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Sicurezza, sindaco di Rieti: la battaglia contro il decreto è suicida

 

© Antonio Cicchetti
© Antonio Cicchetti

 
 
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«Le leggi prima si applicano e poi si discutono» ha detto Antonio Cicchetti a Radio Cusano Campus

     

dalla Redazione
giovedì 3 gennaio 2019 - 17:59


Antonio Cicchetti, sindaco di Rieti, è intervenuto a Radio Cusano Campus, nella trasmissione "Cosa succede in città" condotta da Emanuela Valente, riguardo la protesta di alcuni sindaci d'Italia, capeggiata dal primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, su alcune norme del decreto sicurezza che riguardano l'immigrazione.

Sui sindaci in rivolta Cicchetti ha detto: «Lo schieramento dei sindaci a difesa di Orlando è un cartello elettorale in previsione delle elezioni europee. Non debbono dimenticare che le leggi prima si applicano e poi si possono discutere. Questo decreto è stato firmato dal Presidente della Repubblica. I sindaci in questione parlano di legalità e poi disapplicano per iscritto una normativa vigente. Io ritengo addirittura insufficienti le misure del decreto, ma ritengo che le leggi vadano applicate pur non condividendone il principio legislativo. Mi chiedo perché la polemica sia solo contro Matteo Salvini e non contro il presidente Mattarella. Ci sono molte leggi che non amo applicare eppure in nome di un principio di legalità, a differenza di altri, le applico».

Sul decreto sicurezza il sindaco di Rieti ha sottolineato che «Si poteva fare di più. Si parlava di maggiori poteri ai sindaci, ma non mi sembra sia così. In Italia ormai vige la cultura della protezione di Caino, ossia chi sbaglia nel nostro paese viene sempre giustificato dal sistema garantista. Chi ci rimette è sempre Abele, cioè la vittima. Nel tempo si è stratificata una cultura trasversale che protegge il carnefice e non la vittima. Questa battaglia da parte della sinistra è un suicidio. Lo stesso Karl Marx vedeva il fenomeno dell'immigrazione come la causa dell'abbassamento salariale dei lavoratori locali. Questa è una battaglia 'radical chic', che ha allontanato la sinistra italiana dal suo bacino naturale di pesca elettorale».

Deciso Cicchetti sull'incostituzionalità di alcune norme del decreto sicurezza: «Un sindaco non è un Giudice costituzionale. Questa è materia della Corte Costituzionale, a cui si può fare ricorso per far giudicare il provvedimento. Io credo che da un Ministero non possano uscire provvedimenti incostituzionali. In ogni caso l'incostituzionalità' spetta a un giudice pronunciarla e non a un sindaco. Qui c'e' un'altra mania, il primo che si alza decide sull'incostituzionalità di un provvedimento. Sono tutti profeti, tutti scienziati, tutti giuristi. È ora di finirla».

In merito al rapporto con gli immigrati a Rieti, il sindaco ha affermato che «A Rieti abbiamo avuto due tipi di immigrazione. La prima riguarda l'immigrazione proveniente dai Balcani, dal Maghreb e dall'Est Europa. Questi arrivi non hanno creato problemi perché si trattava di popoli con l'impronta di una civiltà. Il problema che si pone oggi è con l'immigrazione Sub-sahariana, perché in quelle aree non c'è nemmeno il ricordo di una civiltà. In passato non ho mai avuto problemi con le altre popolazioni. Infatti, la comunità musulmana si è integrata bene qui, io stesso ho inaugurato un'ala del cimitero dedicata alla sepolture dei musulmani. Non ho pregiudizi e giudico solo i comportamenti umani. Questa nuova immigrazione ha creato parecchi problemi alla città di Rieti. I migranti si ubriacano, infastidiscono le persone. Non è un conflitto di civiltà perché non è un problema religioso. Infatti, molti dei migranti provengono da regioni a maggioranza cattolica».

Ferma l'opinione sull'ordinanza contro i lavavetri dell'ex Sindaco di centrosinistra di Firenze Leonardo Domenici: «Vorrei ricordare a questi signori che fanno cartello a sinistra, che l'ordinanza contro i lavavetri fu fatta nella Firenze rossa dal sindaco Domenici. La sinistra modifica gli atteggiamenti a seconda delle convenienze politiche. La cultura 'radical chic' sta imponendo un riposizionamento così abnorme alla sinistra italiana da allontanarla dal suo elettorato».

 

 


 

 

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