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© Uno dei varchi al centro storico
© Uno dei varchi al centro storico

 
 
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Uno strumento fondamentale di programmazione e gestione urbanistica, obbligatorio e da aggiornare ogni due anni

     

di Marco Giordani - lista “Rieti e Umbria” per Paolo Fosso
sabato 15 aprile 2017 - 19:50


Già al suo ritorno in campo, Cicchetti aveva esordito con il tema principe, la ZTL – o meglio l’isola pedonale – proponendo di aprire 50 metri davanti alle Poste, per rivitalizzare il centro storico con un caffè volante da Gengarelli. Chiuso, speriamo provvisoriamente, lo storico bar, la discussione si è spostata altrove, sul Piano Urbano del Traffico, che ha consentito l’esplicito ritorno, a fianco di Cicchetti, dell’ex capo dei vigili Aragona.

Chiariamo che il PUT non è uno sghiribizzo ma uno strumento fondamentale di programmazione e gestione urbanistica, per legge obbligatorio dal 1992 e da aggiornare ogni due anni.

In questa città, che in quegli anni a guida Cicchetti ed Emili ha subito una rivoluzione urbanistica, questo obbligo è stato largamente disatteso. Gli interventi sulla viabilità in quegli anni sono stati effettuati solo puntualmente e senza essere supportati da uno studio dei flussi. Né con una condivisione con la cittadinanza; basti ricordare l’intervento davanti al Cimitero, per il quale si predispose che per andare dai Geometri a via de Juliis occorreva passare per Piazza Tevere.

Quando come Consulta cittadina ci fu presentato cosa era stato lasciato in progetto, ci trovammo solo davanti ad una dozzina abbondante di rotatorie, ad ogni incrocio ma non in quelli problematici: Manicomio, Ospedale, Cicolana, Porta d’Arci, Futura.

Era quindi dovuto per legge, per l’amministrazione attuale, mettere mano ad un vero Piano Urbano del Traffico.

Incomprensibile però è stata la pretesa di tenerlo distinto (per quanto se ne sa, in quanto ancora “segreto”) e comunque successivo alla gestione del traffico dentro le mura, come se il centro sia una variabile indipendente.  E chissà se il PUT tenga conto della prossima edificazione, da PPA ed altri strumenti, per 7mila persone.

Malissimo poi come il processo è stato gestito, in quanto ripetutamente l’assessore Ubertini aveva garantito che al PUT si sarebbe “lavorato” insieme alla Consulta Cittadina (nel rispetto certo delle proprie responsabilità e competenze) e che sarebbe stato prima della approvazione presentato alla città. Ma questo è parte del tradimento clamoroso degli slogan “Mettici del Tuo” e “Diventiamo Sindaco”, opportunamente abbandonati per queste nuove elezioni.

Alla pessima figura trasversale su questo argomento non si sottrae il centrista Calabrese, che – sentendo “parlare di Piano del Traffico da anni” (sic!) – si augura un PUT contrattato tra Assessori, e non a quanto pare redatto a partite da uno studio serio.

Egli sembra ignorare poi che il PUT (revisione obbligatoria ogni due anni) riguarda “interventi realizzabili e utilizzabili nel breve periodo e nell'ipotesi di dotazioni di infrastrutture e mezzi di trasporto sostanzialmente invariate” mentre i “collegamenti sotterranei” di cui Calabrese parla sarebbero piuttosto parte di un PU della Mobilità (opzionale ogni 10 anni).

Stupisce questa confusione di Calabrese, tanto più che la legge del 92 prescrive il PUT anche alla Province; ma deve essere passato così tanto tempo che i ricordi e le competenze si affievoliscono.

Una amministrazione di Paolo Fosso non potrà allora che ripartire da un rispetto degli obblighi di legge, dall’abbandono della improvvisazione, dalla condivisione e partecipazione con la cittadinanza.








 

 

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