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Linee programmatiche viste con Stefano Eleuteri

 

Stefano Eleuteri
Stefano Eleuteri

 
 
virgolette

Se per Ubertini il documento programmatico è uno «zibaldone di provincia», per Eleuteri è a misura di una città che pensa ai giovani

     

di Rosella Vivio
venerdì 29 settembre 2017 - 21:00


Giovedì 28 settembre (ieri, per chi scrive) si è tenuto un importante Consiglio Comunale. L’OdG riguardava diverse cose che non starò a dire.  Mi limiterò al punto riguardante la presentazione delle Linee programmatiche, documento  previsto dal regolamento comunale. Lo farò parlandone con il consigliere Stefano Eleuteri a cui il sindaco ha dato la delega  sul programma.

Allora, consigliere, cosa puoi rispondere a chi vi accusa di aver stilato un elenco di cose da fare che sembra uno “ zibaldone di periferia”,  intendendo con ciò l’assenza di organicità e un “ libro dei sogni”.  Soprattutto, non sarebbe  un  programma che disegna una “ idea di città”.  

Rispondo che forse  libro dei sogni era il programma di Petrangeli, considerando quanto prometteva e non ha fatto. Ma per uscire dalla polemica vorrei iniziare dicendo che come architetto amo molto il concetto di “rigenerazione” e come politico credo nel principio di sussidiarietà.  Una città che ha vissuto cinque anni di amministrazione depressiva ha bisogno di essere  rigenerata emotivamente, prima che materialmente.  Non voglio sottovalutare l’importanza della questione che ha tenuto impegnata la maggioranza di Petrangeli lungo tutto il mandato, intendo il tema del bilancio da risanare,  ma mentre si faceva ragioneria la città ha perso energia, coraggio, ottimismo.  

Ma è vero che le cose che voi promettete di fare sono davvero tante e richiedono risorse consistenti. Come farete con un Comune in predissesto e impossibilitato a indebitarsi? Non sarete troppo ambiziosi?

Sì, è vero, l’ambizione è elevata. Ma quello che posso dire è che sono tutte cose concrete e condivise con i cittadini. E’ chiaro che un comune in predissesto ,  che ha l’ambizione di riprendere a crescere,  ha bisogno di cercare finanziamenti regionali ed europei ovunque sia possibile, non avendo di suo la possibilità d’investire risorse proprie.  Ma lasciami dire che senza ambizione e senza sogni si fa solo ordinaria amministrazione. E noi non vogliamo.

In che modo declinerete la sussidiarietà?  L’amministrazione di destra  è stata accusata da chi ha amministrato dopo  di comportarsi come una specie di “ Caritas” invece che erogare servizi.

Sussidiarietà vuol dire intervenire dove da solo il cittadino non ce la fa e può capitare che di fronte a drammi veri servano risposte immediate, ma  non è nostro obiettivo sostituirci alla Caritas. Meglio insegnare a pescare che regalare canne da pesca, per dirla con Mao.  Da ex assessore  di Cicchetti ricordo  esperienze molto positive di  sostegno ai più deboli  organizzate dal Comune. Ad esempio, col WWF investimmo in corsi di formazione di ex  tossicodipendenti  utili al loro reinserimento nella vita lavorativa e sociale.

Calabrese vi accusa di aver presentato tardi le linee programmatiche. Avete perso tempo nei tre mesi trascorsi dall’insediamento?

 Il ritorno di Cicchetti, con la stima di cui gode, porta con sé una inevitabile impazienza di vedere risultati, lo capisco. Posso dire che subentrare ad una amministrazione non è mai semplice. A noi è toccata un’impresa più difficile del normale. Gli uffici sono sottodimensionati di dirigenti e di personale e abbiamo avuto da poco la nomina del nuovo Segretario Generale dopo le dimissioni di Battista. Siamo senza Comandante dei Vigili Urbani e senza il Capo della ragioneria. Questo, mentre tante questioni bussano alla porta.

Quali sono le più immediate?

Penso all’Università fortemente a rischio e al progetto  “Rieti 2020” su cui lavorare. Comunque in tre mesi abbiamo riportato i vigili per le strade della città, ci siamo occupati di ridare il servizio dei bagni pubblici sotto al Comune, abbiamo tolto il brutto Teatro Argento, un rudere, uno  scempio in mezzo alla città; abbiamo liberato  Porta D’Arci dal container, un ammasso di ferraglia. Sono piccole cose che vogliono dare il segno del nostro impegno verso una città di cui non si trascura il decoro e che crede in se stessa.  Questa è la nostra idea di città. A chi viene a visitarci vogliamo offrire l’immagine migliore, non una  sciatta e deprimente. Comunque noi ci abbiamo messo tre mesi, a Petrangeli ne servirono quattro, se non ricordo male.

