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Ripubblicato il diario di guerra di Mussolini

 


 
 
virgolette

In libreria il ‘Giornale di guerra’ (Rubbettino, Editore, Soveria Mannelli, gennaio 2016)

     

di Lino Di Stefano
mercoledì 2 marzo 2016 - 08:35


'Il Giornale di guerra’ di Benito Mussolini, pubblicato a puntate sul ‘Popolo d’Italia’ tra il dicembre 1915 e il febbraio 1917, è uno dei documenti più interessanti sul primo conflitto mondiale, degno di figurare all’interno della migliore "letteratura’ di guerra italiana”. Questo, in sintesi, il giudizio dello studioso Alessandro Campi - curatore della recente pubblicazione, appunto, il ‘Giornale di guerra’ (Rubbettino, Editore, Soveria Mannelli, gennaio 2016) – il quale ha dedicato al volume un’ampia ‘Introduzione’ di ben CVI pagine (così è scritto in numeri romani).

A conferma che «quello mussoliniano – per usare sempre le parole dello storico – è in realtà un racconto in presa diretta, privo di retorica e in molte parti assai crudo, di un conflitto che ha cambiato la storia d’Italia e d’Europa non solo sul piano politico, ma anche dal punto di vista mentale e dell’immaginario collettivo». Ciò premesso, veniamo all’analisi del libro del futuro Capo del governo italiano; diario date alle stampe in volume nel 1923, nel 1930-’31 e nel 1938-’39, senza contare le traduzioni in inglese, nel 1925, in tedesco, nel 1930 e in francese, nel 1935.

Il quaderno abbraccia un arco di tempo che va dal 1915 al 1917, esattamente un anno e mezzo, cioè, durante il quale Mussolini partecipò, in qualità di bersagliere semplice, alla grande guerra fino al suo ferimento, avvenuto il 23 febbraio 1917, per effetto di una raffica di schegge scoppiate nelle casse di munizioni mentre si eseguivano dei tiri di aggiustamento. La prima puntata del giornale di guerra apparve sul ‘Popolo d’Italia’ il 28 dicembre 1915 anche se dalle varie pubblicazioni in volume, per ragion di stato, furono, di volta in volta, espunti brani non in linea con i vari momenti storici.

La presente edizione, curata da Alessandro Campi, è invece integrale motivo per cui possiamo leggerla senza omissioni e senza censure; inviato verso la linea del fuoco – è il 12 settembre 1915 – Mussolini ha subito l’opportunità di fare la seguente osservazione. Un povero soldato accusato di abbandono del posto, viene giudicato dal Tribunale militare il quale, pur condannando, si dimostra più indulgente di quello civile. Le zone di operazioni sono quelle dell’alto Isonzo, del Carso e della Carnia e l’Autore del diario si esprime, sui vari eventi, quasi sempre con uno stile, breve, conciso, secco ed efficace a conferma della sua capacità naturale di scrittore che va all’essenziale.

Il suo spirito d’osservazione non si lascia sfuggire nulla e ciò sia quando egli descrive il paesaggio in cui, con i commilitoni, si trova ad operare, sia quando parla degli orrori della guerra e delle vittime come, ad esempio, il capitano Villani il quale, prima di cadere, “ebbe appena il tempo di gridare: ‘Bersaglieri della settima, avanti! A destra! A destra! Stendetevi a destra! Viva l’Italia’”.

   Naturalmente, Mussolini è conosciuto da quasi tutta la truppa data la sua notorietà come agitatore e come giornalista tant’è vero che sono tanti i momenti in cui viene identificato e riverito dai semplici soldati e dagli ufficiali, anche di grado elevato. Il 7 aprile 1916, affrontando il problema del ‘morale dei soldati’, scrive testualmente: «Rivendico il diritto di trattare la questione, perché ho ‘studiato’ coloro che mi circondano, che dividono meco il pane, il ricovero, i disagi, i pericoli. Il morale dei soldati è buono: i soldati italiani sono disciplinati, coraggiosi, volenterosi”, (…) si può ottenere dai soldati italiani tutto ciò che si vuole: dal lavoro oscuro della ‘corvée’, all’assalto irruente e micidiale della baionetta».

