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Commercio ad Amatrice: la parola al presidente dell'Associazione Commercianti

© Il centro commerciale il Corso

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Commercio ad Amatrice: intervista ad un'attività e ad un libero professionista

 

Un centro Commerciale
Un centro Commerciale

 
 
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I problemi del post sisma nell'intervista alla parrucchiera Biancamaria Classetti e al dr. Paolo Bizzoni Medico chirurgo-odontoiatra

     

di Gino Allegritti
lunedì 5 marzo 2018 - 07:16


Continua il nostro reportage tra le attività di Amatrice che stanno vivendo molto faticosamente questo periodo in cui le difficoltà quotidiane del post terremoto si mescolano alle preoccupazioni per il futuro. Questa settimana abbiamo intervistato Biancamaria Classetti che ha un negozio di parrucchiere e del dott. Paolo Bizzoni che è Odontoiatra-Medico Chirurgo.

Cominciamo dalla signora Biancamaria Classetti.

Come è la situazione della vostra attività ed in generale della categoria?

I problemi sono tanti: il terremoto ha distrutto il nucleo cittadino e le abitudini. C’è una diminuzione della popolazione: molte persone sono allontanate e decentrate e anche il centro commerciale è poco frequentato, Il nostro è abbastanza grande e fa incontrare più persone, ma il lavoro è poco. Oggi le persone sono tutte delocalizzare e da Amatrice sono andate a vivere nelle frazioni magari vicino ai figli. E’ tutto un po’ da aspettare: siamo in attesa e non viviamo tempi facili.


Da aspettare perché ci sono prospettive per la stagione estiva?

La stagione estiva è molto difficile, noi ci ricolleghiamo al passato ma se per le seconde case non c’è ospitalità, ci hanno dato 40mq [NDR nelle SAE] e avremmo potuto anche accogliere amici e parenti ma chi ha 40 mq non può ospitare nessuno. Ovviamente le persone sole sono anche un po’ ghettizzate. Poi sentiamo anche che ci sono le furbate su cui puntare il dito

Quali sono le priorità degli interventi?

A livello amministrativo la cosa principale sarebbe che il primo cittadino e i suoi dipendenti si fossero incontrati varie volte con la cittadinanza e questo non c’è mai stato. Solo chi reclamava  aveva il coraggio di andare giù e dirglielo in faccia. Comunque noi siamo stati un po’ abbandonati: aiutati dagli italiani, ma abbandonati dal nostro Comune. I problemi se ci fossimo messi tutti insieme si potevano cercare soluzioni e invece questo non è stato. Quali sono le criticità dei centri commerciali intesi come strutture? Il nostro esercizio è stato ristretto in termini di mq, e la nostra clientela, magari quella anziana, se esce fuori prende freddo per il fatto che i bracci [ndr i corridoi] siano aperti, anche se ci hanno detto che era impossibile fare altrimenti. Inoltre ancora non siamo individuati bene: ci avevano promesso le locandine con le ubicazioni ma ancora non c’è questa possibilità. Ci siamo dovuti attivare con cartelli e cartelloni che all'inizio erano vietati dicendo che avrebbero fatto loro ma a distanza di mesi non è stato fatto nulla.

Che suggerimenti potete dare per dei progetti futuri alle amministrazioni locali e a tutti i livelli?
Ritengo che le istituzioni si debbano incontrare con chi opera sul posto. Sono stati assenti tutti: hanno fatto tutto a tavolino con i loro incontri, ma non siamo mai stati interpellati a fondo: noi avremmo potuto dire tutte le cose positive e negative perché abbiamo interesse a riprendere. Anche la cittadinanza non è stata seguita ed ascoltata...  è questo: non ci ascoltano. 

Proseguiamo con l'intervista al dottor Paolo Bizzoni, Medico chirurgo-odontoiatra che opera nel centro commerciale "Il Corso".

Come è la situazione della vostra attività ed in generale della categoria?

