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Quando il bello muore e non risorge

 

La scuola Romolo Capranica di Amatrice
La scuola Romolo Capranica di Amatrice

 
 
virgolette

Tanti i dubbi sul Polo scolastico e sull'ospedale di Amatrice

     

di Francesco Di Stefano
giovedì 11 ottobre 2018 - 16:46


Il concetto di bello, nell'arte, è oggettivo e smentisce il famoso andante che lo vuole invece soggettivo. Esso è universale, indipendente dalla data della sua creazione e durevole nel tempo. Se è vero che può conoscere periodi di indifferenza generalizzata, è altrettanto vero che di seguito ha sempre recuperato il posto che gli spetta di diritto. Un esempio di bello, fra i tanti di Amatrice, era la scuola Capranica distrutta dal sisma di san Bartolomeo del 2016, soprattutto nella sua parte originaria risalente agli anni venti del '900, palestra inclusa, tralasciando cioè gli anonimi ampliamenti successivi e la mortificazione estetica delle solite porte e finestre di alluminio anodizzato.

Sì, la vecchia scuola era oggettivamente bella e tale sarebbe rimasta nel tempo se la caducità terrena e umana non ce l'avesse portata via. Viceversa, il nuovo complesso scolastico, di recente inaugurato secondo il notorio costume italico di tagliare nastri a lavori ancora in corso che spesso non vedono mai il traguardo finale, è oggettivamente brutto.

Consta di una serie di parallelepipedi variamente colorati che invece di conquistare lo spazio lo occupano impropriamente senza nessuna armonia con il paesaggio circostante e dinanzi al quale anzi si prova, almeno io provo, un insopportabile disagio visivo che mi costringe a cercare il conforto dei monti. Si può obiettare che però il nuovo complesso scolastico è perfettamente funzionale e rispondente in pieno e al meglio alle sue funzioni didattiche e di accoglienza. Non c'è di che dubitarne, ma una domanda sorge spontanea: bellezza e funzionalità non possono andare a braccetto?

Certo che sì, ma ciò richiederebbe che i preposti all'approvazione di certi progetti avessero la cultura di poterli affidare a professionisti con la giusta dose di fantasia e genialità sufficienti al bisogno e al risultato. Soltanto su una cosa sono d'accordo con Vittorio Sgarbi: per evitare scempi di ogni genere, gli amministratori pubblici, a qualsiasi livello si trovino, più che l'economia e tecnicismi vari, dovrebbero amare la poesia, la musica e la storia dell'arte. Ma il difetto non è solo nella testa, anche il restante del corpo ha la sua colpa, ossia l'indifferenza. Ho chiesto a diversi amatriciani cosa ne pensassero del nuovo polo scolastico ottenendo per lo più risposte evasive, quasi annoiate, moltissime del tipo «ancora non sono andato a vederlo».

Questa è la nuda realtà. Siccome la freccia del tempo corre dall'oggi al domani e non c'è modo di farle invertire il verso, un altro problema si pone. Allorquando i nostri amministratori avranno sciolto i dubbi su dove costruire il nuovo ospedale e quali servizi dovrà soddisfare, come sarà? Quali forma e struttura avrà? L'esperienza non porta a sperare niente di buono, anzi vedremo ancora eretti contro il cielo e i monti anonimi parallelepipedi variamente colorati a violentare lo spazio e il paesaggio. «Anche la Speme ultima Dea fugge i sepolcri».  Speriamo che la speranza non fugga da Amatrice.

 


 

 

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