Non solo, Benito Mussolini dimostra, nel ‘Diario’ di possedere un notevole bagaglio culturale considerate le osservazioni esternate al momento opportuno e sempre puntuali visto, altresì, che la maggioranza dei combattenti è costituita da analfabeti che a malapena riescono a scrivere la propria firma. Molti sono, inoltre, gli autori italiani e stranieri che egli menziona, come per esempio, Mazzini, Rousseau, Carducci, Manzoni e diversi altri, tant’è vero che spesso se ne esce con delle digressioni di alto significato.

L’Autore, infatti, dimostra ognora molta stima per il soldato italiano e sebbene egli definisca, giustamente, il conflitto in corso «una guerra di posizione, di logoramento», non solo il bersagliere, ma pure «il soldato di fanteria non ha che un desiderio: quello di sentir sempre la voce dei nostri cannoni, sempre, di notte e di giorno». Mussolini viene a trovarsi per ben quattro volte a Caporetto e, all’occorrenza, questo il suo giudizio sugli abitanti: «Questi sloveni non ci amano ancora. Ci subiscono con rassegnazione e malcelata ostilità».

La guerra è, naturalmente, dura, anzi durissima, in quanto, a detta del curatore, «nelle trincee c’è insomma un elemento di abbrutimento morale e fisico che però non è determinato solo dalle condizioni ambientali ostili, ma anche da altri fattori, sui quali Mussolini richiama più volte l’attenzione: dall’eccessiva promiscuità fisica all’abuso di alcool non adeguatamente contrastato dai comandanti».

Il 6 maggio 1916, il futuro duce trascrive una lettera in francese – datata 18.4.’16 - inviatagli, dal fronte belga, da un estimatore, Antoine Gaston, il quale gli confida, tra l’altro, quanto segue: «Un petit soldat belge à qui vous avez rendu un immence service vous envoi toutes ses félicitations e son admiration.Vous envoi aussi ses plus servents voeux pour le succès des Armées de la grande et noble Italie».

Mussolini se, da una parte, stima il soldato italiano, dall’altra, ha pure l’accortezza di sottolineare, giustamente, che il conflitto in corso ha cementato tutti gli Italiani. Prova ne è – egli prosegue – che «qui nessuno dice: torno al mio paese! Si dice: tornare in Italia. L’Italia appare così, forse, per la prima volta, nella coscienza di tanti suoi figli, come una realtà una e vivente, come la patria comune, insomma» (16 ottobre 1916).

E, infatti, numerosi risultano i soldati, da lui citati con nome e cognome, la cui provenienza copre l’intera penisola, dalle Alpi alla Sicilia e alla Sardegna a conferma, osserva ancora, che “il contadino delle pianure venete e quello delle montagne abruzzesi hanno obbedito, senza discutere”. Il 29 febbraio 1916 Mussolini registra: “Domani avrò i galloni di caporale”.

Tornando un istante allo stile icastico dell’Autore del ‘Giornale di guerra’, ecco un altro esempio delle sue doti di scrittore nato - ed, ovviamente, non solo di stampo giornalistico: «Ecco l’Isonzo. Ampio, ceruleo, chiarissimo. Ronchi, quasi intatto» (I^ dicembre 1916). Infine, un sincero giudizio su sé stesso: «Venticinque anni fa io ero un bambino puntiglioso e violento. Alcuni dei miei coetanei recano ancora nella testa i segni delle mie sassate. Nomade d’istinto, io me ne andavo dal mattino alla sera, lungo il fiume, e rubavo nidi e frutti. Andavo a messa. Il Natale di quei tempi è ancora vivo nella mia memoria».

Tutto da leggere, a nostro parere, ‘Il mio diario di guerra’ – un altro dei diversi titoli del libro -; tutto da leggere perché la personalità del futuro Capo del governo viene fuori nella sua interezza con tutti i pregi e i difetti che costituiscono la vera essenza della creatura umana.








 

 

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