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Terremoto, Pompili: Conte prenda l’impegno, la gente è allo stremo

 

© Mons. Domenico Pompili
© Mons. Domenico Pompili

 
 
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Il premier oggi sarà nei luoghi colpiti dal sisma. Vescovo di Rieti: non vediamo gru all'orizzonte, ci faccia ripartire

     

dalla Redazione
lunedì 11 giugno 2018 - 07:52


Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, oggi nei luoghi colpiti dal sisma del 2016. In mattinata andrà ad Amatrice e ad Accumoli, nel reatino, quindi ad Arquata del Tronto (Ascoli Piceno).

Interpellati dall'Adnkronos, i vescovi dei luoghi colpiti, esprimono aspettative e speranze della comunità che dopo due anni attende ancora la ripartenza. «Apprezzamento» per la scelta del premier Conte di andare nei luoghi del sisma come primo atto di governo arriva da mons. Giovanni D'Ercole.

Che aggiunge: «Mi auguro non sia una semplice parata ma una presa di contatto con la realtà fatta di famiglie in grandi difficoltà». Il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, inquadra la situazione con un'immagine efficace: «Non vediamo gru all'orizzonte. Chiediamo un' inversione di rotta». Dal terremoto sono trascorsi due anni. E dopo il primo violento sisma, le successive scosse hanno complicato la situazione difficilissima.

«A Conte - osserva il vescovo di Rieti - chiederemo di passare alla fase attuativa, garantendo un lavoro alla nostra gente. Si tratta anche di migliorare le infrastrutture: i nostri paese devono essere tolti dall'isolamento». Poche ore per il presidente del Consiglio per prendere atto della situazione.

«Il tempo tra i terremotati sarà breve ma speriamo che, vedendo con i propri occhi la situazione, percepisca la sofferenza della nostra gente, una sofferenza che può portare a forme di disperazione», considera preoccupato il vescovo di Ascoli Piceno.

«L'emergenza affrontata con le casette provvisorie e la messa al sicuro dalle macerie ci sono state, ma ora - sottolinea il vescovo di Rieti - siamo in mezzo al guado. E non vediamo gru all'orizzonte». Altro capitolo ancora irrisolto è quello legato al recupero dei beni culturali.

«Tra questi - ricorda Pompili - spiccano decine di chiese compromesse dal continuo sciame sismico. Insomma, Conte dovrà prendere un impegno su tempi ragionevoli per la ricostruzione perchè se le cose si allungano sarà la variabile temporale a decidere il futuro. L'entroterra è stato abbandonato da tante persone oltre che dalle istituzioni».

A Giuseppe Conte, mons. Giovanni D'Ercole chiederà una legge che dia un taglio all'eccesso di burocrazia: «Mi auguro che tornando a Roma, il governo possa mettere mano subito ad una legge che sburocratizzi e metta in atto la ricostruzione». Il presidente del Consiglio, per dirla con Domenico Pompili, «guardando con i propri occhi abbia un sussulto per passare alla fase di realizzazione».











 

 

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