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Comunità occulte nel basso Lazio

 

Giacinto Mariotti
Giacinto Mariotti

 
 
virgolette

Giacinto Mariotti e i suoi saggi di storia patria

     

di Lino Di Stefano
mercoledì 17 febbraio 2016 - 13:53


L’Autore del libro di cui ci stiamo occupando, Giacinto Mariotti, non ha bisogno di presentazioni perché  ha al suo attivo saggi di storia patria, e non solo di quella, come, per ricordare qualche titolo, ’Alessandro Angelini, un patriota sconosciuto (2011), ‘Massoneria in Ciociaria’ (2012), ed altri importanti scritti.

Nato a Roma, ma residente a Frosinone, e per molti anni, primario chirurgo di Pronto Soccorso presso l’Ospedale di Ferentino (FR), egli si è ripresentato all’attenzione degli studiosi con un volume – uscito proprio in questi giorni, ‘Carboneria e Sette segrete in Ciociaria’ (Edizioni Nuova Prhomos, Città di Castello, gennaio 2016) – frutto di ricerche archivistiche sulla storia carbonara della Provincia di Frosinone.

Già nel menzionato volume sulla Massoneria, il Dr. Mariotti aveva dimostrato di padroneggiare la materia sulle Società segrete anche se, sottolinea, giustamente nella Nota introduttiva, “il fenomeno carbonaro è diverso da quello massonico” pur avendo il primo, così continua, “dei punti in comune con esso”. La qualcosa è vera visto che la Massoneria, in particolare agli inizi, presentava un carattere specificamente religioso in quanto favorita dai sovrani e consentita dalla Chiesa.

Dopo un doveroso ‘excursus’ storico sulla situazione politica in Europa durante la Restaurazione, non senza la precisazione, son sue parole, secondo la quale, “Il Congresso di Vienna determinò, con le sue scelte, un’ondata di rivincita assolutistica e reazionaria da parte dei Sovrani spodestati da Napoleone”, l’Autore entra immediatamente ‘in medias res’ osservando testualmente che “la Carboneria, le cui origini di riferimento sono incerte, è una società segreta a carattere popolare, nata fra il 1809 e il 1812 in tutta l’Europa latina, il cui scopo è la libertà e l’indipendenza dei popoli”.

Dopo aver ricordato i gradi carbonari come quelli, ad esempio, di Apprendista, di Maestro, e di Gran Maestro, vero capo della Vendita, Giacinto Mariotti afferma che, secondo alcune stime, il numero dei carbonari nel Regno delle Due Sicilie oscillava, nel 1815, tra le 600.000 e le 800.000 unità con notevoli presenze anche nel resto della penisola dove notevole era l’insofferenza per le angherie e le ingiustizie messe in opera dalle cosiddette autorità costituite.

Esistevano, al riguardo, pure Associazioni femminili le cui aderenti si chiamavano ‘Giardiniere’ e sempre col programma di risvegliare la coscienza nazionale, mentre la Massoneria si muoveva in ambiti aristocratici e monarchico-napoleonici. I primi due decenni dell’Ottocento sono i momenti delle prime insurrezioni in Italia e in Europa, segnatamente in Spagna nel 1820, e in Italia nel 1821. E al riguardo, chi non ricorda, per quanto concerne l’Italia meridionale, i moti a Nola e ad Avellino - finiti tragicamente - organizzati dai due ufficiali Morelli e Silvati?

Ma, tali cospirazioni si verificarono anche altrove come, per fare un altro esempio, a Frosinone e nei paesi limitrofi; prova ne è, rileva l’Autore del libro, che “il primo documento che parla di Carboneria”, nel territorio citato, “risale al 1814, quando il 9 gennaio la Segreteria di Stato invita il Delegato apostolicodi Frosinone a verificare le accuse di una lettera anonima contro un ex frate”. Non mancò, nel capoluogo,la presenza di altredue sètte: gli ‘Eremiti Riformatori’, gli ‘Eremiti fedeli’ e i ‘Calderari’.

Naturalmente, i controlli in questo territorio, parte integrante dello Stato pontificio, erano assillanti sebbene molte sette riuscissero ad eludere, ogni tanto, la sorveglianza dell’autorità sia nel capoluogo che nei centri più piccoli; conosciamo, infatti, molti nomi degli adepti a tali società segrete come il caso di Pontecorvo la quale desiderava l’annessione al Regno di Napoli. Ma, pur essendosi verificati in tale cittadina, nel 1820, alcuni moti carbonari, con la proclamazione della Repubblica, l’annessione al Regno diNapoli fu respinta dal Parlamento partenopeo.

