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Amministrative, parliamo con Antonio Cicchetti

 

© Antonio Cicchetti
© Antonio Cicchetti

 
 
virgolette

Č stato il primo sindaco reatino eletto direttamente dai cittadini. Dopo tanti anni ci riprova con #IoCiSto, segno digitale di modernitą e rinnovamento

     

di Rosella Vivio
giovedģ 11 maggio 2017 - 08:57


Antonio Cicchetti è stato il primo sindaco di Rieti eletto direttamente dal popolo nel 1993. Da lui ha avuto inizio il ventennio amministrativo  del centrodestra conclusosi con la vittoria trionfale del centrosinistra. E’ lui uno degli avversari di Petrangeli, forse il più temibile.

Se è vero , infatti, che Cicchetti può apparire come il “ vecchio” che torna,  il “ nuovo”, tale sembrò essere Petrangeli, si ripropone ai reatini con cinque anni di aspettative deluse e di promesse mancate. Questo lo rende obiettivamente fragile. E inoltre la lista di Cicchetti “ IoCisto” è stipata di tanti giovani carichi di energia e di voglia di mettersi al servizio della città. La stessa energia che cinque anni fa diede la vittoria al giovane sindaco Petrangeli, forte di uno slogan azzeccatissimo: “Mettici del tuo”. Dalla sua Cicchetti ha, poi , una rara compattezza delle forze di destra che al tempo delle ultime elezioni comunali si frantumarono fino al cupio dissolvi. Tutte le cose elencate ed altro ancora metterà a dura prova la tenuta di un centrosinistra unito solo dal collante dell’opportunismo elettorale, perché i contrasti interni alla coalizione sono corsi lungo tutto il quinquennio. Che in giro ci siano solo manifesti di Petrangeli fa supporre che l’uomo sia il solo a tirare il carro della campagna elettorale. L’intervista che segue ad Antonio Cicchetti mi è stata rilasciata qualche tempo dopo l’ufficializzazione della sua candidatura.

Antonio, un consigliere comunale del Pd, su Facebook, ti ha attribuito un lungo elenco di errori amministrativi preceduto dal dato anagrafico della tua appartenenza alla “terza età”. Insomma, ti si rimprovera  di non essere giovane. Che hai pensato leggendolo?

Che chi lo ha scritto è un cafone e che parla di cose che non conosce. Inoltre, se voleva essere un’offesa, considerando la composizione sociale della città, ha insultato buona parte degli elettori. Io ci starei attento. Riguardo alle cose che mi vengono attribuite come errori non vale nemmeno la pena di rispondere. Il consigliere dovrebbe studiare prima di attribuirmi come merito solo di essermi occupato di lampadine e fontanelle.

Sicuramente ti si dovrebbe riconoscere di aver anticipato i tempi trasformando il cimitero della città da cattolico a multireligioso. Più critico può essere il tuo intervenuto nell’arredo di alcune piazze. La famosa “caciotta” e lo “Gnomone” di Villa reatina sono decisioni tue.

Sono orgoglioso di aver ampliato il cimitero con una visione multireligiosa.  La mia fu un’operazione di pregio architettonico e di spessore culturale. Gli attuali amministratori non sono riusciti a consegnare nemmeno i loculi pagati da anni. E a loro si deve un progetto che distruggerà esteticamente l’intervento architettonico realizzato da due ottimi architetti contiglianesi, Carlo Rosati e Gianni Baiocchi.

E lo “gnomone”? Qualcuno dice che la sua realizzazione, tra l’altro costosa, sia dovuta alla volontà di cancellare la Piazza Unità.

No. Lo gnomone nasce dal desiderio di riqualificare una piazza degradata con un’opera architettonica di pregio. Per me Villa Reatina è sempre stata importante. Lì abitava un mio  amico carissimo, Francesco Paolucci, morto troppo giovane.

Sì, era anche mio amico. C’è poi la famosa “caciotta”.

Io non partecipai nemmeno all’inaugurazione. Una volta vista la sua realizzazione capii che era stato un errore. Non è mai piaciuta nemmeno a me. Ma oggi sembra sia diventata interessante per la sinistra che l’aveva tanto disprezzata. E’ ancora lì.

Parliamo del #ioCisto, uno slogan graficamente giovane,  essendo preceduto da un hashtag, simbolo del cancelletto. Roba da sintassi digitale, non esattamente da terza età.

In cinque anni la città, particolarmente il centro storico, ha perso la sua forza di cuore vitale ed economico. Non si è vista uno straccio di strategia e di azione da parte del giovane Petrangeli e dei suoi giovani assessori. Chi ama Rieti e si impegna fin da ragazzino a favore del potenziamento delle sue tante risorse, vedendo un declino progressivo non poteva che dire “ io ci sto”. Mi sono messo di nuovo al servizio dei miei concittadini dopo averci pensato a lungo. Mi sono offerto a patto che tante forze, di ogni età e competenza, mi dessero una mano.  #ioCisto è il simbolo di una alleanza intergenerazionale tra una persona che mette a disposizione l’esperienza, la conoscenza dei meccanismi amministrativi, la concretezza, e forze giovani che vogliono ridare vita alla loro città, oggi ridotta allo stremo. Io voglio che i nostri giovani non siano costretti alla fuga e che nasca una nuova classe dirigente, indispensabile per ben governare una città piena di storia e bellezza come è Rieti.

