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Michele Maria Camassa

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Rieti, in anteprima la presentazione del libro di Claudio Scorretti «Disincantos»

 

© Claudio Scorretti
© Claudio Scorretti

 
 
virgolette

Un long seller di nicchia, politicamente scorretto, in cui si racconta anche Rieti in modo inedito

     

dalla Redazione
mercoled́ 22 maggio 2019 - 08:32


Claudio Scorretti ha scelto Rieti come prima tappa per la presentazione del suo primo libro “Disincantos”, edito da GOG Edizioni, distribuito in tutte le librerie, il libro si avvale della prefazione di Stenio Solinas, scrittore e inviato de ‘Il Giornale’ e della copertina di Selçuk Demirel, vignettista di punta del quotidiano francese ‘Le Monde’. Il titolo rimanda a un’età dove l’epica e il canto non sono possibili ed è il disincanto l’unica bussola con cui procedere per non perdere la rotta e, soprattutto, non fare naufragio.

La presentazione del volume avverrà il prossimo 28 maggio alle ore 18 nella elegante location di Palazzo Vecchiarelli. Oltre a parlare del libro, l’incontro offrirà lo spunto all’autore per una insolita dissertazione sulla reatinità e sui reatini, una conversazione contro corrente su tutto ciò che è scomodo dire e rivelare in un gioco del disincanto, che rimane il filo/non filo narrativo del libro.

«Ho voluto fare la prima a Rieti per motivi puramente sentimentali e spero di poter conversare con le persone presenti» premette il poliedrico manager culturale, gallerista e art-advisor che nutre una particolare attaccamento per la Sabina e per la città di Rieti, dove si è fatto conoscere in passato per alcune significative iniziative culturali.

«Voglio dare un mio feedback su 30 anni di frequentazione di Rieti, una città e una provincia un po’ fuori del tempo, che si fa amare e da cui non si riesce a prendere le distanze, quando pure i motivi ci sarebbero… - prosegue Scorretti che vivendo e lavorando tra New York, Lugano e in Italia, a Pantelleria e La Salle (Valle d’Aosta) riesce anche a trovare qualche giorno l’anno per riaprire la casa dei genitori e tornare a respirare l’aria di casa a Vasche di Castel S.Angelo, paese nativo dei suoi genitori – sarà un'occasione non tanto per presentare il mio libro per cui la Casa editrice ha già organizzato altre date, ma vorrei conversare di questa città che conosco bene. Potrà essere anche un po' spiazzante per i presenti ma sicuramente risulterà un incontro vivace! Ci sono 40 pagine in cui ho voluto giocare con il mio piccolo mondo reatino, testimoniando il mio affetto da dentro e il mio disincanto nel guardare dall’esterno la provincia e, in generale, la reatinità».

Presentato nel volume da Stenio Solinas che lo indica come un raro talento narrativo, mentre considera il libro “una bomba capace di scoppiare felicemente fra le mani del lettore”, Claudio Scorretti è un viaggiatore incallito ed indomito che, dopo aver viaggiato in ben 99  Paesi, dichiara la sua appartenenza a quella nicchia d’umanità senza paese che non prevede un itinerario e conta sui propri piedi; per scelta di vita, segue i sentieri meno battuti.

Legato da fraterna amicizia al pubblicitario Bruno Targusi con il quale ha condiviso interessanti ed antisignani progetti artistico-culturali, l'autore torna in terra sabina per condurci a guardare il mondo senza filtri, senza categorie sociali, mentali e culturali.

Già dalla copertina curata da Selcuk Demirel, vignettista di punta de Le Monde, si intuisce il ris-guardo che porta dentro le cose.

Come sarebbe se all’improvviso, invece dei soliti filtri con cui guardiamo il mondo – a partire dalla political correctness, all’educazione, la religione, i riferimenti ideologici, la morale ultra-riformata occidentale ecc. – arrivasse un insolito, scomodo, anzi sconvolgente invito a visitarlo controcorrente, come un marziano estraneo a tutte le nostre costruzioni mentali?

E se, in un tale viaggio à rebours, dall’Eritrea a New York, dall’Etiopia a Istanbul, da Roma e Milano ai paesi dell’Est e alla Svizzera, si scegliesse di seguire una pista di racconto totalmente diversa, smontando una per una le nostre aspettative da comodi lettori? Che cosa potrebbero avere in comune l’ossessione del Negus Rosso, l’ex dittatore etiope, per la presunta discendenza del suo popolo dagli alieni, la contadina di uno sperduto villaggio dell’Est che mette in scena un’originale protesta in vista delle elezioni, e la penna a sfera BIC? “Marziano monotematico dalle piume di cristallo”, l’io narrante di questo libro si svela presto un dissacratore della contemporaneità, nel filone degli avanguardisti atemporali – Ezra Pound a capofila – in una scrittura del disincanto estremamente sperimentale, marcata da una continua e naturale contaminazione linguistica, da un dialogo sottile che l’autore intrattiene con il poeta dei Cantos: un duetto quasi teatrale, scandito da un ritmo febbrile tra narrazione e poesia. Lasciate ogni preconcetto, voi ch’entrate.

Claudio Scorretti nasce a Rignano Flaminio, “alle porte” di Roma nel 1950. Dopo l’esordio da critico teatrale per un quotidiano romano all’inizio degli Anni Settanta, ha lavorato quindici anni a New York per una istituzione pubblica. Finanza e start-up, investimenti immobiliari, management e produzione culturale sono risultati i suoi interessi predominanti che, negli ultimi dieci anni, si sono concentrati sull’arte contemporanea. Nomade e viaggiatore (novantanove i Paesi finora visitati, come “i bellissimi nomi di Allah”), ha girato il mondo per lavoro e per interessi personali. Oltre a New York, è vissuto a Ginevra (dodici anni), Londra, Parigi, Tokyo, Istanbul. Disincantos è stato scritto negli ultimi due anni per divertito relax, tra voli di aerei e sale d’attesa negli aeroporti e attingendo dal suo unico e monumentale romanzo: Dazze, Dazz’ol. That’s All, su cui lavora nel tempo libero ormai da quaranta anni.

L'appuntamento per “vivere” Disicantos,  è per martedì 28 maggio ore 18 nelle sale di Palazzo Vecchiarelli. Ingresso libero.

 

 

 


 

 

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