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«Quando sale la notte», a Rieti la presentazione del libro di Valentini

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Circolo Proudhon, a Rieti il libro di Vitelli «Un comunista a Parigi nel ‘68»

 


 
 
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Domenica l'appuntamento è presso il Piccolo Teatro dei Condomini

     

dalla Redazione
venerdì 15 aprile 2016 - 11:31


Domenica 17 aprile alle ore 18 nella splendida cornice del Piccolo Teatro dei Condomini a Rieti in Via di Mezzo 184, si terrà la presentazione del saggio di Lorenzo Vitelli “Un comunista a Parigi nel ‘68” edito dal Circolo Proudhon Edizioni. Il libro esplora il pensiero di Michel Clouscard, filosofo francese, misconosciuto in Francia e mai tradotto in Italia, che vive a Parigi negli anni Sessanta quando l’opera di Marx è monopolizzata negli ambienti universitari dai filosofi freudo-marxisti (Foucault, Deleuze, Guattari), convinti che la “liberazione del desiderio” sia lo strumento rivoluzionario per ribaltare i rapporti di forza.

All’occhio di un marxista attento come Michel Clouscard, però, questa commistione tra Marx e Freud ha poco a che vedere con entrambi, e rappresenta in definitiva il “lapsus ideologico” di un’intera generazione che ha varato il passaggio da un vecchio capitalismo tradizionale e conservatore, ad un capitalismo soft e permissivo, da una società del risparmio, della rarità e dell’avere, a quella dello sballo, dello spreco, del consumo. Le considerazioni di Clouscard sul desiderio come «mercanzia suprema del capitalismo» e sul processo di integrazione nella società dei consumi fanno del suo pensiero una delle vette filosofiche più alte raggiunte nella seconda metà del XX secolo.

La presentazione del volume sarà anche l’occasione per parlare della casa editrice Circolo Proudon e del suo progetto. Le edizioni del Circolo Proudhon nascono nel settembre del 2014 prima come marchio del gruppo editoriale Historica e poi come casa editrice indipendente un anno dopo. Diretto da Lorenzo Vitelli, il Circolo Proudhon ha origine dalle colonne del giornale online L’Intellettuale Dissidente, come supplemento cartaceo e spazio “formativo” rispetto alla lettura digitale. Si impegna nella pubblicazione di saggi a sfondo politico, culturale, antropologico, di autori emergenti o affermati e nella riscoperta di pensatori del passato messi al bando dal coro univoco dei grandi marchi.

Sulle righe del pluralismo sociologico di Pierre-Joseph Proudhon, uno dei primi intellettuali dell’Ottocento a definirsi anarchico in senso positivo, assunto fondamentale della casa editrice è che nella contraddizione e nel concetto di differenza risiedano le leggi per scoprire il funzionamento della società, nella speranze di restituire a questa la sua autonomia. Presenti on line (www.circoloproudhon.it) e in un circuito di librerie indipendenti fidelizzate, le edizioni Circolo Proudhon promuovono i propri libri anche attraverso gli eventi dei Circoli territoriali: associazioni di lettori che orbitano intorno alla casa editrice e al giornale e si impegnano nell'organizzazione mensile di presentazioni, conferenze, dibattiti.

«I Circoli - ha dichiarato Roberto D’Angeli responsabile del circolo di Rieti - rinascono sulle spoglie del vecchio Circolo Proudhon nato nel Novembre del 1911, in cui dialogavano personaggi dal bagaglio politico e culturale variegato – soprattutto sindacalisti rivoluzionari e monarchici – per strutturare, all’egida della riflessione dell’allora defunto Pierre- Joseph Proudhon, una critica organica al Capitalismo borghese e industrialista. Più che riprenderne i contenuti programmatici e politici, che hanno perso dopo più di un secolo la loro attualità, l’odierno Circolo Proudhon vuole recuperarne – oltre alla critica mossa al mondo moderno – la magnificenza della forma, e unire dentro sé le espressioni di diverse critiche che hanno superato la sepolta dicotomia destra e sinistra, e la lotta tra poveri che ne consegue, per convergere in un’unione ragionata, attiva e oppositiva nei confronti dell’ideologia dominante».

«Ci si propone in questo modo di reindirizzare quelle forze impegnate nello scontro orizzontale, - aggiunge D'Angeli - verso il vero conflitto verticale che vede una ristretta élite bypassare il consenso e trascurare i diritti delle masse. In questo senso il Circolo Proudhon vuole diventare la piattaforma attraverso cui rilanciare il gramsciano progetto di egemonia culturale, di unificazione di tutte le forze discordanti e anti-sistemiche che vogliono opporsi al pensiero unico. Il progetto è intenzionato a fondare, tramite quella formazione culturale che fa della critica e dell’alternativa le sue matrici, le basi di una reale controcultura da distinguersi accuratamente dalla subcultura, corollario strumentale del pensiero dominante che la assorbe per lucrare sul fascino di una falsa disobbedienza. Citando Junger, da questa compagine di autori e di analisi si vogliono prendere le mosse per «organizzare la rete di informazioni, il sabotaggio, la diffusione delle notizie tra la popolazione». Il Circolo Proudhon nasce dall’esigenza anti- conformista di creare uno spazio libero di riflessione, un territorio franco, un cenacolo, oggi mancante, in cui dibattere sulle forme possibili di organizzazione della realtà. Sono proprio le dimensioni della critica e della possibilità a sollecitare questo progetto, che si oppone alle forme chiuse che assolutizzano le dinamiche presenti secondo il principio di non trasformabilità del reale».








 

 

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