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Mons. Pompili: bene l'idea di un sinodo per la Chiesa italiana

 

Il vescovo Domenico Pompili
Il vescovo Domenico Pompili

 
 
virgolette

Contrapporre terremotati e migranti è insensata guerra tra poveri Città del Vaticano

     

dalla Redazione
martedì 5 febbraio 2019 - 10:36


«La sinodalità è uno stile prima che un contenuto. Ha il pregio di mobilitare intelligenze e sprigionare nuove energie. Di mettere la Chiesa in stato di permanente convocazione. In fondo, il rinnovamento conciliare è nato da Giovanni XXIII che, a sorpresa, indice un sinodo romano e un'assise ecumenica. Credo che questa sia la strada giusta anche oggi».

Parola di mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, che si è subito dichiarato pronto a rispondere alle domande che scaturiscono dalla lettura del breve articolo apparso sull'ultimo numero di "Civiltà Cattolica", quindicinale diretto dal gesuita Antonio Spadaro, col titolo "Il cristianesimo che fa l'Italia", al termine del quale si giudica quello attuale un tempo maturo per l'indizione di un sinodo per la Chiesa italiana.

«Sento che potrebbe avere un effetto benefico", aggiunge Pompili sull'Osservatore Romano, "anche come naturale evoluzione di quel lungo percorso che nella Chiesa italiana ha avuto avvio con il primo Convegno ecclesiale di Roma (1976). A più di quarant'anni di distanza, la situazione è mutata, anzi complicata non poco: è quindi quanto mai urgente proseguire».

«La sensazione - afferma l'ex portavoce della Conferenza episcopale italiana - è che stiano prevalendo alcune paure ataviche in nome di una falsa percezione della realtà, abilmente orchestrata dal mainstream mediatico, oggi social che detta l'agenda anche della politica. Tali paure sono anche comprensibili in un quadro sociale infragilito e precocemente invecchiato, ma vanno risolutamente evitate alcune inaccettabili equazioni. Vivendo nella zona dell'Italia centrale, segnata dal terremoto, che è praticamente scomparso come notizia dai radar della grande comunicazione, mi è capitato di leggere sui social affermazioni del tipo 'basta accogliere i migranti, si stia a fianco dei terremotati!'. È questo il segno evidente di una contrapposizione priva di senso. Più che attizzare una guerra tra poveri, deve invece crescere una consapevolezza che non è concentrandosi sulle vittime che si risolvono i problemi, ma andando a incidere sulle cause».

«In questo dobbiamo continuare con tranquilla libertà a fare quello che facciamo, anche rischiando di essere apostrofati. Penso al nostro concentrarsi sui temi della giustizia sociale e su quelli della famiglia. Si tratta di due facce della stessa medaglia. È a tutti oggi più chiaro che ad esempio la nostra attenzione alla demografia in caduta libera era ed è lungimirante perché il problema ormai è diventato non solo etico ma anche economico, per non dire fiscale. Così oggi l'attenzione al mondo contemporaneo attraverso la lente della mobilità umana, è una sensibilità che verrà compresa in futuro».

La Chiesa, prosegue mons. Pompili, «è stata sfidata sia su quelli che sono i grandi temi dell'etica della vita, sia sui temi dell'etica sociale. Fare insieme un percorso sinodale aiuterebbe a riconciliare queste due dimensioni che talora nella pubblicistica, e talvolta anche nella percezione diffusa, sono state viste come contrapposte, mentre invece, lo dice bene il Papa nella Laudato si', il principio da tenere come faro illuminante è «tutto è connesso», per cui la difesa dell'embrione e quella del migrante sono, in realtà, le due facce della stessa medaglia. Questo percorso sinodale che mette a confronto le persone aiuterà la Chiesa a ricompattarsi attorno ad una visione veramente cattolica, che è cattolica proprio perché riesce a tenere insieme dimensioni diverse piuttosto che lasciarsi strattonare dall'una o dall'altra parte».

Il centenario del partito popolare di don Luigi Sturzo, in questo senso, è un'occasione preziosa per l'oggi «ma tenendo ben presente che su Sturzo e su altre grandi figure bisogna stare attenti a non produrre una sterile e nostalgica rievocazione. Di queste grandi figure bisogna, infatti, saper cogliere più le domande che le risposte», afferma mons. Pompili: «La Chiesa italiana si accredita nella misura in cui si interessa al bene comune e non si presenta come una lobby che fa pressione per curare alcuni interessi. Non abbiamo altri interessi se non quelli degli altri. Così senza accorgersene si diventa testimoni credibili del Vangelo».

 

 


 

 

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