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Vincenzo Bianconi (foto Rita Peccia)

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Taglio boschi: «Chiediamo solo di lavorare!»

 


 
 
virgolette

Confartigianato: 500 lavoratori a casa

     

dalla Redazione
giovedì 9 aprile 2020 - 09:51


Non chiedono aiuti in denaro, ma la possibilità di operare in deroga al “lockdown” per far fronte alle tante attività legate al taglio boschi, all’esbosco, allo stoccaggio di legna da ardere e alla consegna a domicilio. Un settore che in provincia di Rieti può contare su 146 imprese e quasi 500 addetti.

Confartigianato Imprese Rieti, unitamente a Copagri e CIA si è subito attivata, per sostenere un comparto che proprio in questo periodo dell’anno concentra l’attività di taglio e prima lavorazione del legno per poi avviare la legna allo stoccaggio e alla consegna a domicilio e/o presso depositi commerciali. L’entrata in vigore del DPCM 22 marzo 2020 ha di fatto cancellato ogni attività gettando nello sconforto imprese e famiglie. Non dimentichiamo che il territorio della provincia è considerato montano per il 70% della sua estensione e su esso insistono la stessa percentuale di superficie boscata.

Una ricchezza dal valore inestimabile, cancellata senza un perché, visto che nei boschi possano essere garantite tutte le principali norme di sicurezza nei luoghi di lavoro, i DPI utilizzati sono di ultima generazione e le distanze tra i lavoratori sono largamente superiori al metro previsto dalla norma. Confartigianato Imprese Rieti, Copragri e CIA avevano scritto, già lo scorso 31 marzo, senza avere alcuna risposta, a Regione Lazio, Prefettura e Provincia di Rieti.

«Siamo uno dei pochi settori che non invoca aiuti economici dallo Stato - afferma Matteo Corradini Segretario di Confartigianato legno e arredo - chiediamo però che ci sia consentito di lavorare, anche per evitare danni di natura ambientale. Le piante abbattute, con le temperature in rialzo e la ripresa dell’attività vegetativa particolarmente rigogliosa in questo periodo dell’anno, rischiamo di produrre legna di scarso valore commerciale con difficili condizioni lavorative, nella fase di esbosco». «Tra pochi giorni dovranno essere ultimati i tagli e sgomberati i boschi dal frascame, ma se gli operatori sono fermi come si potrà garantire legna secca da ardere? In autunno centinaia di famiglie del territorio utilizzano la legna da ardere come prima fonte di combustibile per riscaldamento. Interessa a qualcuno? Così si rischia di far scomparire, l’intera filiera del legno», conclude il segretario Corradini.

 

 


 

 

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