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Pc e tablet in classe, le scuole finanziate dalla Fondazione

 


 
 
virgolette

Aumentato da 50 a 80 mila euro l’importo del bando

     

dalla Redazione
venerdì 31 maggio 2019 - 17:21


Tutte accolte le richieste di fondi per l’acquisto di pc, notebook, tablet, lim, proiettori e stampanti avanzate dalle scuole primarie di Rieti e provincia alla Fondazione Varrone, nel quadro del primo bando lanciato da Palazzo Potenziani per l’innovazione e il potenziamento delle dotazioni informatiche delle scuole locali. Per far fronte a tutte le necessità, il consiglio di amministrazione ha aumentato da 50 a 80 mila euro l’importo del bando, a cui hanno partecipato 16 istituti comprensivi (su un totale di 21). Tra i richiedenti, sei istituti non avevano mai ricevuto contributi dalla Fondazione: si tratta delle scuole primarie di Borgorose, Leonessa, Rivodutri, Borgo Velino, Petrella Salto e del “Bambin Gesù” di Rieti.

L’integrazione del budget ha consentito di accogliere le richieste anche di istituti che già in precedenza avevano ottenuto contributi dalla Fondazione, come il “Malfatti” di Contigliano, il “Pertini” di Magliano Sabina, il “Marco Polo” di Torricella, il “Mannetti” di Antrodoco, il comprensivo “Bassa Sabina” di Poggio Catino, la scuola primaria di Borgo Quinzio, la scuola primaria di Scandriglia, e, a Rieti, la “Merini” di Vazia, il “Cislaghi” di Quattro Strade e la scuola primaria di Piani di Poggio Fidoni. Grazie ai fondi e alla tempistica dettata dalla Fondazione, alunni e insegnanti di questi 16 istituti comprensivi avranno nuovi computer e aule informatiche rinnovate sin dall’inizio del prossimo anno scolastico.

«Quello per le scuole primarie è stato praticamente il primo bando promosso dalla Fondazione per orientare la politica erogativa dell’ente – dice il presidente Antonio D’Onofrio – Il bando ha fatto bene alle scuole, perché finalmente si sono fatte avanti anche quelle più periferiche della provincia, e perché con il nostro contributo andranno a migliorare l’offerta formativa in ciò che più pressantemente questo tempo ci impone, l’innovazione tecnologica. Lavorare per bandi fa bene anche alla Fondazione, perché affranca la politica delle erogazioni dalla logica del contingente e del particolare e ci aiuta a recuperare una visione di sistema: a ben vedere la prima e più acuta necessità del territorio».

 

 


 

 

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