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«Alberghiero: evviva, Pirozzi è tornato»

 

Filippo Palombini
Filippo Palombini

 
 
virgolette

Il Sindaco di Amatrice Filippo Palombini in un post su Facebook sulle affermazioni di Sergio Pirozzi

     

dalla Redazione
martedì 26 marzo 2019 - 09:39


«Erano mesi che attendavamo questo evento. Finalmente Il nostro grande ex sindaco torna ad esprimersi sui temi cari alla nostra comunità. Leggo che si è astenuto fino ad ora per correttezza verso l’amministrazione orfana di lui e lo ringrazio. Spero sia stato un segno di vera lealtà e non di trascuratezza e dimenticanza. Però finalmente ci ha donato una perla della sua saggezza: l’alberghiero non deve tornare ora. È saggio non disturbare le tante persone che fino ad oggi si sono prodigate per mantenerlo in vita (i dipendenti di Amatrice sapranno farsene una ragione se saranno costretti a viaggiare per un altro po’). È saggio perché a settembre meglio una piccola scuola a numero chiuso (pazienza se molti ragazzi li manderemo a casa) che investire soldi della Regione nel nostro territorio per lo sdoppiamento, soldi che si possono spendere meglio da altre parti. È saggio anche e soprattutto perché per le elezioni europee votano più persone a Rieti che ad Amatrice». È quanto si legge in un post del Sindaco di Amatrice Filippo Palombini sul proprio profilo Facebook.

«Caro Sergio, quando sei partito per la tua ascesa nei posti che contano ci hai fatto credere, e ci ho creduto io per primo tanto che sono stato disponibile ad accollarmi ‘le funzioni ‘ come mi avevi chiesto, che ne avremmo avuto vantaggi come comunità. Non è colpa nostra se non ti hanno fatto entrare dalla hall, ma da un ingresso di servizio. Abbiamo capito poi, anche se era forse prevedibile, che se si va lì i temi di attenzione crescono, non si può non pensare al genocidio degli armeni, ai padri separati, alle tante tragedie che attanagliano la povera Italia. Ma si poteva sperare che quelle battaglie di una comunità che tu per primo combattevi senza sé e senza ma, perché diritto della tua gente, non perdessero forza perché vissute in stanze lontane senza ansie e patemi diretti. Non vorrei che un giorno anche altre questioni importanti le affrontassi più da politico di professione che da membro del popolo. Torna tra noi, se ce la fai».

«Sappi - si legge ancora nel post - che se saprai trovare il coraggio di fare rinunce personali, capisco dolorose, e deciderai di tornare a guidare la tua comunità io per primo farò un passo indietro. Ma se non te la sentirai di rinunciare a quanto hai guadagnato per te lontano da qui pazienza, ma astieniti dalla propaganda. Ti prego di rispettare chi ancora crede che in una comunità debba esserci prima il noi e poi l’io, ed evita di usare la gente che lotta per un futuro come se fosse un mezzo per arrivare a qualcos’altro. Rifletti amico mio, e un sincero in bocca al lupo per la tua carriera».

 

 


 

 

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