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Nobiltà della famiglia Leoni di Rieti

 


 
 
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L'ultima pubblicazione della Rivista di Araldica dedicata ad un saggio di storia locale di Rieti e del circostante territorio della Sabina e dell’Umbria

     

di Gianfranco Paris
sabato 3 dicembre 2016 - 20:59


Il numero 132-33 della Rivista di Araldica, Genealogia, Ordini Cavallereschi che si intitola “Nobiltà”, ultimo uscito, è dedicato interamente alla Araldica e Nobilita della Famiglia Leoni di Rieti, una antica Famiglia Sabina tra Stato Pontificio e Regno d’Italia. Lo ha scritto il Marchese Valerio Leoni, docente benemerito di Igiene generale e ambientale del corso di laurea in Medicina e Chirurgia della Sapienza, Università di Roma. Già Delegato del rettore per lo sviluppo del Polo universitario di Rieti.

Mi preme sottolineare subito che, poiché in questa materia circolano una serie di pubblicazioni patacche, in questo caso siamo in presenza di un saggio di storia locale di Rieti e del circostante territorio della Sabina e dell’Umbria, riccamente documentato da un densa bibliografia e da una serie di documenti giacenti presso biblioteche e archivi di Stato locali e no.

E non potrebbe essere stato altrimenti, anche perché il prof. Valerio Leoni è fondatore, ed è stato presidente fino all’anno scorso, della Associazione Storica della Sabina ed autore di numerose pubblicazioni di storia locale. Come si ricava dal titolo di marchese che gli spetta per legge come attributo del cognome, nel rispetto della costituzione vigente, il prof. Valerio ha scritto un saggio sulla Sua famiglia e ne ha ben d’onde perché il nome dei Leoni gode a Rieti di ottima reputazione, diversa da molti altri componenti della nobiltà reatina del passato che non si possono fregiare dei medesimi meriti.

Il primo a fregiarsi del titolo di marchese fu nel 1825 Pietro Leoni per concessione dello Arci vescovo di Spoleto Mario Ancaini e fu in quel periodo che i Leoni, che esercitavano il credito verso i comuni, in applicazione di un Motu Proprio di Pio VII che consentiva ai creditori di recuperare i loro crediti attraverso l’acquisizione di terreni dei comuni debitori, entrarono in possesso di vastissime estensioni di territorio nel comuni della Sabina e dell’Umbria.

E fu il successore Arcivescovo di Spoleto Giovanni Maria Mastai Ferretti, il futuro Papa Po IX, che ricoprì di molti onori Paolo Leoni, figlio di Pietro, e tutta la famiglia Leoni. Con queste premesse fu facile ai Leoni, che originariamente provenivano da Rivodutri, recitare un ruolo importante anche a Rieti, di cui furono per decenni amministratori per nomina papale, e in tutta la Sabina. Nel saggio il Prof. Valerio tratta con dovizia di particolari tutta la materia che regola il diritto vantato dalla famiglia di fregiarsi del titolo di marchese arrivando fino ai giorni nostri.

Si tratta di una interessante discettazione di natura araldica e genealogica, corredata da riferimenti bibliografici e documentari, che sono certo interesserà molto non solo i cultori della materia, bensì anche tutti coloro che studiano la storia locale, perché da essi si ricavano notizie molto importanti relative ai fatti politici e sociali che si sono verificati in Sabina e in Umbria e che certo non possono essere oggetto di trattazione in questa sede. A me preme esprimere alcuni concetti che l’attenta lettura mi ha suggerito. Il prof. Valerio, parlando del passato della sua famiglia, ci mette molto del suo. Mi direte, ma come potrebbe essere il contrario? Il fatto è che egli, pur nel rigore storico, trasmette al lettore un senso di nostalgia mal celata e mal vissuta.

Questo fatto diminuisce l’efficacia del “racconto” storico e suscita nel lettore un certo disagio, mal disponendolo ad un esame sereno del passato. Ciò che è stato è stato. Il passato è il prodotto di un’epoca, se oggi le cose sono cambiate è bene solo ricercarne serenamente il perché. Poi però alla fine il miracolo, con le due righe conclusive del saggio che ci riconciliano con l’autore, come è giusto e gradevole che sia: “Importa poco aver ereditato un titolo nobiliare se poi non lo si rimette in gioco nella vita con tre semplici sistemi: il lavoro, l’amore, l’onestà.”

E nella famiglia Leoni su questa linea troviamo tutti i protagonisti del secolo appena trascorso, a cominciare dal marchese Tito Leoni, uomo e medico di grande probità, al servizio di tutti coloro che avevano bisogno di assistenza. Guida e riferimento apprezzatissimo per venti anni della Loggia massonica Sabina Lodovico Petrini dal 1904 al 1924, della quale faceva parte il fior fiore dei reatini dell’epoca, fino alla distruzione della Loggia, situata all’interno del Palazzo Leoni in via Garibaldi, ad opera degli squadristi reatini.

Poi l’avv. Giorgio Leoni, professionista integerrimo, e lo stesso prof. Valerio, al quale va il merito di aver favorito la istituzione di corsi universitari a Rieti attraverso la università della Sapienza di Roma e di aver creato, con la istituzione della Associazione Storica della Sabina, un punto di riferimento di tutti coloro che si occupano di storia locale, la conoscenza della quale è indispensabile per la formazione di cittadini consapevoli e democratici.

Questi Leoni hanno praticato “il lavoro, l’amore, l’onestà” ed è questo il loro maggiore merito che li rende ancor più degni del titolo di Marchese. Una lettura edificante, peccato che non sarà facile trovarla. Può comunque essere richiesto per posta elettronica a leoni.valerio@alice.it.








 

 

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