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Ristoro per l’acqua. Per il sindaco Ratini serve Cantone

 

Marcello Ratini
Marcello Ratini

 
 
virgolette

Ultima convenzione di gestione acquedottistica del Peschiera – Le Capore: cosa epocale o beffa?

     

di Rosella Vivio
mercoledì 1 giugno 2016 - 10:44


La Legge regionale 4 aprile 2014, n. 5 - art. 5 "Convenzione obbligatoria per la gestione dell'interferenza idraulica del sistema acquedottistico Peschiera - Le Capore", con cui si stabilisce l’ennesima convenzione per la gestione dell’interferenza idraulica del sistema acquedottistico Peschiera-Le Capore, da qualche giorno, ovvero dal 26 Maggio, è sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio.

Ma come va valutata questa benedetta Convenzione di concessione regionale dell’acquedotto che porta a Roma l’acqua delle famose sorgenti del territorio reatino? Se la notizia è arrivata  con un comunicato con toni trionfalistici, parlando di “ patto transattivo di valore epocale”, da molte altre parti non si sono sprecate le critiche. Per Rieti Virtuosa, per fare un esempio, è stata una perdita secca.

«Così, dopo che tutti i presidenti di Regione, di Provincia e sindaci di Roma hanno consentito l’affidamento diretto senza gara ad ACEA S.p.a. di un servizio del valore di miliardi di euro, Zingaretti, stavolta da Presidente di Regione, insieme a Refrigeri e tutto il PD, regala definitivamente alla stessa multinazionale una derivazione idrica del valore di 500 milioni l’anno», hanno scritto su un altro comunicato quelli di RV.

Da parte sua, Antonio Cicchetti, non fa mistero che a suo giudizio ci siano tutti gli estremi per impugnare la legge, illegittima per diversi motivi. A suo vedere, gli unici a guadagnare dall’ultimo accordo con Acea saranno  gli azionisti della Spa, particolarmente quello di maggioranza, ovvero Caltagirone.

Chi ha ragione? L’ho chiesto al sindaco di Casaprota, Marcello Ratini, uno che di contenzioso con Acea se ne intende, visto che il suo comune fa parte di quelli che ospitano le sorgenti, con cui Acea, con la convenzione del 30/01/2001, ha stipulato accordi che hanno prodotto non pochi disguidi e ulteriori contenziosi.

D. Allora, sindaco. Sono anni che si aspettava di mettere fine al contenzioso tra Ato2 e Ato3. Lei è tra i soddisfatti o tra i critici?

R. Dico che è dal 1996, da quando la Regione emanò la prima delibera, la 936, rimasta inattuata, che va avanti una storia che sembra andare di male in peggio.  Siamo un territorio che possiede incredibili risorse idriche, d’eccellenza, visto che sono di sorgente, e a fare guadagni è chi le sfrutta senza una regolare concessione di gestione del sistema acquedottistico. E aggiungo che ladelibera del 2006 era molto più vantaggiosa per il nostro territorio di quella di oggi.

D. Ma il Comune di Roma non volle mai firmare l’accordo e la situazione era bloccata. Forse non si poteva fare di più.

R. Certo che si poteva. Si doveva fare in modo che i comuni dove scaturiscono le sorgenti non fossero espropriati dei loro diritti.  Noi ora abbiamo solo oneri. Siamo obbligati alla manutenzione, che costa, e a subire pesanti vincoli per la salvaguardia ambientale. Oggi il vero guadagno lo fanno gli azionisti di Acea.

D.  Mi sembra di capire che il problema di un comune come il suo siano i costi diretti e indiretti per la presenza dell’acquedotto.

R. Infatti. Casaprota è uno dei comuni più penalizzati come vincolistica e come esposizione ai rischi prodotti dall’aumento della portata di captazione dell’acqua avviata negli anni  ’70 dalla Acea. Io conosco bene la storia e le caratteristiche morfologiche del mio territorio. L’ingegnere che negli anni ’70 fu incaricato di studiare l’ampiezza e la profondità del bacino dove sono le sorgenti Le Capore è stato per due anni a casa mia. Il nostro è un territorio molto delicato e fragile.Secondo un geologo, professore all’Università di Roma, a causa dell’alterazione della pressione prodotta dall’aumento di captazione dell’acqua si potrebbero verificare anche fenomeni di alterazioni ambientali e di “ subsidenza”, ovvero di sprofondamento.

D. Addirittura.

R. Certo. Consideri che la concessione che continua ad essere rinnovata senza gara fa riferimento a quella del 1926, ovvero quella che prevedeva una captazione di 8mila litri al secondo. Ora siamo a oltre 18mila litri al secondo. Secondo lei sono da escludere effetti geologici?

D. Da quanto ne so si fa anche confusione temporale sullo sfruttamento delle due sorgenti.

R. Infatti.  Nel ’75 il Ministero dei lavori Pubblici autorizzò il Comune di Roma a derivare le acque della sorgente Le Capore, non prima. Si concedeva solo l’autorizzazione alle opere, non la captazione dell’acqua. Invece, anche nella premessa dell’ultima delibera si continua a dire che “ nel territorio di Ato 3 ci sono le sorgenti del Peschiera e di Le Capore, la cui derivazione, dal 1926, è in concessione al Comune di Roma”. Cosa falsa, perché nel ’26 l’acqua era prelevata solo dal Peschiera. L’acqua di Le Capore forniva solo elettricità.

D. Insomma,  sembra che sia tutto un gran pasticcio.

R. E’ dal ’95 che il Peschiera è gestito in base a proroghe: quasi 21 anni; mentre da 35 gestiscono l’acqua di Le Capore senza concessione. Lei trova che sia legittimo? Col Peschiera e Le Capore a Salisano, vengono alimentate due centrali elettriche. Unico caso di centrale europea alimentata con acqua potabile. Pensi che risorsa che abbiamo. Risorsa da cui siamo stati letteralmente espropriati ripeto.  Per entrare in zona sorgentizia, dove ho la stazione di pompaggio comunale di le Capore, debbo chiedere il permesso ad Acea. Finchè la società era pubblica si poteva anche accettare, ma ora è sostanzialmente privata ed è paradossale che un ente pubblico debba chiedere il permesso a un privato.

D. Ma l’Europa non parla di obbligo di gara in questi casi?

R. Certo! Infatti ho chiesto un appuntamento con Cantone. Questa è materia di  Anac.











 

 

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