L’amministrazione di Petrangeli  ha puntato sulla Città dei bambini. Voi?

Noi, almeno questa è la mia idea, pensiamo che a Rieti servano i giovani.  Una collettività non a misura dei  giovani perde di tono muscolare. È un tessuto sbiadito.  È per loro che bisognerà ripensare a uno sviluppo economico, turistico, imprenditoriale, commerciale,  urbanistico e culturale che li faccia rimanere. Che magari attragga giovani coppie da fuori. Perché no?

Parliamo del progetto “Rieti 2020”. Qualcuno vi accusa di metterlo a rischio. Cosa c’è di vero?

Per questo devi parlare con gli assessori competenti. Io posso dire che ci si sta lavorando e molto. Credo, crediamo, che le buone pratiche amministrative debbano fondarsi su un presupposto: far tesoro del buono fatto da quelle precedenti, prescindendo dalle differenze politiche. Tenendo conto, però, sia chiaro del nostro programma e della nostra idea di città. Da questo nasce la necessità, là dove è possibile di rimodulare il progetto, anche nelle sue parti immateriali, come si sta cercando di fare. Io, ad esempio, credo nelle politiche urbane condivise.  Se c’è un luogo dove la democrazia partecipativa si realizza e dove si costruisce il futuro  è l’Urban Center, dove si incontrano le istanze sociali, economiche, urbanistiche.  Speriamo si possa inserire nella rimodulazione. Mentre  per la rimodulazione materiale , esiste già in Comune  un progetto molto bello. Realizzarlo significherebbe, si spera significherà,  dare a Rieti uno spazio commerciale e di attrazione turistica notevole, come accade in tante altre città.

 Hai parlato di far tesoro  del buono fatto negli anni scorsi. Mi viene in mente la Snia Viscosa e il lavoro portato avanti da Alessandro Fusacchia e Next Rieti.

Sulla Snia Viscosa ho le mie idee. Avendo partecipato all’esperienza di Expo, credo che la vocazione dell’ex area industriale sia quella dell’Ente Fiera.  Ma credo contemporaneamente che il lavoro fatto da Rena  debba diventare patrimonio della Città e non andare disperso.

Le aree ex industriali da trasformare in Ente Fiera hanno bisogno di costose bonifiche. Dove prenderesti i soldi necessari?

Le aree ex industriali, inserite nel piano regolatore dell’Asi, potrebbero accedere a contributi per la bonifica. Se il pubblico interviene nella bonifica, essendo il valore dell’area equivalente,  la proprietà torna pubblica. A quel punto  si possono realizzare capannoni con la finanza di progetto  attraverso un bando rivolto a privati interessati a ristrutturare per poi  affittare agli stand fieristici i capannoni. Per Rieti sarebbe uno sviluppo compatibile con  strutture viarie non eccellenti.  All’amministrazione spetterebbe l’impegno di organizzare una decina di eventi l’anno e ai visitatori di affrontare la Salaria solo poche volte.

Le cose da dire sarebbero molte, sul commercio, viabilità e altro ancora. Ma  sarebbe tropo lunga.

Vorrei dire solo una cosa sul commercio.  Capendo la crisi in atto, dovuta a tante ragioni, compreso il commercio elettronico, Il Comune s’impegna per programma a  cercare di calmierare i canoni di locazione attraverso un accordo con i proprietari d’immobili.

Bene.  Per ora ci fermiamo qui. Vorrei solo concludere con una richiesta. L’amministrazione Petrangeli a mio vedere con la partecipazione attraverso le Consulte ha ottenuto solo un  flop ideologico, mentre ha privato i cittadini, artigiani, casalinghe,  pensionati, disabili e chiunque non abbia la possibilità di recarsi in Comune,  di seguire gli incontri istituzionali attraverso la radio. Si potrebbe  restituire il servizio alla collettività per  favorire il diritto alla conoscenza (mutuo da Pannella)  e la famosa partecipazione?

Mi sembra giusto.  Vedrò cosa si può fare.

Ci conto.








 

 

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