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Beni culturali ed archivi: la vita riparte da lì. Ne parliamo con Roberto Lorenzetti

 

I recuperi ad Amatrice
I recuperi ad Amatrice

 
 
virgolette

Un sisma, come una guerra, non risparmia vite e memoria storica. Salvare i bene culturali risparmiati dalla furia della natura serve a riprendere un cammino di vita interrotto

     

di Rosella Vivio
venerdì 16 settembre 2016 - 12:23


È difficile parlare di beni culturali  e di archivi da salvare quando le vite strappate ai  propri cari  fanno ancora sentire forti le voci degli affetti. Tra tanta gioia,  nel primo giorno di scuola era impossibile non pensare  agli otto bambini che in quella scuola di Amatrice, nella scuola costruita  velocemente, per fortuna e per merito  della protezione Civile e del ministero guidato dal ministro Giannini, il Miur,  non andranno più. Ed è un peccato sia mancato, da quanto mi si dice,  un minuto di silenzio per ricordarli.

Di fronte all’incommensurabile portata della morte, è vero,  l’aritmetica delle catalogazioni di documenti e la geometria della messa in sicurezza di facciate, opere d’arte, faldoni chiusi su documenti, pubblici e privati,  a primo acchito sembra perdere di valore. E invece, il cammino di una comunità può riprendere davvero solo se il suo patrimonio culturale e identitario, le sue chiese, i suoi monumenti, i prodotti creativi gelosamente conservati fino all’arrivo del ceffone sismico, la sua memoria storica, contenuta nei complessi documentari, non  andranno perduti.

Il dottor Roberto Lorenzetti, direttore dell’Archivio di Stato di Rieti,  è impegnato con la Direzione Comando e Controllo, Dicomac, della Protezione Civile, insediata a Rieti, al recupero degli archivi comunali ed ecclesiastici  di Amatrice ed Accumoli.

D. Chi conosce i luoghi feriti dal sisma che prova nel vederli oggi?

R. La cosa più  impressionante, camminando per Amatrice, è stato il silenzio. Dove prima c’era vita, i suoni, le voci, i rumori che accompagnano l’esistenza umana, oggi, in quella che si definisce zona rossa, quella dove tutto è crollato, a dominare è il silenzio. Un silenzio irreale.

D. Un silenzio che nessuna ripresa televisiva riesce a raccontare.

R. E’ difficile. Solo entrando nel corpo della distruzione si può capire davvero che rovina ha rappresentato questo sisma per Amatrice. Dico Amatrice perché è quella più colpita. Accumoli ha avuto danni, certo. E’ fortemente lesionata, ma ancora si può parlare di un paese che esiste. Amatrice no. Amatrice non c’è più davvero.

D. Quanto ci vorrà per ricostruirla? Si potrà davvero farlo? Si potrà rivedere in piedi uno dei luoghi più significativi del territorio laziale?

R. Amatrice ha la fortuna di avere un grande sindaco. Pirozzi ha ragione nel dire che tutto dipende dall’impegno del Governo. In tre anni, quattro anni, se si avranno a disposizione un miliardo, un miliardo e mezzo l’anno, se ci saranno imprenditori interessati a partecipare alla scommessa ricostruttiva, pensata sullo sviluppo e crescita economica,  non solo degli edifici, si potrà farlo. Amatrice non è l’Aquila. Le sue dimensioni ridotte rendono tutto possibile.

D. Parliamo del recupero delle opere d’arte. Quello terremotato è un territorio ricco di chiese, 115,   di tesori artistici sparsi in numerose frazioni, 86, tra Amatrice e Accumoli, di santuari, di dipinti del ‘400 non distrutti dal terremoto del ‘700, quello che fece migliaia di morti. Quanto lavoro richiede a chi è impegnato nella loro salvezza?

R. Dopo essersi occupati delle vite, quelle riportate al sicuro e di quelle che, purtroppo, si potevano solo liberare dalle macerie, in seconda battuta, si è cominciato a pensare ai  beni culturali. Un impegno che si sta portando avanti con una efficienza e organizzazione impressionanti. L’Italia può andare fiera della sua Protezione Civile, del suo corpo dei Vigili del Fuoco,  dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, del suo volontariato, della capacita organizzativa e operativa di tecnici e professionisti addetti al recupero degli immensi tesori artistici di cui è ricco il paese, in ogni cellula del suo tessuto urbano. Io sono fiero di poter partecipare a un compito così importante come è la messa in sicurezza degli archivi e di misurare personalmente  di quanto grande sia in questa circostanza l’impegno del  Mibact. Nessuna vignetta dissacratrice potrà ridurre quello che di buono abbiamo. Dobbiamo esserne fieri tutti.

D. Che emozione si prova nel recupero di opere d’arte e archivi a cui tu stai collaborando?

R. Un’emozione grande. In mezzo a tanta rovina, veder strappare alla distruzione dipinti e documenti che raccontano la cultura dei nostri paesi e la vita amministrativa comunale è come salvare dalla morte la memoria collettiva di un tessuto sociale che può ripartire da lì per rimettersi in cammino.

D. Quali archivi avete recuperato?

R. Il primo è stato  quello di Amatrice. Si trovava nella stessa stradina dell’Hotel Roma, ma per fortuna il tetto ha retto e si è potuto recuperare, nonostante le scosse continue di assestamento. Più problematico è stato operare in quello di Accumoli. Era conservato nella torre e tirar fuori il materiale da spazi senza finestre,  con la paura che tutto ti crolli addosso è da eroi. I nostri Vigili del Fuoco, lo ripeto, sono giovani straordinari. Come di straordinaria importanza ha avuto il recupero dell’archivio della Chiesa di Agostino, di proprietà della Chiesa.

D.” L'Archivio di Stato di Rieti è diventato la base operativa per tutto il Mibact per quanto concerne gli interventi relativi al terremoto di Amatrice-Accumoli-Arquata del 24 agosto 2016. “ si legge sul vostro sito.

R. Sì, noi ospitiamo il materiale per gli imballaggi. Partecipiamo in questo modo alla logistica. Ma non facciamo solo questo. Voglio approfittare per invitare tutti, domenica 25 dalle 9 alle 13, a visitare l'Archivio di Stato.  Ci sarà una giornata dedicata alla cultura e alla solidarietà. Si potrà vedere la mostra sui disegni di Schinkel in Sabina,  si lavorerà sugli archivi recuperati dal sisma e si raccoglieranno fondi per Amatrice.








 

 

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