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«Io, morto per dovere», presentato il libro sulla vera storia di Roberto Mancini

 


 
 
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L'evento patrocinato dall'associazione «Un'altra città si può»

     

dalla Redazione
lunedì 9 maggio 2016 - 08:24


Si è svolta presso la sala consiliare del Comune di Rieti la presentazione del libro «Io, morto per dovere» la vera storia di Roberto Mancini, scritto dai giornalisti Luca Ferrari e Nello Trocchia con la collaborazione di Monika Mancini, riguardante la storia del poliziotto che ha scoperto la Terra dei fuochi.

L'evento è stato organizzato dall'Associazione «Un'altra città si può», di recente costituita con sede in Petrella Salto e che, come descritto dal vice presidente - che ha portato i saluti del Presidente Cosmo Bianchini, amico e collega del Mancini, trattenuto da impegni fuori città - pone al centro della sua azione di volontariato la legalità, da perseguire mediante la partecipazione consapevole dei cittadini alla vita della comunità, intesa come territorio di residenza ma anche come Paese Italia.

Dopo i saluti di benvenuto del Sindaco Petrangeli, la moderatrice dell'evento, Loriana Formichetti, ha introdotto i giornalisti Danilo Procaccianti e Nello Trocchia (coautore del libro) che hanno raccontato passo dopo passo l'opera di indagine del poliziotto Mancini, ben delineandone la personalità, la competenza e la determinazione perpetrata negli anni, fino agli ultimi giorni scanditi dalla malattia.

I due giornalisti d'inchiesta hanno poi descritto nel dettaglio le indagini di Roberto Mancini, che per primo aveva scoperto il legame criminale tra mondo dell'imprenditoria, politica, massoneria e criminalità organizzata, connivenze che hanno permesso negli anni di realizzare impunemente e sottotraccia il più grande disastro ambientale del territorio italiano.

Mancini aveva scritto tutto, nero su bianco, in un'informativa rimasta purtroppo nei cassetti per due decenni. Il «poliziotto comunista», cosi veniva chiamato, ha pagato un prezzo altissimo, ammalandosi di cancro a causa delle sue ricerche, e fino alla fine si è rammaricato per non essere riuscito ad ottenere che fossero puniti gli autori di un tale disastro ecologico.

La giornata si è conclusa con la consegna ai giornalisti intervenuti di una pergamena in ricordo dell'evento, donata dall'Associazione «Un'altra città si può», che nel ringraziare tutti i convenuti ha ribadito come la partecipazione attiva e consapevole sia l'unica strada per cambiare la cultura del malaffare e dell'inefficienza; infatti tra i primi nemici della legalità e del buon funzionamento delle istituzioni ci sono proprio i comportamenti rassegnati di chi non partecipa ed è indifferente alla vita democratica.

L'associazione si propone di organizzare altre iniziative, soprattutto rivolte ai giovani, volte ad incrementare quello spirito di partecipazione attiva e competente che è necessario affinché si possa veramente cambiare in meglio.








 

 

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