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Intervista al nuovo sindaco di Amatrice Fontanella

 

Antonio Fontanella, nuovo sindaco di Amatrice
Antonio Fontanella, nuovo sindaco di Amatrice

 
 
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Nell'intervista rilasciata al Giornale di Rieti il nuovo sindaco di Amatrice racconta come la sua giunta intende procedere

     

di Gino Allegritti
giovedì 30 maggio 2019 - 15:30


Abbiamo incontrato ieri il nuovo sindaco di Amatrice Antonio Fontanella che, in una lunga intervista, ci ha illustrato quali sono le mosse che lui e la sua giunta intendono fare per cercare di far partire veramente la ricostruzione ad Amatrice. 

Dopo una campagna elettorale particolarmente dura cosa si sente di dire all’opposizione ed ai Cittadini Amatriciani?

Alla popolazione Amatriciana abbiamo già detto quello che pensavamo: la ricostruzione e la rinascita del nostro territorio non è una battaglia di uno, di una lista o dell’altra. E’ la battaglia di tutti quanti noi e quindi sappiamo che dobbiamo lavorare per coinvolgere la popolazione e per coinvolgere anche, qualora ce ne desse la disponibilità la minoranza, perché riteniamo che dopo aver fatto la competizione elettorale dobbiamo tutti lavorare per far rinascere Amatrice. Aggiungo di più: noi probabilmente in consiglio comunale, all’insediamento, proporremo formalmente alla minoranza di rendersi disponibile a collaborare nella determinazione delle decisioni più importanti che saranno prese per favorire la ricostruzione.

Avete già una roadmap, un percorso da seguire per sbloccare lo stallo che c’è adesso, ci state lavorando?

Si, come abbiamo già detto più volte nei nostri incontri con la popolazione una delle prime iniziative su cui pensiamo di impegnarci è quella dell’affidamento del piano della ricostruzione in modo da poter consentire l’avvio della ricostruzione nel centro storico di Amatrice e delle frazioni perimetrate. Come abbiamo detto si tratta di un ritardo ingiustificato, dannosissimo per la prospettiva di rilancio del nostro territorio proprio perché sappiamo che un piano della ricostruzione richiede tempo, probabilmente almeno un anno, un anno e mezzo e, quindi, si può ipotizzare purtroppo, che nel centro storico di Amatrice e nelle frazioni perimetrate si potrà cominciare ad avere qualche cantiere dopo cinque anni dal terremoto. E questo potete capire quanto sia negativo, perché il tempo è un nostro nemico: più passa tempo più le famiglie, specialmente quelle giovani, perdono fiducia e tendono a pensare di ricostruirsi un futuro altrove.
Questo è un primo passaggio, il secondo è quello di aprire subito una riflessione con la Regione per individuare la localizzazione più adatta per la ricostruzione dell’ospedale di Amatrice e per capire se proposta di ricostruzione dell’ospedale tiene conto dell’esigenza di introdurre anche un reparto di riabilitazione/lungo degenza che possa dare prospettiva futura alla struttura ospedaliera. Pensare di rifare un ospedale che possa, in qualche modo giustificarsi dal punto di vista gestionale, solo con l’esigua popolazione dei nostri comuni credo che sia un grosso errore. Si rischia di trasformare un investimento importante, segno di grande attenzione da parte delle Istituzioni nei confronti delle popolazioni colpite dai terremoto, invece che una grande occasione di rilancio, in un ennesimo spreco italiano.

Riallacciandosi al discorso dell’Ospedale Grifoni, in che tempi si pensa di procedere soprattutto in relazione ai rischi di perdere la donazione tedesca? Quanto è a rischio questa donazione?

Questa era una delle argomentazioni utilizzata dalla amministrazione uscente per giustificare il fatto che non si fosse aperto un confronto con la Regione sull’individuazione di un luogo più idoneo per la ricostruzione dell’ospedale di Amatrice. In realtà non c’è questo rischio, il rischio secondo me è quello invece di perdere il finanziamento se si fa una scelta sbagliata. Se la Germania dovesse capire che la ricostruzione dell’ospedale nel luogo in cui stava potrebbe trasformarsi in un inutile spreco di denaro pubblico. Quindi non c’è un tempo per usufruire della donazione. Credo che sia interesse di tutti fare in modo che questa struttura abbia una funzione ed una durata nel tempo. E le ipotesi che sono venute dalla base, dalla popolazione,  quella di ricostruire l’ospedale o presso l’Istituto Don Minozzi come struttura complementare al progetto portato avanti dall’Opera (progetto che prevede di realizzare una casa di Riposo, una RSA e delle strutture-alloggio) e quella di invece prevedere la ricostruzione sulla Salaria in un luogo più baricentrico rispetto al comprensorio più ampio, che possa andare da Borbona fino ad Arquata del Tronto e fino a Montreale, sono due ipotesi sicuramente molto valide su cui noi chiameremo la Regione a riflettere ed a scegliere perché credo che un investimento così importante debba essere un investimento proficuo, utile per le popolazioni.

Per quello che riguarda i proprietari delle seconde case distrutte dal terremoto c’è stata un’apertura verso le soluzioni abitative temporanee, ma c’è il problema e la risorsa dei villaggi organizzati da alcune associazioni locali, che hanno avuto e hanno una vita abbastanza difficile: come si intende procedere verso quel tipo di soluzione, anche eventualmente per provare a creare altre situazioni come quelle esistenti?

