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Amatrice, chiusa l’indagine sul crollo del palazzo di Corso Umberto: 6 rinvii a giudizio

 

Amatrice
Amatrice

 
 
virgolette

Causò la morte di sette persone. Indagati i progettisti, tecnici del comune e funzionari del genio civile di Rieti

     

dalla Redazione
sabato 14 aprile 2018 - 12:29


Questa mattina, a conclusione degli accertamenti relativi al crollo dello stabile di Amatrice in Corso Umberto I al civico 83, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Rieti hanno notificato a sei persone fra progettisti, tecnici comunali di Amatrice e funzionari del Genio Civile di Rieti, un provvedimento di “avviso di conclusione delle indagini preliminari e informazione di garanzia sul diritto di difesa” emesso a loro carico dalla Procura della Repubblica di Rieti, dovendo rispondere dei reati di omicidio colposo e disastro colposo.

Le indagini, coordinate dai Sostituti Procuratori della Repubblica Luana Bennetti e Rocco Gustavo Maruotti sono state avviate all’indomani della scossa di terremoto del 24.08.2016 che cagionò il crollo dell’intero stabile che procurò la morte di sette persone, sono state eseguite effettuando sull’area sottoposta a sequestro numerosissimi sopralluoghi in presenza anche del consulente tecnico nominato dalla Procura, acquisendo e sequestrando presso il Genio Civile di Rieti, il Comune di Amatrice, la Sovrintendenza per i Beni Culturali di Roma e le ditte esecutrici dei lavori, tutta la documentazione ritenuta di interesse e infine escutendo a sommarie informazioni persone informate sui fatti che, a loro volta, hanno prodotto ulteriore documentazione di interesse investigativo poi consegnata al consulente tecnico per le analisi di sua competenza.

Al termine delle indagini, durate quasi due anni, è stato accertato che il crollo dell’edificio è stato cagionato dalla realizzazione sul vecchio immobile di una sopraelevazione eseguita a fini speculativi da una società immobiliare di Roma la quale aveva acquistato l’intero stabile all’asta per realizzare all’ultimo piano ulteriori nove unità abitative poi rivendute a prezzo di mercato.

I due progettisti e direttori dei lavori, risultati poi essere anche soci della predetta società, avevano realizzato infatti un progetto non conforme alla normativa anti sismica vigente all’epoca, contenuta nel decreto ministeriale 16.01.1996 “Norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche” e caratterizzato in particolare da gravissime carenze inerenti la definizione dei materiali che costituivano le pareti dell’immobile, mancando totalmente l’esecuzione in loco di sopralluoghi finalizzati ad accertare la natura e la composizione delle stesse e il loro stato di conservazione; da un grossolano errore nella qualificazione della zona sismica del Comune di Amatrice, effettuando tutti i calcoli di verifica come se tale territorio fosse ancora inserito in zona sismica numero 2 quando viceversa esso era stato qualificato in zona sismica numero 1 dall’Ordinanza della presidenza del Consiglio dei Ministri nr. 3274/2003, adottando quindi un modello di calcolo completamente errato.

Infine dalla previsione ed esecuzione di una copertura “di tipo spingente” della sopraelevazione che rendeva l’intero complesso ancora più vulnerabile anche perché non era stato previsto alcun intervento di adeguamento sismico e quindi di rinforzo delle murature sottostanti. Tali macroscopiche violazioni non erano state poi rilevate, né dall'RUP, né da due dirigenti e dal tecnico istruttore del Genio Civile di Rieti, che avevano concesso tutte le autorizzazioni previste.








 

 

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