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Riordino delle comunità montane, l'allarme degli amministratori

 

Castel di Tora
Castel di Tora

 
 
virgolette

Tre consiglieri comunali scrivono al presidente della Comunità montana del Turano

     

di Clemente Dominici
sabato 18 marzo 2017 - 08:05


«A seguito dell'approvazione della legge in oggetto che dispone la trasformazione delle Comunità Montane in Unioni di Comuni montani, come amministratori del territorio abbiamo approfondito un po' l'argomento nell'intento di dare un nostro modesto contributo su questa importante materia che è estremamente importante per il futuro del nostro territorio. Essendo tu il responsabile dell'organismo ora messo in discussione, ci rivolgiamo a te con questa nota per esprimerti la nostra preoccupazione per il futuro di questa Valle perché abbiamo l'impressione (meglio ancora la paura) che a livello regionale si stia andando verso il semplice cambio di nome delle attuali Comunità montane senza tener conto che le future Unioni montane diventeranno con tutta probabilità i contenitori nell'ambito dei quali vi sarà l'esercizio obbligatorio delle funzioni comunali dei piccoli comuni». È quanto si legge in una lettera inviata da Liliano Patrizi, consigliere di Castel di Tora, Maria Fioravanti, consigliera di Collegiove, Rosanna Corasaniti consigliera di Paganico Sabino a Dante D'Angeli, Presidente della Comunità Montana del Turano.

«È evidente che se ciò dovesse accadere, tra qualche tempo ci ritroveremmo mega unioni con territori molto estesi, disomogenei, complessi e con tanti comuni da rappresentare nei loro pletorici organismi collegiali. A ciò - prosegue gli amministratori comunali - si potrebbe obiettare che le attuali comunità montane hanno già questi perimetri, ma qui la risposta ci pare ovvia: un conto è avere enti che gestiscono solo i fondi della montagna e poche funzioni volontariamente associate e un conto è gestire tutte le funzioni comunali con i municipi che senza compiti propri non avranno più alcuna ragione di essere In questa situazione è pertanto fondamentale chiedere con forza alla Regione Lazio di non effettuare una semplice trasformazione giuridico - geografica delle attuali comunità montane e di concedere quelle deroghe previste dalla legge statale sul limiti minimi di popolazione (i famosi diecimila/tremila abitanti ) che ci consentano assetti amministrativi diversi».

«Tutto ciò dovrebbe ovviamente avvenire in occasione della prevista approvazione da parte della stessa Regione del Programma di riordino territoriale di cui alla legge in oggetto. In questo contesto, per la nostra zona del Turano noi ipotizziamo la costituzione di tre nuove Unioni di Comuni Montani all'interno delle quali potrebbero essere svolte con efficacia, efficienza ed economicità tutte le funzioni fondamentali dei Comuni; funzioni distribuite tra i comuni che le comporranno con il risultato, da un lato, che i cittadini verrebbero serviti meglio con minori spostamenti e con minori costi mentre, dall'altro lato, i nostri enti continuerebbero a svolgere la loro funzione di baluardo della democrazia in territori già drammaticamente dimenticati da tutti grazie alla dislocazione al loro interno di parte delle funzioni comunali accorpate (ne verrebbero in media tre o quattro per Comune) scelte anche sulla base delle professionalità presenti tra il personale che ora vi opera). Per queste ragioni, caro Presidente, - concludono Patrizi, Fioravanti e Corasaniti  - ti invitiamo a farti urgentemente promotore delle necessarie iniziative politiche e di coinvolgimento sull'argomento del Consiglio della Comunità Montana, dei Sindaci e degli altri amministratori, delle varie realtà associative locali affinché dal basso si arrivi a costruire una nostra proposta da presentare alla Regione: "La proposta della Valle del Turano sulle nuove Unioni di Comuni Montani"».








 

 

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