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A Rieti presentato il libro di Cipolloni

Un momento della presentazione

«Un ritratto attento e sentimentale di un’epoca importante della storia locale»

29/07/2020 19:13 

 

A Rieti il libro 'Private, venti giornaliste nel tempo sospeso'

La presentazione a Passo Corese

La presentazione del libro, edito da Funambolo, sarà a Rieti sabato 25 luglio alle ore 18 al Polo culturale Santa Lucia

20/07/2020 18:41 

 

Osterie e ristoranti nella Rieti del Novecento, il libro di Antonio Cipolloni

Antonio Cipolloni e il suo libro

Presto nelle librerie ed edicole di Rieti

05/07/2020 09:54 

 
 

 
   

 

 

In libreria la terza edizione del libro ‘Panfilo gatto archeologo’

 


 
 
virgolette

A Rieti l'ultima opera di Rita Giovannelli

     

di Lino Di Stefano
domenica 5 febbraio 2017 - 12:10


Rita Giovannelli, imprenditrice, guida turistica e scrittrice è conosciuta non solo nella città dove vive, Rieti, ma in tutt’Italia ed anche all’estero considerate le sue molteplici attività che spaziano in vari campi della cultura intesa, quest’ultima, nell’ accezione più ampia ; suo, per fare un esempio, il Premio ‘Benemeriti del turismo e dell’ospitalità’, conseguito a Cracovia nel 2003, senza contare altri riconoscimenti ottenuti durante la sua laboriosa operosità in tante parti della penisola.

Come Autrice, ha dato alle stampe diversi volumi dei quali vogliamo ricordare solo qualcuno come, ad esempio, ‘Un giorno a Rieti (2010), ‘Rieti da scoprire’ (2012), ‘Rieti sotterranea’ (2012), ‘La processione di Sant’Antonio a Rieti’ (2014), ‘Vita di Santa Barbara’ (2014), etc. Quest’ultimo, assai rilevante, da una parte, per la drammaticità della materia – Barbara, ‘in pectore’cristiana, decollata dal padre pagano Diòscuro – e dall’altra, per l’appassionata partecipazione e il seducente stile con cui lo studio è stato redatto.

Lavori tutti di livello quantunque il libro, ‘Rieti sotterranea’, rivesta un’importanza particolare perché sorretto da efficaci immagini dei luoghi e da uno stile didascalico che pone il lettore al cospetto della ‘magia di una scoperta’, come recita, appunto, il sottotitolo della ricerca. Ora, la scrittrice si è ripresentata, in questi giorni, all’attenzione non soltanto dei propri concittadini, ma pure dei lettori in genere, con la terza edizione della storia ‘Panfilo gatto archeologo’ (Fabri, Rieti 2017).

Ma chi è, è lecito chiedersi, Panfilo? Gatto di una nobile stirpe reatina, l’animale vive in una sontuosa magione in compagnia di due pappagalli multicolori chiusì sì in gabbia, ma, ogni tanto, lasciati liberi dalla padrona e saltellanti sulla spanna della mano della stessa. Panfilo, alto, vigoroso e di sfumatura rosso-dorata si recava con la padrona in campagna dove dava sfogo alla sua intraprendenza saltando addirittura sul dorso della pecora Petronilla.

A casa, si appisolava, invece, sulla poltrona ascoltando le conversazioni degli amici della famiglia intorno ai sotterranei, o grotte, del palazzo; da qui, la sua passione per l’archeologia e da qui, le sue frequenti visite nella cantina dove c’era anche una radio. L’itinerario era sicuramente sinuoso e pure un po’ pauroso, ma il gatto, ad onta di ciò, proseguì nelle perlustrazioni imbattendosi in un arco romano dalle cui crepe trapelavano delle gocce d’acqua.

A questo punto, Panfilo rientrò in superficie col proposito di effettuare una seconda visita nel sotterraneo; intanto, aveva sentito dire dagli amici della padrona che la grotta non era altro che un viadotto edificato dai Romani per rialzare la via del sale – le celebre Via Salaria – contro le inondazioni del fiume Velino che forma anche la cascata delle Marmore.

Il sale, com’è noto, era, per un verso, la ricompensa dei soldati e, per l’altro, un elemento insostituibile per preparare alcuni farmaci; esso, inoltre, era somministrato alle pecore affinché producessero più latte. Il gatto, frattanto, fece un’altra escursione nei sotterranei portando con sé carta, matita, metro e macchina fotografica non senza rinvenire, casualmente, un’utile torcia.

Nonostante degli operai lavorassero in zona, Panfilo riuscì a scattare delle fotografie mentre, all’improvviso,   gli si parò davanti un altro gatto, vecchio e spelacchiato, che afferrò un bastone e si autoproclamò Pammacchio, re della grotta; Panfilo, dopo un breve imbarazzo, non si fece intimorire spiegando al suo simile il proprio stato; risalito in superficie, esso tornò, nei giorni successivi, nei sotterranei per proseguire le perlustrazioni non senza subire alcune aggressioni – graffi e intimidazioni varie – da Pammacchio. Dopo tali scaramucce, comunicò a quest’ultimo la sua vera missione invitandolo parimenti a convivere; al diniego, Panfilo scagliò un secchio d’acqua al suo rivale mentre un piccione, Papiria, gli confidò che il vecchio felino aveva ucciso il suo compagno.

Intanto, Panfilo, Papiria e il topo Porfirio fecero amicizia trascorrendo, in loco’, giorni felici; da qui, l’opportuna conclusione di Rita Giovannelli volta a dimostrare che “l’amore per la storia di Rieti, fu il migliore collante della loro amicizia”. Questi i fatti, nella loro essenzialità e nella loro dinamicità narrati, con la consueta spigliatezza, dall’Autrice la quale ha trovato nelle illustrazioni di Lucia Ricciardi la completezza della favola.

La quale, in definitiva, ha contribuito a rendere il volumetto appetibile ai bambini, ai giovani e agli adulti perché la fantasia – quale facoltà della mente di abbandonarsi liberamente all’immaginazione – è propria dell’uomo visto, come sostiene G. B. Vico, che gli esseri sono eterni fanciulli che innanzitutto sentono senz’avvertire, dopo “avvertono con animo perturbato e commosso” e indi di riflettono “con mente pura”. I suoi disegni parlano da soli considerati il realismo, l’icasticità e la vivacità cromatica delle figure.

Un bel lavoro, questo di Rita Giovannelli, libro da raccomandare e da affidare all’individuo odierno che vive le angosce di un’umanità malata che non gli consentirà, forse, di salvarsi.








 

 

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