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«Diventiamo citta»? Non più

 


 
 
virgolette

Il progetto dell’ex assessore Cecilia tradito da PPA che rappresentano solo la continuità. Il PRG non dà diritto ad edificare

     

di Rosella Vivio
venerdì 17 giugno 2016 - 07:15


È con l’approvazione tardiva, molto tardiva, del PPA, Programma Pluriennale di Attuazione,  di cui molto si discute in questi giorni, che si fa evidente quanto fosse utile alla città la visione sistemica e innovativa dell’ex assessore Andrea Cecilia. Non me ne voglia l’attuale assessore Ludovisi, ma ripensando alle lunghe chiacchierate colsuo predecessore e lui stesso che con pazienza certosina mi spiegavano il progetto «Diventiamo città», ci si immalinconisce per l’evidente deriva normalizzatrice rappresentata da suo Programma Attuativo.

Per chi non lo sapesse un Programma Pluriennale di Attuazione, è uno strumento politico-amministrativo che stabilisce tempi e modalità d’intervento sul territorio nel rispetto di quanto previsto dal PRG. È grazie ad esso  che un Comune può effettuare azioni urbanistiche mirate sul territorio cittadino, coordinando la successione temporale degli interventi edificatori spalmati, solitamente, in tre anni.

Se capisco bene, niente è più politico di un PPA, perché è con esso che una maggioranza premiata dal voto dei cittadini realizza il programma con cui si era presentata agli elettori, avendo l’abilità di adattare le regole edificatorie generali (PRG) alla sua idea di sviluppo di città. Il PRG di Rieti ha sedici anni e risale alla fine della seconda consiliatura di Antonio Cicchetti. Non fu accolto bene. Sinistra di Petrangeli e Verdi, al tempo guidati da Roberto Lorenzetti, non risparmiarono critiche ad un Piano vissuto come un colpo di mano fatto dalla destra in zona Cesarini.

Il PRG prevedeva, infatti, un massiccio consumo di suolo dovuto a ipotesi demografiche che si sono rivelate del tutto sbagliate  e ad una cultura edificatoria «palazzinara» che della tutela del territorio non si curava. Le conseguenza oggi si vedono bene: espansione delle cubature con una gran quantità di case sfitte, crescita delle periferie, aumento del traffico disagevole e sproporzionato rispetto al numero degli abitanti per la pochezza infrastrutturale, riduzione drastica del patrimonio verde e agricolo della città. E chissà che qualità d’aria respiriamo.

Il programma elettorale di Simone Petrangeli oggi appare ancora di più un libro dei sogni in codice politichese. A meno di un anno dalla conclusione del suo mandato da sindaco poco e niente di quanto promesso è stato realizzato. E un bilancio molto malconcio da riparare non può  giustificare tutto. Ad esempio non può giustificare l’inerzia tecnico-amministrativa nel campo urbanistico, né un Programma Attuativo fondato sull’argomento che chi sta pagando l’Imu da anni su terreni definiti edificabili dal PRG per ciò stesso abbia diritto a costruire. Argomento prevalente dell’assessore Ludovisi.

Il diritto a costruire non esiste. Esiste un PRG che definisce le aree edificabili, ma la concessione edilizia si ottiene solo sulla base dei Programmi Pluriennali di Attuazione che delimitano le aree e le zone nelle quali debbono realizzarsi le urbanizzazioni tenendo conto dei fabbisogni insediativi da soddisfare, fattori socio-economici, un’ idea di futuro. La famosa «vision».

Con «Diventiamo città» l’urbanistica non era solo edilizia come sembra essere ridiventata con il PPA. Le aree delle ex aree industriali, le più importanti per cubature, e il quartiere oggi caratterizzato dagli orti, quello delle Porrara, sarebbero dovute diventare il cuore verde e pulsante di uno nuovo sviluppo urbanistico. Grazie alla ricucitura con il centro storico, che ha perso nel tempo la sua importanza, la città avrebbe dovuto acquistare efficienza, identità e bellezza.

Insomma, che piacesse o meno, nel progetto di Cecilia c’era un disegno strategico di città . Unastrategia finalizzata a favorire lo sviluppo economico, funzionale, produttivo, commerciale, culturale, identitario, finanche etico. Perché come dice Raffaele la Capria «cambiare la struttura urbanistica di una città significa cambiarne la morale».

Il Consiglio Comunale che trasversalmente approva i PPA, con l’eccezione di Maurizio Vassallo, mette fine all’innovazione progettuale dell’ex assessore. La programmazione operativa comunale che secondo «Rieti Virtuosa» darà la possibilità di  raddoppiare le cubature previste dai Piani Integrati della destra è il manifesto della continuità col passato. Il fatto stesso che si sia decisa la durata di cinque anni dei PPA a fine mandato, invece di tre, ricorda le modalità con cui fu approvato il PRG di Cicchetti.








 

 

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