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Ospedale di Amatrice, lettera aperta del sindaco di Cittareale

 

L'ospedale Grifoni di Amatrice
L'ospedale Grifoni di Amatrice

 
 
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Rinnovo l’appello già fatto in passato a riconsiderare la proposta di trasferire il nosocomio sulla Salaria

     

di Francesco Nelli
sabato 13 ottobre 2018 - 17:31


La decisione di ricostruire l’ospedale di Amatrice dov’era, a poca distanza dalla zona rossa e in prossimità dei prossimi cantieri per la ricostruzione è una scelta scellerata. In queste settimane non si riesce bene a capire chi abbia o meno preso questa decisione, la Regione Lazio o il Comune di Amatrice, ma è chiaro a molti sindaci e anche alla popolazione, che questa scelta è destinata ad essere perdente nel lungo periodo.

Per questo motivo rinnovo ancora una volta l’appello già fatto in passato a riconsiderare la proposta di trasferire il nosocomio sulla Salaria, l’unica scelta che darebbe respiro e futuro per una struttura del genere. Non lo dico per spirito campanilistico: tutti noi stiamo assistendo nel dopo sisma ai numerosi lavori di miglioramento della nostra arteria stradale principale, la Salaria.

Sperando che i lavori a Micigliano terminino prima possibile, nel versante marchigiano fervono i lavori per la variante di Trisungo e il miglioramento del tratto Rieti – Roma è previsto dai piani dell’Anas. Così come presto riaprirà la strada che collega Norcia alla Salaria e in Abruzzo inizieranno prossimamente altri lavori per un altro lotto dell’ammodernamento della strada Picente che arriverà a Montereale; da lì tramite Scai, si arriva alla Salaria. È evidente che tutto lo sviluppo futuro del nostro comprensorio, per ragioni ovvie e logistiche, sembra ormai imperniato sulla strada Salaria.

Ecco perché continuerò a sostenere, anche se l’ospedale di Amatrice sarà ricostruito dov’era, la mia ferma posizione di dissenso su questa scelta. Lo faccio da sindaco e da frequentatore di Amatrice: conosco benissimo la storia del Grifoni, dell’attaccamento che gli amatriciani hanno per questa struttura. Ma proprio perché questo ospedale possa vivere e svilupparsi nel futuro, credo fermamente che debba essere ripensato sulla Salaria e impostato non solo sui servizi che offriva prima, ma su un rilancio volto alla riabilitazione cardiologica ma non solo: penso infatti alle nuove tecnologie mediche quali la telemedicina ed anche la nuova frontiera tecnologia della stampa in 3D dei tessuti e degli organi.

Non tratto nemmeno l’evidente presupposto che stando l’ospedale sulla Salaria, sarebbe potenziata anche la sua raggiungibilità da parte dei comuni vicini. E sempre con la mente rivolta ad Amatrice centro, alle frazioni più lontane ed anche a Campotosto, non credo sia impossibile (succede in Italia in molti comuni) ottenere una postazione del 118 in paese, così da garantire tempi di risposta pari a quelli del passato.

Un Grifoni che potrebbe diventare un polo sperimentale per tutta l’Italia e dare un forte segnale di rinascita, oppure un ospedale sistemato dov’era, in uno spazio angusto e a pochi metri dai cantieri della zona rossa e del centro storico che durerà speriamo il meno possibile, ma che nelle previsioni più rosee avrà bisogno almeno di dieci-quindici anni di lavori? Queste sono le domande lungimiranti e di programmazione, che gli amministratori dovrebbero farsi seriamente anche a costo di perdere più tempo per la progettazione e le pratiche edilizie, ma guadagnando un prezioso credito per il futuro dei nostri figli e delle nostre terre.

 

 


 

 

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