 2021

18/03/2021 09:13 

 

Lazio, da Sten-Lex a Neve: il 20 marzo al via «R/esistenza»

© Una delle installazioni ad Antrodoco

Il Comune di Antrodoco diventa galleria Street Art a cielo aperto

10/03/2021 09:26 

 
 

 
   

 

 

Due secoli dalla prima battaglia del Risorgimento Italiano

 


 
 
virgolette

Il Colle di Lesta apparteneva al Regno di Napoli e si trovava a Cittaducale nel territorio della frazione di Santa Rufina

     

di Antonio Cruciani
martedì 23 febbraio 2021 - 08:54


Il 7 marzo del 2021 ricorrono i 200 anni dalla prima Battaglia del Risorgimento passata alla storia come la Battaglia di Lesta. Nel 1821 fu combattuta dall’esercito dei Costituzionali Napoletani guidati dal Gen. Guglielmo Pepe contro l’armata Austriaca guidata dal gen. Frimont, inviata dall’imperatore d’Austria per soffocare le istanze di libertà che avevano costretto il Re di Napoli a concedere la Costituzione.

Mi appassionai a questa vicenda dopo aver analizzato la ricostruzione storica della Battaglia di Lesta ad opera di Giacomo Caprioli che in un disegno dell’area, teatro della battaglia del 1821, poneva i confini tra lo stato Borbonico e quello Pontificio in una posizione errata rispetto a quanto risultava all’epoca dello scontro(“Rieti e il suo territorio – 150 anni di storia nell’Italia unita - di Roberto Lorenzetti ed 2011 alla pag. 76). Il Caprioli nella sua ricostruzione planimetrica indicava i confini definiti nel 1852, validi ancora oggi (“Le Terre Contese 1995 di Roberto Marinelli ; terre di confine; tavola 42" ), ma che nel 1821 coincidevano per tutte le località che si affacciavano su quest’area, con il corso del torrente Granaro che come allora proviene da Campo Luriano e scende verso Valle Oracola.

Il Generale Guglielmo Pepe schierato a protezione degli Abruzzi, nonostante le raccomandazioni provenienti da Napoli che invitavano l’esercito e la popolazione ad accogliere gli Austriaci come amici, volle compiere un’azione ardita nei confronti dell’avanguardia Austriaca che si era attestata a Rieti. I 24000 uomini del Pepe erano scarsamente equipaggiati, molti di essi volontari non avevano armi per combattere. Una vittoria avrebbe giovato al morale delle truppe e convinto il Generale Michele Carrascosa, schierato con 30000 uomini a difesa del Regno di Napoli nell’altro fronte Volturno Garignano, ad intervenire in suo aiuto.

La mattina del 7 marzo 1821 il Generale Guglielmo Pepe attaccò gli Austriaci a Rieti. Divise le sue forze in tre colonne: la prima colonna percorso il lato sinistro del Fiume Velino prese posizione su Porta Romana; la seconda, comandata dallo stesso Generale Pepe, era posizionata frontalmente su Porta D’Arce; la terza colonna si posizionò sui colli dell’Annunziata e Castel Franco. Contestualmente inviò truppe da Leonessa a Piediluco per impedire agli Austriaci che si trovavano li dislocati di intervenire in soccorso su Rieti. Per sei ore l’esito della battaglia fu incerto poi gli Austriaci ricevuti consistenti aiuti dalle truppe di riserva che si trovavano nei pressi di Contigliano attaccarono con vigore sui Colli dell’Annunziata e i Partenopei pur combattendo dovettero arretrare.

Il Generale Guglielmo Pepe vista la situazione in campo, non potendo utilizzare le truppe che si trovavano sul lato opposto del fiume Velino decise di ritirarsi. La controffensiva degli Austriaci s'intensificò e provocò lo sbandamento delle truppe Partenopee (che è bene ricordare composte da molti volontari non addestrati alla guerra) che prese dal panico si diedero alla fuga. Stessa sorte subirono i Partenopei che affrontarono gli Austriaci a Piedilugo che dopo essere stati respinti dovettero ritirarsi.

Per proteggere la ritirata del Pepe verso l’Aquila la retroguardia Partenopea si attestò tra Borghetto e Antrodoco e riuscirono a mantenere la loro posizione per ben tre giorni dal 9 all’11 marzo. Il 23 Marzo 1821 l’esercito imperiale Austriaco entra a Napoli accolto festosamente e la monarchia fu restaurata. Percorrendo il fosso Granaro lungo la vecchia linea di confine sulla via Salaria ancora oggi a distanza di 200 anni si respira quello spirito di unità nazionale e di indipendenza che mosse i Partenopei a lottare contro il dominio di potenze straniere. Una lapide qualche anno più tardi fu eretta a memoria della battaglia presso il Casino Stoli.

La lapide ancora oggi è visibile all’interno di una proprietà privata. La muratura che la contiene non è ben conservata, la tavola in marmo presenta delle rotture ma le scritte anche se sbiadite sono ben visibili: HIC CECIDERUM IN BELLO, PAUCI FORTES, TEUTONICI ET NEAPULETANI, NONIS MARZII MDCCCXXI (Qui caddero in battaglia pochi valorosi austriaci e napoletani)

Come riferiscono gli abitanti del luogo in passato era frequente incontrare scolaresche accompagnate dai docenti che percorrevano valle Oracola per visitare i luoghi della battaglia e soffermarsi davanti alla lapide. Sicuramente a diverso titolo saranno organizzate per la ricorrenza del 7 marzo conferenze mostre dibattiti e molto altro per dare risalto all’avvenimento storico.

I luoghi come in tutte le vicende hanno un’importanza fondamentale: il Colle di Lesta nel 1821 apparteneva al Regno di Napoli si trovava nel Comune di Cittaducale e faceva parte del territorio della frazione di Santa Rufina che per la sua posizione geografica è stato fino all’Unità d’Italia Paese di Confine. Chi vorrà ricordare l’evento storico dovrà inevitabilmente ripartire dai luoghi, dove fino al momento della “disfatta” aleggiava tra i costituzionalisti lo spirito unitario e di libertà che animò tutto il periodo del Risorgimento Italiano che ci condusse all’Unità d’Italia.

 

 


 

 

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