E come pensi di fare? La crisi da noi è strutturale. Dopo la fine del nucleo industriale non si è fatto nulla per individuare i punti di forza da cui poteva nascere una nuova economia.

Innanzi tutto evitando il libro dei sogni che fece vincere Petrangeli e che nei fatti non ha prodotto nulla. Non si è fatto un bel niente con la scusa del debito. Un debito moltiplicato e incautamente considerato da predissesto. Nel 2014 il Sole24Ore metteva Rieti al ventinovesimo posto tra i comuni più indebitati. Prima di noi c’erano  Torino, Milano, Siena, Genova e tanti altri comuni che non hanno scelto il predissesto. Parma, dove è diventato sindaco Pizzarotti, era indebitata più di noi. Ma, a differenza di Rieti, non ha scelto d’imprigionare per decenni l’amministrazione e di legarsi le mani per il futuro. Noi, ad esempio, non potremo accedere a mutui.

Ma il debito c’era, come ci sono state troppe assunzioni, troppe borse lavoro, spesso a favore delle stesse persone.

Certo che c’era. Come c’era a Torino dove la Fiat ha smontato uno storico sistema industriale. Da noi, come a Torino, la fine del nucleo industriale ha portato alla necessità di occuparsi delle sofferenze sociali. I soldi sono stati destinati al sostegno di categorie in sofferenza. Non ci sono stati sprechi e spese pazze di rappresentanza da parte degli amministratori.

E allora che farete se vincerete, date le difficoltà prodotte dal predissesto?

Bisognerà ricostruire un tessuto industriale. Rieti ha vissuto le sue condizioni migliori con l’industria. Si cominciò con la Viscosa per arrivare a quelle del nucleo industriale finite  con la Cassa del Mezzogiorno. Ora bisognerà andare a cercare nuove industrie aggressive sul mercato che riportino lavoro in città. Busseremo con umiltà per convincerle a venire da noi perché è conveniente. Noi abbiamo tanta acqua indispensabile per le industrie farmaceutiche. Un settore di alto profilo lavorativo e professionale. È lì che dobbiamo guardare..

E l’artigianato? Non credi che il nostro territorio esprima una grande vocazione artigianale da valorizzare?

Certo! E infatti bisognerà mettere mano alla zona artigianale di Vazia. Invece che realizzare capannoni in alcuni casi  sono stati costruiti appartamenti al posto delle officine. E penso a una scuola comunale che tramandi ai giovani le nostre tradizioni artigianali. E quale grande sviluppo potrebbe avere l’agricoltura nella Piana se solo si riuscirà a realizzare colture richieste dal mercato moderno? Bisogna pensare che siamo a pochi chilometri dalla Capitale che potrebbe assorbire i nostri prodotti, ridando dignità ai contadini.

Sanità e trasporti, non stiamo messi bene.

La sanità è il segno dell’incapacità di alzare la voce da parte dell’amministrazione comunale dii sinistra, come quella regionale. Ti rendi conto che Monterotondo fu dichiarata zona disagiata, mentre Amatrice no? Solo la tigna di Pirozzi riuscì a far cambiare il decreto.  Rieti è stata considerata zona disagiata solo dopo il terremoto. L’Ospedale reatino non è stato potenziato dopo la chiusura di Magliano e la distruzione di quello di Amatrice e ora la Asl è anche commissariata. Sui trasporti, farò del tutto per avere i treni a doppia alimentazione che in 1 ora e venti possono portare i pendolari a Roma in modo dignitoso.

Tu sei contro la ZTL.

Io sono contro la morte del centro storico. La prima cosa che farò è riaprire via Garibaldi.

E le ex aree industriali?

La Commissione presieduta da Tigli fece un gran lavoro e altrettanto ha fatto l’associazione RENA. Non promettiamo di fare tutto e subito, ma di avviare concretamente progetti innovativi e idee per far ridiventare produttive e vitali le aree che resero ricca e produttiva Rieti.

Parliamo del  Terminillo.

Altro tema doloroso. Bisogna partire prima di tutto da ciò che il Terminillo è, un polmone verde. Al tempo della mia consiliatura la Provincia, presidente Calabrese, riuscì ad ottenere contributi europei per la realizzazione di una struttura medica per la respirazione. Venne costruita la struttura e acquistati  macchinari, tutto è andato in malora. Risorse pubbliche sprecate. Bisogna riprendere quell’opera e impegnarsi a farla funzionare insieme a ciò che è bloccato, come la piscina costata una montagna di soldi e il Campo di Altura. E bisogna anche entrare nel Consorzio che riunisce tutti i comuni dell’area del Terminillo.

Chiudiamo con la Rieti-Torano, ancora incompiuta.

Io sono per la salvaguardia della frazione di  Casette e con la proposta di Cittaducale. Quello sarà un altro compito che ci diamo. Finire la strada e scegliere il tracciato meno costoso, sia sul piano economico che sociale. Rieti avrà da noi la vitalità perduta. Non basta essere anagraficamente giovani per dare la carica di cui la città ha disperatamente bisogno. Dateci fiducia e non ve ne pentirete.








 

 

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