Stiamo aspettando di verificare se l’emendamento presentato all’iter di trasformazione in legge del decreto Sblocca Cantieri possa essere utile a questo scopo. Comunque sia, noi abbiamo in mente che sia necessario attivare una strategia per favorire la possibilità di ritorno nel nostro territorio di tutte quelle famiglie che avevano qui la seconda casa e che costituivano la linfa vitale dell’economia locale. A tal proposito pensiamo di ragionare anche in termini di una pianificazione nel territorio Comunale che possa prevedere delle nuove aree dove realizzare degli insediamenti a fini turistici sia pure temporanee e provvisorie. Magari con strutture leggere che possano appunto costituire il punto di riferimento e di attrazione per tonare qui durante il periodo estivo o durante i periodi di vacanze o di fine settimana.

La situazione dei commercianti è al momento in sofferenza, così come le strutture create (i centri commerciali) stanno evidenziando lacune. Come pensate di procedere per ridare impulso alle attività commerciali che in questo momento sono una delle situazioni che più potrebbe provocare lo spopolamento del territorio?

Purtroppo questa è una delle situazioni più difficili da affrontare perché modificare quelle strutture credo sia pressoché impossibile. Sicuramente si potranno apportare delle migliorie, ma non saranno delle migliorie determinanti a cambiare la connotazione e la capacita attrattive e la visibilità per le attività che sono lì inserite.
Penso che dovremmo comunque chiedere che si proceda con i lavori di sistemazione, in modo tale che le strutture non abbiano più quelle carenze rilevate, come ad esempio con la rete fognaria, con i bagni e con un’altra serie di questioni che potremmo evidenziare in un confronto con la Regione. Dopo di che, una volta che si saranno risolte tutte queste criticità, si potrà pensare di prendere in carico le strutture per fare in modo che anche le attività che vi sono inserite possano avere una tranquillità. Il tutto senza caricare sulle attività stesse presenti nelle aree, costi aggiuntivi.

Sono previste forme di supporto economico alle attività commerciali/produttive da qui ai prossimi mesi?

Da un punto di vista dell’azione amministrativa Comunale ci sono delle difficoltà. Però noi stiamo insistendo sulla necessità di prevedere una proroga, o meglio un rilancio, della Zona Franca Urbana limitata ai tre comuni distrutti dal terremoto, cioè Amatrice, Accumoli ed Arquata del Tronto. Una Zona Franca Urbana limitata ai tre Comuni per una durata molto più lunga, che noi auspichiamo in almeno sei/otto anni, ovvero il tempo di vedere attuata la ricostruzione, credo sia fondamentale per il mantenimento delle attività economiche presenti nel territorio e soprattutto di quelle Commerciali e dell’Artigianato di servizio.
Dovrebbe essere una zona franca vera, nel senso che si dovrebbero prevedere delle risorse aggiuntive e non l’utilizzo delle economie di quella precedente. Pensiamo che, se il governo ci darà ascolto e riterrà che questa iniziativa possa essere fondamentale per salvare questi territori, il finanziamento e l’investimento da riservarci sarebbe anche piuttosto limitato. Chiaramente questo presuppone che gli altri Comuni del cratere siano considerati in maniera differente e questa Zona franca Urbana sia, appunto, riservata solo ai tre Comuni distrutti dal terremoto

Domenica sarà la festa Patronale: molte delle Chiese sono ancora danneggiate e gli agenti atmosferici stanno completando la distruzione, oltre ai danni del terremoto. Come intendete procedere per la salvaguardia dei pochi beni artistici rimasti?

Dobbiamo anche in questo caso aprire l’ennesimo confronto. Di obiettivi ne abbiamo tanti, ma siamo molto determinati: essendo poi tutti amministratori locali abbiamo sicuramente la condizione logistica e anche la volontà e la forza e l’entusiasmo per affrontarli tutti.
Il confronto con il Ministero dei Beni Culturali è inevitabile: sia per salvaguardare le opere che ancora sono rimaste, sia per procedere più velocemente nella rimozione delle macerie nei centri rurali dove spesso le operazioni sono rallentate da prescrizioni indotte dal Mibact senza, forse, una opportuna e necessaria riflessione sulla validità e la congruità di certe indicazioni. Noi vorremmo, appunto, aprire un confronto per fare in modo che queste situazioni rilevate siano verificate sul posto e che insieme si possa definire quelle su cui effettivamente si ritiene opportuno un intervento di messa in sicurezza o di rimozione controllata delle macerie piuttosto che, magari, interventi di demolizione e rimozione delle macerie.

Passando al polo scolastico, è confermato il ritorno dell’Istituto alberghiero a settembre? Cosa succederà in quell’area?

L’Alberghiero, ovviamente, deve essere ricostruito dalla regione Lazio. Noi cercheremo di sollecitare per l’avvio delle procedure di gara per la ricostruzione dello stesso. Nel frattempo è del tutto evidente che è necessario dopo tre anni riportare qui l’albergo-scuola sia pure in una condizione di precarietà, cercando di sostenere le difficoltà con la buona volontà e con il buon senso.
Cercheremo di fare il possibile in modo che comunque i ragazzi iscritti all’istituto possano poter frequentare le classi e i laboratori presso il nostro Comune.

Quindi, per chiudere, quale è la vostra lista delle priorità per la quale già da oggi siete al lavoro?

Sicuramente il Piano della Ricostruzione, lo snellimento delle procedure di approvazione dei progetti da parte dell’Ufficio della Ricostruzione.
Presenteremo una proposta in tal senso, elaborata con il concorso degli stuti tecnici del territorio già prima di essere stati eletti.
Poi sicuramente il confronto con la Regione per la ricostruzione dell’Ospedale e dell’Albergo-Scuola.
E ancora, un confronto per la ricostruzione delle caserme sia dei Carabinieri che della Polizia di Stato prevedendo anche la realizzazione delle strutture alloggio connesse per favorire l’insediamento sul territorio delle famiglie dei militari che saranno assegnati a queste caserme in modo da accelerare il processo di ricostruzione demografica di Amatrice e dei Comuni vicini.


 

 

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