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Mons. Pompili: tutelare l’embrione e il migrante non sono alternative

 

© Mons. Domenico Pompili
© Mons. Domenico Pompili

 
 
virgolette

Il vescovo promotore con Slow Food delle comunità Laudato si'

     

dalla Redazione
sabato 27 giugno 2020 - 08:34


«Siamo disposti a uscire dalle nostre comode letture a compartimenti stagni? Un discorso sull'ambiente, uno sulla tutela della vita, uno sugli immigrati... Siamo disposti ad ascoltare il Papa quando dice che la tutela dell'embrione e quella del migrante sono due facce della stessa questione, ovvero la custodia della vita in tutte le sue forme, specie le più fragili? E siamo pronti ad assumercene le implicazioni?». Sono le domande poste da mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti ed ex portavoce della Conferenza episcopale italiana.

«Non è un trattato teorico la Laudato si', ma una visione integrale (teologica, antropologica, esistenziale) del cosmo e dell'essere umano nella loro intima relazione; un pungolo che ci stana dalle nostre comodità, dai nostri luoghi comuni», afferma Pompili in un articolo pubblicato sul nuovo numero di luglio del mensile Vita Pastorale (Gruppo Editoriale San Paolo), diretto da don Antonio Sciortino, e intitolato "Messaggio scomodo".

«La Laudato si', evidentemente, non aveva previsto il coronavirus, ma già cinque anni fa invitava a non mettere la testa sotto la sabbia e far finta di non vedere quello che non va, né alzare gli occhi in attesa che l'alternativa scenda magicamente dal cielo. Papa Francesco ha dato voce però non alla paura, ma alla speranza che consiste nel 'riconoscere che c'è sempre una via di uscita, che possiamo sempre cambiare rotta, che possiamo sempre fare qualcosa per risolvere i problemi' (LS 61). Dopo il lockdown siamo pronti a non lasciarci risucchiare dalla routine, ma a prendere coscienza che qualcosa è definitivamente cambiato?».

«Dopo il lancio, avvenuto nel marzo 2018, sono nate una cinquantina di Comunità, dal nord al sud d'Italia - racconta monsignor Pompili - che mettono insieme realtà eterogenee, persone impegnate in ambiti di azione diversi (dalla promozione per una produzione e consumo alimentare più sostenibile, alla vicinanza e supporto per le persone più fragili, dalla sensibilizzazione e informazione sulle problematiche ambientali del territorio locale all'inclusione e integrazione multietnica), ma tutte guidate dal principio dell'ecologia integrale. L'iniziativa delle Comunità Laudato si' va nella direzione di quella che Stefano Mancuso definisce 'democrazia vegetale'».

«La rete di Comunità (www.comunitalaudatosi.org) è come una pianta: ciascun organo coopera per mantenersi in vita; le radici mettono in comunicazione le piante, facendo circolare linfa vitale. Impariamo così dalla natura un modello di cooperazione dove ciascuno mantiene la propria identità, aggregandosi per affrontare l'emergenza-chiave del nostro tempo».

«La provocazione di papa Francesco è la seguente: l'idea che ha alimentato la crescita degli ultimi secoli - quella secondo cui il semplice perseguimento dell'interesse individuale e la nostra capacità tecnica siano sufficienti per creare ricchezza collettiva - si rivela sempre più inadeguata», scrive mons. Pompili.

«È necessario un cambio di passo. Abbiamo bisogno di ricomporre su basi nuove la possibilità di espressione dell'io con la cura del contesto circostante; l'organizzazione dei sistemi tecno-economici con le esigenze dell'ecosistema; le nostre certezze scientifiche con lo spazio del mistero. Solo per questa via l'essere umano può arrivare a capire che la condizione di libertà che lo caratterizza non cancella, bensì esalta, la sua responsabilità - cioè il suo essere in relazione - rispetto a ciò che lo circonda. È questa la conversione che il Papa chiede. Una conversione che ha bisogno di un tipo d'uomo diverso da quello oggi dominante. E di gente di buona volontà che insieme diano testa, gambe e cuore a un mondo diverso».

 

 


 

 

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