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«La maledizione di Eufronio», tra romanzo e realtà il libro di Ugo Amabile

 

Coppa di Euphronios (Vaso di Eufronio)
Coppa di Euphronios (Vaso di Eufronio)

 
 
virgolette

Eufronio, ceramografo e ceramista greco antico, è ritenuto uno dei più autorevoli maestri dell'arte greca tardo arcaica e dello stile a figure rosse

     

di Lino Di Stefano
sabato 24 dicembre 2016 - 18:05


Eufronio è stato un personaggio realmente vissuto tra il VI-V secolo a.C. - un vasaio e un ceramografo attico esperto, cioè, nella tecnica a figure rosse - il quale, con la sua officina, arrecò un contributo notevole al menzionato nuovo stile. Una delle sue più importanti realizzazioni rimane il cratere raffigurante lo scontro fra Ercole e Anteo che si conserva al Louvre di Parigi.

Ora, avendo come centro d’interesse l’opera dell’artista greco, lo scrittore Ugo Amabile ha imbastito un pregevole romanzo, a nostro giudizio, che già dal titolo ‘La maledizione di Eufronio’ (Bibliotheca, Roma, 2016), lascia trasparire gli sviluppi di una storia tanto intricata quanto interessante e ricca di ‘pathos’. Uno dei principali interpreti delle vicende – Yusef Hassan Ahmed detto il Turco, ma in effetti di origini egiziane per parte materna, per l’esattezza libiche visto che egli è nato in Libia da dove è scappato con la famiglia dopo l’avvento di Gheddafi – commercia, in maniera clandestina, in reperti arcaici, il più ricercato dei quali è proprio il celeberrimo vaso di Eufronio.

Sposato con Armida Sebasti e padre di tre figli rispettivamente di sedici, quindici e tredici anni, il sessantenne sedicente esperto di antichi resti archeologici essendo, appunto, di educazione islamica in casa si comporta da padre-padrone e un giorno sorprendendo la moglie sul pianerottolo mentre scambia due parole con l’amministratore del condominio – il quale le sta comunicando la sospensione dell’erogazione della corrente dei lavori all’ascensore - la schiaffeggia e la caccia di casa.

Inizia, da questo momento, per la donna e i tre figli, una serie di peripezie e di disagi che la mettono in seria difficoltà tant’è vero che, senza l’aiuto di una cugina, avrebbe incontrato ulteriori privazioni; il parroco della parrocchia le procura una modesto incarico consistente nel produrre, in tribunale, fotocopie agli avvocati e un giorno mentre si trova intenta nel suo lavoro incontra per caso un signore, il quale, dopo averle chiesto chi fosse, si qualifica affermando di essere il giudice Marco Mirabile.  

Yusef, ad un certo punto, incarica l’amico Khaled di comunicare alla moglie e ai figli che se vogliono tornare a casa, devono rispettare gli usi, i costumi e le tradizioni della religione musulmana; l’arabo scopre anche che Armida ha ricevuto un libro in omaggio da Mirabile - che è anche uno scrittore - e glielo sequestra per consegnarlo a Yusef. La donna umiliata comunica all’amico del marito che intende separarsi a causa dei soprusi subiti.

Armida chiede aiuto al giudice nella ricerca di una appartamento, anche modesto, e il magistrato le promette di fare del suo meglio; nel frattempo, Yusef viene convocato in tribunale a causa di un esposto presentato dalla moglie contro di lui. Il giudice preposto lo invita a comportarsi correttamente con la famiglia, pena altri provvedimenti nei suoi confronti. Intanto, il magistrato Mirabile intuisce che Yusef non ha una professione alla luce del sole e lo fa presente ad Armida la quale risponde che sui biglietti da visita del marito è scritto ‘import-export’ e che spesso per telefono egli parla di reperti etruschi.

Il giudice le fa anche presente che tale ultimo materiale è proibito dalla legge anche per la scarsità dello stesso, mentre, un giorno, anch’egli deve subire il taglio delle gomme della propria autovettura; non è arduo per Mirabile comprendere che l’autore dello sgarro è Yusef, persona veramente ignobile e detestabile. Un altro giudice assume l’incarico di seguire le illecite attività del Turco il quale è implicato in una fitta rete di sporchi commerci di oggetti archeologici con la collaborazione dei titolari dell’officina meccanica  e di altri loschi figuri.

Insomma, un traffico non solo di pezzi etruschi, ma anche di vari stupefacenti tant’è vero che Mirabile chiede al collega Ragusa - preposto al controllo del magazzino dell’enorme mole di reperti archeologici sequestrati unitamente a quadri e ad altro materiale artistico – se può occuparsene per ricavarvi elementi per incastrare Yusef e i suoi complici. L’operazione è laboriosa, ma ha esito positivo perché oggetti di metallo con doppiofondo contengono bustine di polvere bianca, cioè di droga.

Scoperti i loschi traffici di Yusef, dei fratelli Albanese, titolari di un’officina, e di altri ambigui personaggi, i giudici mettono sotto stretto controllo – con Polizia, Carabinieri e Finanza – tutti i movimenti della banda inseguendola allorquando, segnatamente Yusef, si trasferisce nel bresciano per recuperare il celeberrimo vaso di Eufronio rinvenuto dal tombarolo Mario e nascosto nella tomba del cinghiale; vaso che avrebbe fruttato al Turco una somma ingentissima di denaro.

I mezzi e gli elicotteri delle forze dell’ordine seguono, passo passo, il furgone in fuga e ad un certo punto Khaled, perso il controllo del mezzo, fa un incidente, precipita nelle acque di un lago e muore affogato; frattanto, Yusef raggiunge Mario ed entrambi si calano nella grotta del cinghiale per recuperare il vaso di Eufronio che osserva Ugo Amabile “apparve in tutta la sua eleganza”.

Ma, evidentemente, Yusef e Mario hanno fatto male i conti poiché nel momento in cui il primo ha in mano, felicissimo, l’opera di Eufronio, all’improvviso compare il celebre etruscologo svedese Anderson il quale con una pistola puntata intima a Yusef di deporre l’opera a terra; quest’ultimo, però, con una mossa rapidissima estrae dal taschino della giacca un coltello ferendo il docente il quale, a sua volta, spara colpendo Yusef e Mario. Il crollo della volta travolge tutti, ivi compreso, Person, l’assistente del professore scandinavo,  mentre il secondo assistente Samuelson viene, a sua volta, trucidato da un cinghiale.

In questo modo, la maledizione di Eufronio diventa realtà e la stessa Armida, dopo, i primi dispiaceri per la morte del consorte, riceve, con l’aiuto di Mirabile, prima una supplenza dal Dr. Tramonti e, in secondo momento, testimone il giudice, sposa il funzionario coronando il proprio sogno d’amore. Questi i fatti nella loro essenzialità, ma il romanzo si presenta molto più elaborato, ricco di sorprese e di colpi di scena

Scritto in un italiano molto corretto, il libro di Ugo Amabile si fa apprezzare non solo per l’intricata e  felice trama, ma anche per i colpi di scena che, di volta in volta, pongono il lettore al cospetto di situazioni nuove e, come tali, degne di essere vissute ed interpretate nel migliore dei modi. Un notevole giallo, insomma, ma di quelli con la lettera maiuscola in quanto l’Autore riesce a padroneggiare la materia mantenendo la stoffa dello scrittore che sa il fatto suo. Per tale motivo, lo raccomandiamo ai lettori che intendano accostarsi ad un esempio di buona letteratura.








 

 

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