A Frosinone, comunque, nelle sètte prevalevano i componenti della nuova borghesia, come gli artigiani e i commercianti, che vedevano, giustamente, nella Restaurazione un freno alle iniziative economiche e sociali sicché anche qui si svolse qualche sommovimento fatto subito abortire dalla Delegazione Apostolica. Il moto, comunque, doveva svolgersi tra il 10 e l’11 gennaio del 1821, ma per tanti motivi, non escluse alcune defezioni, il complotto fallì con Nicola Fabrizi e Nicola Ricciotti colpiti da mandati di cattura.

In proposito, molti carbonari rinnegarono le proprie idee o accamparono risibili scuse pur di salvare la propria vita, mentre i processi si svolsero a Roma con diverse condanne. Nicola Fabrizi - il quale aveva sempre negato la sua appartenenza alla Carboneria - uscì dopo 10 anni di carcere e Nicola Ricciotti, - rinchiuso nella fortezza di Civita Castellana – fu liberato nel 1831 per effetto di un’amnistia concessa dal Pontefice Gregorio XVI.

I citati personaggi, furono, e restano, gli uomini più ragguardevoli degli intrighi orditi in Ciociaria. Il secondo aderì non solo alla ‘Giovine Italia’ di Mazzini, di cui era amico, oltreché di Garibaldi, ma partecipò, per esempio, nel 1844, pure alla spedizione, nel Vallone di Rivito, del fratelli Bandiera, combattendo eroicamente e sacrificando la vita per la causa italiana. Non a caso, l’eroe dei due mondi volle chiamare un figlio proprio Riccciotti.

Le menzionate, costituiscono soltanto una parte delle vicende del volume di Mariotti per il semplice motivo che esso è costituito da un’amplissima Appendice la quale riporta l’elenco ragionato dei carbonari ciociari, degli affiliati alla sètta ‘Nuova Riforma di Francia’, le fonti ed alcune significative immagini della simbologia carbonara e le foto delle carceri pontificie dove furono detenuti i cospiratori contro lo Stato della Chiesa. Infine, i personaggi più eminenti che hanno conferito lustro alla città e alla provincia di Frosinone, quali Giovanni Francesco Sparagana, Nicola Fabrizi, Luigi Marcocci, Nicola Ricciotti, Giuseppe Polsinelli, Pietro Sterbini e Luigi Angeloni (1758-1842).

Proprio di quest’ultimo, l’Autore traccia un ampio profilo, non solo biografico, ma anche culturale ed umano ove si consideri che egli fu dai concittadini frusinati inviato come tribuno del Dipartimento del Circeo durante la Repubblica giacobina Romana. Caduta la quale, dovette riparare all’estero prima in Corsica e poi a Marsiglia. Avversario di Napoleone, partecipò, con lo scultore Ceracchi, nel 1800, ad un attentato contro Bonaparte.

Ma il suo grande merito resta quello di aver contribuito con Antonio Canova al recupero dei beni artistici trafugati, appunto, da Napoleone e portati in Francia; opere restituite, ma non tutte. Per questi meriti, il papa Pio VII gli conferì una pensione che, egli, però, non volle accettare dato il suo anticlericalesimo. Visse gli ultimi anni a Londra dedicandosi allo studio ed alla redazione delle sue opere delle quali intendiamo ricordare solo qualcuna.

‘Sopra l’ordinamento che aver dovrebbono i governi d’Italia’ (1814), ‘Dell’Italia uscente il settembre 1818. Ragionamenti di Luigi Angeloni frusinate (1818), ‘Della forza delle cose politiche’ (1826), e, infine, ‘Alla valente ed animosa gioventù d’Italia’ (1837). Queste ultime due, pubblicate a Londra dove morì nel 1842. Il destino volle, purtroppo, che le sue ossa non potessero tornare in patria e nella sua città.

Una ricerca interessantissima, questa di Giacinto Mariotti, una ricerca, aggiungiamo, con la conclusione, nella retrocopertina del volume, in cui leggiamo che “l’Autore, con pazienza certosina, ha censito oltre novecento settari, veri o sospetti, di tutti gli strati sociali: contadini, artigiani, commercianti, possidenti, professionisti, militari e numerosi ecclesiastici”.








 

 

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