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Un sospirato «ristoro». Per i cittadini tariffe più basse

 

Le sorgenti del Peschiera
Le sorgenti del Peschiera

 
 
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Il territorio reatino dopo anni di speranze, delusioni e contenziosi ottiene l’indennizzo da Roma per le sue acque. Negare i meriti sarebbe sbagliato

     

di Rosella Vivio
giovedì 19 maggio 2016 - 09:19


Il primo progetto per la realizzazione di un acquedotto che trasportasse l’acqua dalla provincia reatina a Roma risale al sindaco Nathan. Era il 1908, ma la richiesta al Ministero dei Lavori Pubblici da parte del Comune di Roma venne avanzata nel 1913. Fu nel 1926 che si ottenne la concessione di sfruttamento delle acque reatine per 70 anni.

Il 1996, quindi, la concessione è scaduta. È da quella data che è iniziato un contenzioso attivato dalla Provincia per avere un indennizzo per lo sfruttamento delle sorgenti.  Da Cesare Giuliani a Giosuè Calabrese a Fabio Melilli a Giuseppe Rinaldi, presidenti succedutisi negli ultimi venti anni alla presidenza dell’Ente, hanno fatto quanto hanno potuto per ottenere il “ristoro“. E oggi finalmente il risultato è arrivato.

Non è stato facile ottenerlo e non riconoscere il merito della vittoria a chi ne è stato artefice sarebbe ingiusto. Oltre a quelli nominati sopra, un ruolo importante lo hanno avuto Zingaretti e Refrigeri, ma io non scorderei nemmeno Marrazzo. Ma ripercorriamo sinteticamente i fatti che hanno portato al risultato di oggi.

Nel 1998, Acea si è trasformata da azienda municipalizzata in società per azioni. Nello stesso periodo sono stati istituiti gli Ato, Ambiti Territoriali Ottimali, organi provinciali competenti della gestione della materia ambientale. Roma è diventata Ato2 e Rieti Ato3. Nel 2002, con la riforma del titolo V, è alla regione che viene attribuita la competenza a concedere lo sfruttamento dell’acqua.

Nel frattempo non arrivava alcuna richiesta di rinnovo della concessione. Ma è l’Ato3 che deve occuparsi della manutenzione ordinaria degli impianti. Naturalmente senza alcun vantaggio sul costo dell’acqua, più cara per i reatini di quella consumata a Roma. Non solo, la Regione, nel 2001, presidenza Storace, negherà la titolarità della provincia di Rieti sulle sorgenti, mentre stabiliva con una convenzione che Acea doveva stipulare accordi coi Comuni che ospitano le sorgenti.

Nel 2003 la Provincia presenterà ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche che metterà in dubbio la regolarità della proroga concessa ad Acea dal Governo e dalla Regione di continuare a sfruttare la sorgente

È nel 2006 che la situazione sembra sbloccarsi. La Regione Lazio, il Comune di Roma, il Presidente della Provincia di Roma e il Presidente della Provincia di Rieti sottoscrivono un accordo in cui viene rinnovata la concessione ad Acea per altri 30 anni. In cambio l’Ato2 si impegna a versare 8 milioni di euro l’anno alla Provincia di Rieti e all’Ato3.  A questo vanno aggiunti 25 milioni di euro come risarcimento per lo sfruttamento della sorgente nel passato. 

Due anni dopo l’accordo viene riaffermato, ma la provincia di Rieti continua a non ricevere nessuno dei risarcimenti promessi da Acea. Il comune di Roma, maggior azionista di Acea, non ha mai voluto ratificare quanto deliberato dalla regione Lazio, cumulando un debito di 8 milioni di euro con la Provincia di Rieti. Con la delibera regionale sul ristoro dell’acqua reatina il contenzioso, della cui portata la sintetica narrazione ha voluto dare conto, sembra finalmente chiuso.

Quali saranno i benefici? Lo chiedo all’Onorevole Melilli, sicuramente il principale artefice dell’operazione oggi conclusa. «La tariffa al metro cubo dell'acqua è determinata da due fattori: il costo di gestione e gli investimenti su acquedotti, fognature, depurazione ecc. Se gli investimenti non sei costretto a pagarli tu la tariffa scende.  Visto il drammatico bisogno di investimenti nel sistema idrico ( l'ultimo finanziamento ottenuto dai nostri comuni fu l'accordo che feci con Zaratti nel 2008 che fece arrivare ai nostri comuni 27 milioni di euro) e vista la dimensione modesta del Nostro Ato che non consente risparmi di scala, avremmo avuto due scelte davanti: investimenti cospicui e conseguente tariffa molto alta oppure zero investimenti e tariffa decente».

E la Società per azioni a totale capitale pubblico per la gestione del Servizio Idrico Integrato che ruolo avrà? «La società provinciale è stata costituita in attuazione della legge Galli che prevede un unico gestore per l'intero ciclo idrico. È il soggetto che gestisce tutto e fattura ai cittadini (come Acea a Roma). Finora non decollava per carenza di fondi. Oggi può partire. E, cosa rilevante, la convenzione prevede 36 milioni di "arretrati", 8 milioni per l'eternità (finché esiste una concessione) e prevede che circa 30 comuni che oggi attingono al sistema Peschiera- Capore non paghino più l'acqua all'Acea al prezzo di mercato ma sostanzialmente al costo industriale, con un risparmio che secondo me può aggirarsi anche intorno ai due milioni di euro l'anno».








 

 

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