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Avventura al cimitero

 


 
 
virgolette

Attardandosi al camposanto si può rimane soli

     

di Lino Di Stefano
giovedì 3 novembre 2016 - 08:24


Può capitare a tutti, e capita, di rimanere chiusi in un locale – ufficio, scuola, negozio, supermercato o  posto qualsiasi – per diverse ragioni, non ultima la distrazione, e attraversare momenti difficili e imbarazzanti per chiunque soprattutto se non esistono strumenti efficaci per segnalare la propria difficoltà. La Signora X, nella fattispecie, ha vissuto, di recente, un’esperienza simile - segnatamente in un cimitero del suo paese di origine - ma dotata, per fortuna, di quel congegno diabolico, ma anche utilissimo, che risponde al nome di telefonino.

L’inverno di un paio di anni fa, per la precisione a gennaio, la Signora X si era recata al camposanto del suo paese nativo per ottemperare a quell’obbligo morale al quale nessuno dovrebbe sottrarsi, e speriamo neppure uno si sottragga, per ovvi motivi, visto che nel luogo santo riposano i propri congiunti più stretti. Ma, come succede un po’ a tutti, in tali casi, dopo aver espresso il proprio cordoglio ai propri cari, spesso ci si sofferma a manifestare i medesimi sentimenti ad altri parenti, amici e conoscenti.

Considerato, altresì, che le generalità e le immagini dei defunti, stampate sulle lapidi, esercitano un’irresistibile attrazione su presenti e tenuto conto, ancora, della mole dei ricordi suscitati dalla familiarità intessuta, a suo tempo, con gli stessi. Senza, trascurare, naturalmente, le iscrizioni impresse sulle pietre tombali del tipo: “Singolare testimonianza di virtù”, “Ligio al dovere fino all’estremo sacrificio”, “Raro esempio di amore materno”, “Dedicò la sua esistenza a fare del bene al prossimo” e così di seguito.

E, allora, se la visita ai defunti si è svolta o si svolge di pomeriggio, può accadere che una persona si distragga, perda la cognizione del tempo, si ritrovi chiusa in qualche luogo senza potersi districare da quella situazione di momentaneo disagio. Fatto occorso alla Signora X nella circostanza citata la quale, senza perdersi d’animo, data anche l’ora, ha subito telefonato alla caserma dei Carabinieri del suo paese trovando il numero di telefono disattivato perché nei piccoli centri anche l’Arma chiude i battenti, diciamo così, presto.

Essa, però, sempre senza perdere il controllo dei nervi, si è rivolta alla Caserma di una cittadina non lontana dal luogo natìo ed è riuscita ad esporre la situazione in cui si trovava quantunque il militare in servizio, in quel momento, ritenesse che si trattasse di uno scherzo di cattivo gusto e, lì per lì, facesse anche un po’ d’ironia sulla situazione di impaccio in cui si trovava la persona in questione.

In attesa, comunque, che i militari intervenissero per sbrogliare la situazione – un robusto cancello di ferro era, nell’occasione, il baluardo più insuperabile – la Signora X aveva deciso che male che andasse, avrebbe trascorso le lunghe ore della notte nel luogo santo infilandosi, magari, in un loculo - dato che ve ne erano diversi vuoti - non troppo alto per utilizzarlo alla bisogna. Questo perché la protagonista dello spiacevole episodio era, ed è dotata, di tale temperamento da non nutrire, come avviene di solito, turbamenti particolari e spaventi di sorta.

Conclusasi, felicemente, la sgradevole vicenda, la Signora X ha raccontato, e racconta, senza scomporsi, agli amici e conoscenti il fatto strano anche perché, essa osserva, bisogna avere paura dei vivi e non dei morti la cui anima – a seconda delle rispettive credenze religiose e dei meriti o demeriti conseguiti in questa valle di lacrime  – risiede nel luogo loro assegnato dall’Essere Supremo o da chi per Esso.

A questo punto, ci piace porre qualche domanda all’interprete della peripezia vissuta nel campo consacrato dove riposano tutti morti.

«Signora X, è vero che i fatti si sono svolti come da noi descritti e che nemmeno le forze dell’ordine, nel caso di cui si parla, i Carabinieri, hanno offerto le dovute garanzie in quanto hanno pensato ad una burla e, per giunta, di cattivo gusto?». «Sì, esattamente».

«È vero che se le mura di cinta fossero state più basse avrebbe cercato di scavalcarle rischiando, all’occorrenza, la frattura di una gamba?». «Sicuramente, sì».

«È sempre vero, che se la situazione non si fosse risolta, si sarebbe – anche per attutire i rigori del freddo – rifugiata in un loculo vuoto e attendere l’inizio del nuovo giorno?». «Senza ombra di dubbio».

«Quale è stato, infine, il suo effettivo stato d’animo trovandosi da sola, circondata, nottetempo, da tante fiammelle, nel cimitero - parola che significa, giustamente, ‘dormizione’ - spiritualmente a contatto con i suoi cari e i rimanenti defunti in buona parte di sua conoscenza?». «Non mi sono sentita né sola, né impaurita, né abbandonata, anzi ero in compagnia  e protetta dai miei cari (in particolar modo da mio padre e mia nonna paterna); niente e nessuno mi avrebbe danneggiata!».








 

 

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