La mia categoria al momento è composta da due professionisti ed entrambe abbiamo già riaperto.Qui c’è un gran bisogno di terapia odontoiatrica: lo abbiamo visto lo scorso anno quando abbiamo messo su un iniziativa di assistenza odontoiatrica alla popolazione con la Fondazione ANDI e della quale io mi son occupato occupando il ruolo di direzione sanitaria. In due mesi abbiamo erogato più di 300 prestazioni a 250 persone. Non è poco. C’è chiaramente esigenza, il problema alla fine è sempre quello economico perché ci sono situazioni che non sono tranquille. Adesso si naviga a vista. Al momento non so se si possono fare progetti qui: non posso dire che non si possano fare, ma non posso dire di essere tranquillo. C’è un’incertezza nel medio termine, anche se secondo me, e lo dico da diverso tempo: prima o poi la ricostruzione partirà e quando avverrà qui arriverà tanta gente a lavorare e, secondo me, molti ne guadagneranno. Per quel che riguarda il momento attuale nel giro da qui a un anno, o due non so cosa potrebbe succedere. Personalmente mi sento tranquillo perché lavoro anche fuori facendo consulenze presso altri studi. Quello che mi lascia dubbioso è da quando si è cominciato a sentire parlare di Zona Franca Urbana, è il fatto che qui si fanno le cose ma non si pensa esattamente a tutte le categorie che devono usufruire o meno della situazione.


Nella ZFU ci stai dentro se hai particolari requisiti: se hai avuto una riduzione del fatturato di almeno il 25% nel periodo compreso da settembre e dicembre 2016 e se sei nei comuni del cratere etc. Il problema è che quando vai a vedere bene nel cratere ci sono dei comuni che fondamentalmente non hanno subito nessun tipo di problema legato al sisma. In quei comuni ci sono attività che magari, per situazioni assolutamente contingenti, hanno avuto una riduzione fatturato; per qualsiasi altro motivo che non sia il terremoto. E vanno a prendere fondi perché fanno parte di una categoria merceologica riconosciuta. I liberi professionisti (medici, avvocati, commercialisti, psicologi etc) vengono a priori esclusi da questo tipo di agevolazione. Con il risultato ad esempio che io sto qui e sono libero professionista e magari realizzo lo stesso guadagno (nel periodo di riferimento) del mio dirimpettaio commerciante ed io devo pagare tasse, contributi e quant'altro e lui no. Quale è la ratio di questa cosa? Qualcuno ti dice “non c’erano i fondi a disposizione”. Non si possono fare le cose a seconda dei fondi disponibili, chi arriva prima usufruisce e chi arriva dopo no. L’agevolazione la dai: hai le coperture economiche la fai se non hai le coperture non la fai. Proponi altre cose. Non si può fare in questo modo. Un po’ come il bando della Regione Lazio per i contributi a fondo perduto per l’investimenti e progetti fino a 20.000 euro.  La cifra impegnata è  2.500.000 Euro. Personalmente ho fatto  domanda per dotarmi di un’attrezzatura a studio: i soldi vengono erogati a chi arriva prima. Il mio contributo non so che fine fa. Non dico che non debbano erogare a loro ma se fai un bando fai in modo che ci sia le coperture per tutti. Io ho fatto la domanda il 3 luglio alla 9:37 e ero già quattrocentocinquantesimo. Per quel che riguarda qui comunque adesso siamo partiti: sicuramente meglio di prima che eravamo fermi.Non abbiamo sicurezze per il futuro anche tenendo conto che la situazione è quella che è.

Quali sono le priorità degli interventi?

Come libero professionista la mia attività vive comunque di luce riflessa, rispetto ad un’attività commerciale, che magari vende prodotti locali e ha bisogno che qui venga gente. Quindi una delle criticità da affrontare, e che fino ad ora non è stata seguita in modo adeguato (non so i motivi) è sicuramente la viabilità. Se non si crea un sistema di viabilità che permetta alle persone di raggiungere in maniera semplice ed adeguata Amatrice noi rimarremo tagliati fuori. Si è rifiutata l‘idea di spostare tutto sulla Salaria (secondo me anche giustamente perché altrimenti questo territorio lo avremmo davvero abbandonato) però dobbiamo fare in maniera che da lì si arrivi qui facilmente. Le persone che gravitano da quella parte del territorio di Amatrice e dell’alta Valle del Velino se devono percorrere la Romanella o devono passare per Retrosi, e magari non possono passare per il corso che è chiuso se non hai il permesso, alla fine piuttosto che venire qui nella vita di tutti i giorni prendi la macchina vai a Posta, ad Antrodoco ad Arquata magari venendo ad Amatrice soltanto una volta o due per solidarietà. La priorità assoluta è la viabilità.

