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Ritel e dintorni. Ne parliamo con Ricci

 

Giuseppe Ricci
Giuseppe Ricci

 
 
virgolette

Troppi patti scritti non rispettati e incapacità a trasformare in atto i progetti. Giuseppe Ricci spera nella Finmeccanica di Moretti e nella promozione delle nuove condizioni del territorio

     

di Rosella Vivio
giovedì 28 gennaio 2016 - 13:58


Il lavoro è stato il tema centrale nel convegno del Pd di lunedì 22 gennaio e si sono visti per l’ennesima volta i lavoratori della ex Ritel e le rappresentanze sindacali incontrare Melilli. Nulla di strano, la vertenza dell’azienda elettronica è ancora aperta e le sofferenze prodotte da migliaia di posti di lavori persi in quello che fu il Nucleo Industriale sono tante.

È giusto che siano messe in primo piano.  Sul tema lavoro e sullo stato dell’annosa vertenza parliamo con Giuseppe Ricci, segretario della Fim Cisl di Rieti, uno dei pochi ad accettare l’invito ad intervenire dopo il lungo elenco delle iniziative messe in campo nel convegno dai rappresentanti politici del partito che oggi governa la “ filiera” istituzionale che va dal Comune al Governo.

D. Vorrei partire dal famoso Protocollo d’Intesa di dieci anni fa che avrebbe dovuto rilanciare il sito Alcatel di Rieti. Oggi ancora è una vertenza aperta. Come è andata?

R. È presto detto, a rendere lettera morta il Protocollo sono state le tante cose sottoscritte disattese. Durante il convegno è stato evocato Ranucci, a proposito della proposta di riforma istituzionale, io posso dire che da assessore regionale allo sviluppo si impegnò molto per inserire la Finmeccanica nel protocollo della Ritel.

D. E poi?

R. E poi la Finmeccanica si è tirata indietro.  A questo va aggiunto che i tempi dell’accordo di programma dovevano essere meno dei dieci anni trascorsi. Nel 2011 Rieti è stata riconosciuta dalla giunta Polverini area di crisi industriale complessa e nello stesso anno il ministero ha emesso il decreto per dare incentivi specificamente alla vertenza Ritel. Un decreto senza soldi e tenuto nel cassetto. Nel frattempo si sono susseguiti progetti su progetti, da quello del povero Schisano a quello di Elemaster, sparita. E dalla chiusura delle commesse di Elemaster è nata la crisi di un’altra azienda, l’Alma Electronic.

D. La vicenda Ritel è lunga e sicuramente piena di luci e ombre. Si è visto un territorio che ha reagito compattamente, ma senza successo. Il problema sono sicuramente gli impegni non mantenuti. Ma il sindacato può rimproverarsi qualcosa?

R. Non lo so.  Posso solo dire che con la forza dei lavoratori, con le tante iniziative messe in campo e con la vicinanza delle istituzioni siamo arrivati alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Insomma a un certo punto si è fatto sistema intorno alla Ritel e siamo riusciti ad ottenere quanto chiedevamo. Il problema è nato al momento dell’applicazione. In questo caso la politica e forse anche il sindacato non ha avuto la forza necessaria per influenzare chi doveva dare risposte.

D. Quello che non si capisce è la debolezza della politica. Il territorio ha avuto e ha pezzi da novanta in posti chiave. Basta pensare a Gianni Letta e Mauro Moretti.

R. Diciamo che in passato forse mancavano le condizioni per il rispetto delle cose scritte e per investire a Rieti. Ma oggi, come ha detto anche Fabio Melilli, le condizioni ci sono. Letta, Moretti, l’ex commissario straordinario della Camera di Commercio di Rieti Antonio Lirosi, attuale Direttore Generale per i servizi di comunicazione elettronica di radiodiffusione e postali del Mise, parlamentari, presidenti di regione e Provincia, consiglieri e assessori delle istituzioni, sindaci, oggi non hanno più scuse.

D. Quando si comincerà a capire se si “cambia verso”?

R. Il 12 febbraio. E’ in quel momento, alla scadenza delle domande delle aziende interessate a investire sul nostro territorio . Allora si vedrà anche il lavoro fatto dalle associazioni datoriali e la loro capacità d’intessere relazioni e di promuovere il territorio mostrandone le opportunità. Bisogna frequentare i luoghi dove s’incontra chi ha interesse a investire e chi ha quello di promuovere un territorio. Ad esempio le ambasciate. Rieti è conosciuta in tutto il mondo sotto il profilo dell’elettronica. Ha una storia. L’Accordo di programma ha creato delle appetibilità. Ora serve che la politica si attivi al Ministero, per chiudere la vicenda.

D. È stato scritto, anche io l’ho fatto, che il 5 febbraio ci doveva essere un incontro al Ministero.

R. E’ stato un malinteso. Il 5 ci sarà un incontro al Comune. Lì chiederemo di attivarsi per chiedere a Mauro Moretti, attuale presidente di Finmeccanica e conoscitore del nostro territorio, di non continuare a disattendere i patti scritti. I contratti debbono essere esigibili.  Sono in gioco diritti e doveri. I tempi sono maturi per passare dalla politica degli annunci a quella dei fatti.

D. Sì, di annunci non se ne può più. Si creano attese dolorose. E’ di questi giorni il chiarimento di Apple che doveva creare a Napoli 600 posti di lavoro. In realtà 600 sono gli studenti che da selezionare per seguire, corsi di sviluppo sul sistema operativo iOs, quello dell’iPhone/iPad/iWatch. Dopo il corso diventeranno sviluppatori e dovranno cercarsi un’occupazione. Le stesse attese sono state crete in passato per Amazon. Fa bene Melilli ad essere cauto?

R. Si, la gente non va illusa. Altra storia è quella del Distretto Tecnologico dell’Areospazio. Nel 2006 la Regione si era impegnata a ricomprendere Rieti nell’area del Distretto. Aspettiamo che la Regione mantenga quanto sottoscritto.

D. Mi ha sorpreso che al convegno del Pd ci siano stati pochissimi interventi, visto che era un’occasione di confronto.

R. Ognuno risponde per sé.








 

 

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