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Da Castelnuovo di Farfa l'appello: il 25 aprile distanti ma vicini

 

Lapide a Campo di Farfa
Lapide a Campo di Farfa

 
 
virgolette

L'invito alle altre comunità della sabina

     

di Giuseppe Manzo
mercoledì 22 aprile 2020 - 16:12


Nel giorno del Natale di Roma (2773 anni), che ai reatini ricorda quanto ancor più antiche siano le loro origini, arriva da uno dei “campanili” della Sabina, Castelnuovo di Farfa, a tutte le altre comunità del territorio, l’invito a celebrare uniti, anche se distanti, la Festa della Liberazione, nel nome del dovere della Memoria e dell’unità del paese, unità che in questi giorni di straordinaria emergenza diventa molto significativa. L’amministrazione, la Parrocchia e le Associazioni di cittadini attivi del borgo di Castelnuovo di Farfa, tra le quali in particolare il Centro Anziani “Luigi Cianni”, rivolgono un appello a far sventolare in questi giorni il tricolore da finestre e balconi.

Sabato 25 aprile 2020, alle ore 11.00, nel rispetto della normativa anticovid, Sindaco Parroco e qualche cittadino, in rappresentanza della comunità, ben distanziati e dotati di dispositivi antivirus, si raccoglieranno davanti alla lapide dei caduti delle due guerre, deponendo una corona di fiori, mentre dalle loro case i cittadini canteranno e faranno risuonare l’inno d’Italia. Nessuna contrapposizione, fanno sapere subito gli organizzatori, con le altre manifestazioni già organizzate, ma un tentativo di ricerca di una maggiore unità tra le comunità della Sabina e una maniera per sentirsi più vicini, in questo difficile momento per la nazione, a chi l’unità del nostro paese la rappresenta in modo esemplare e costante, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale va il ringraziamento per il suo instancabile impegno al richiamo all’unità e al dovere della memoria.

Per non dimenticare, per non ripetere gli errori del passato conosciamo e ricordiamo la dolorosa guerra di liberazione dall’esercito tedesco che, dopo l’8 settembre 1943, occupò il nostro paese, macchiandosi d’innumerevoli uccisioni e deportazioni di civili inermi e di combattenti per la libertà. Eccidi che, dall’armistizio alla liberazione di Rieti del 13 giugno 1944, insanguinarono il territorio reatino, già scosso da pesanti bombardamenti. Arresti, torture e fucilazioni di civili e di giovani renitenti alla leva ebbero luogo da Leonessa a Poggio Bustone, da Rieti a Poggio Mirteto, passando per il Monte Tancia, che fu teatro, durante l’intera giornata del Venerdì Santo del 7 aprile 1944, di una feroce battaglia tra nazifascisti e partigiani, venuti anche da Roma.

I testimoni ancora viventi ci chiedono di non dimenticare la Pasqua di sangue del 1944, che in Sabina segnò la fine d’intere famiglie, come accadde a Monte S. Giovanni, dove i nazifascisti trucidarono anziani, bambini e donne incinte. Qui una lapide ricorda: “Giovane fermati, rifletti e prega”. Quelli che dal 25 aprile del 1945 vivono in una nazione libera, dove i diritti delle persone sono da 75 anni inviolabili, hanno il dovere di ricordare e onorare quanti hanno sacrificato la vita per il nostro paese e di presidiare la vita democratica per impedire che le dittature possano tornare. E’ questo il dovere della memoria.

«Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi», aveva sostenuto Sandro Pertini, Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985.

 

 


 

 

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