Quali sono le criticità dei centri commerciali intesi come strutture?

In generale c’è un sistema fognario nel centro commerciale “Il Corso” assolutamente inadeguato. Non è possibile che così spesso debba intervenire l’autospurgo. E’ vero che c’è un grado di inciviltà notevole: tra chi fuma nei bagni e altro ma il problema esiste. C’è poi la criticità del parcheggio: nelle ultime settimane hanno dato una sistematina di fronte all’eliporto e c’è meno afflusso come è normale che sia nei mesi freddi, ma con l’arrivo della primavera ci saranno di nuovi problemi con gli spazi per parcheggiare. A livello del mio studio io sono tra i pochi che è riuscito a recuperare quasi tutto. Questo spazio quadrato che mio hanno dato l’ho diviso per rimettere le cose più o meno come stavano. C’è un altro problema. Nella regione Lazio gli studi dentistici sono sottoposti a regime autorizzativo. Chi ti autorizza è la Regione dietro la presentazione di una serie di documenti che attestino una serie di requisiti che la Regione stessa chiede per poter esercitare. Questa struttura dove siamo, costruita dalla regione Lazio, non risponde ai requisiti della regione Lazio. Non ho finestre, non ho un sistema di areazione forzata, che ho richiesto e non c’è stato modo di farlo. Ho mandato il 25 ottobre una PEC alla ASL chiedendo un parere preventivo di autorizzazione; a tutt’oggi [NDR 3 marzo] non ho ricevuto risposta. Fondamentalmente sto qui non so bene come: non abusivo perché il titolo per operare l’ho, ma ho grossi problemi perché nel mio ambiente respiro resine e prodotti vari che si usano nello svolgimento della mia professione senza un sistema di aerazione forzata. Adesso è uscito un bando della Via del Sale Onlus e cercherò di trovare con loro, in qualche maniera, i fondi per realizzare il sistema di areazione. Altrimenti qui non ci potrei stare. Raggiungiamo il paradosso della Regione che non ti autorizza a stare in una struttura che ti hanno dato loro. Per carità non era dovuta, ma almeno ci potevano pensare in fase progettuale. Non si possono considerare che tutte le attività nel centro commerciale siano uguali. Questo non è un pubblico esercizio e, ad esempio, non si può fare una vetrina che si apra e chiunque voglia entri. Queste sono le criticità che io rilevo nella mia struttura specifica.

Che suggerimenti potete dare per dei progetti futuri alle amministrazioni locali e a tutti i livelli?

Fondamentalmente abbiamo bisogno di essere ascoltati. Dobbiamo trovare da parte delle istituzioni un tavolo di coordinamento che faccia capire quali sono le esigenze reali ma quelle reali: le cose relative ai problemi concreti. Mettiamoci ad un tavolino e vediamo come uscirne. C’è qualcosa che non si riesce a superare. Così come io che sono un semplice cittadino vedo dei problemi gli stessi li vede anche l’amministratore Comunale, anche la protezione civile. Fabrizio Cola della protezione Civile della Regione Lazio qui ad Amatrice, ad esempio, è una persona che si rende conto dei problemi della viabilità e sicuramente è una persona che ha sa come si potrebbero risolvere. Evidentemente c’è qualcosa che impedisce di affrontare il problema specifico. Va detto che non è assolutamente facile. Sicuramente noi dobbiamo metterli nelle condizioni di lavorare senza dire di ogni cosa che non va bene a priori, senza fare un muro contro muro cercando una soluzione condivisa. La soluzione è fare delle scelte condivise: non si può procedere facendo che qualcuno imponga senza magari nemmeno sapere i problemi specifici. Io da cittadino posso mettere a disposizione la mia esperienza poi avrò bisogno di un tecnico: sempre nello spirito di collaborazione totale. Con il muro contro muro si perde tutti. Insieme vinciamo tutti quanti.










 

 

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