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Intervista a Fabio Melli sulla Legge di Stabilità

 

© Fabio Melilli
© Fabio Melilli

 
 
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«Il relatore della Legge di Stabilità si fa solo una volta nella vita». Quasi mille emendamenti ma non sono «marchette»

     

di Rosella Vivio
sabato 26 dicembre 2015 - 16:07


Con 162 sì e 125 no, la Legge di Stabilità per il 2016 è stata approvata dalla Camera  senza voto di fiducia. Una cosa per niente scontata e c’è da chiedersi se un po’ di merito non vada riconosciuto al “regista” politico chiamato a studiare la manovra economica proposta dal Governo,   ad esprimere pareri sugli emendamenti presentati e a riferire all’Assemblea sul testo approvato in Commissione. Un ruolo importante, quindi, toccato, questa volta, ad un rappresentante del territorio sabino, l’onorevole Fabio Melilli, deputato ed ex presidente della Provincia di Rieti. Ne parlo con lui il giorno dell’antivigilia di Natale.

D. Cominciamo col dire cosa vuol dire essere relatore di maggioranza di una legge importante come è quella Finanziaria, chiamata Legge di Stabilità a partire dal 2009.

R.  Vuol dire governarne il processo di costruzione della Legge che regolerà la vita economica del Paese. Il relatore dà pareri, insieme al Governo, sulla legge. Naturalmente sono i pareri del partito, del gruppo di maggioranza, non sono pareri personali. Anche se qualcosa di personale esiste, naturalmente.

D. E cosa ci hai messo di tuo?

R. Beh, credo parecchio. La Stabilità arriva alla camera dopo una prima lettura fatta dal Senato  che non risolve nessun problema. Tutto è spostato alla seconda lettura, quando le questioni più rilevanti vengono esaminate. Cose come il Sud o il gioco d’azzardo, per dirne due. Poi, il presidente del Consiglio, a cammino avanzato della Legge, ha deciso di portare dentro la Stabilità anche la questione delle banche, la sicurezza e la cultura. Praticamente un’altra Finanziaria.

D.  Sul gioco d’azzardo non si poteva fare di più? Secondo qualcuno avete fatto solo una piccola sanatoria lasciando 15mila sale giochi. Il Governo e la maggioranza non siete preoccupati per una patologia che colpisce sempre più cittadini?

R. Abbiamo ridotto il numero delle sale da 22 mila a 15 mila, aumentato il prelievo fiscale e le sanzioni per chi viola divieti normativi, vincoli pubblicitari, previsto campagne di informazione e sensibilizzazione. A questo aggiungi che entro il 30 aprile 2016 la Conferenza unificata Stato Regioni  ed enti locali deve definire caratteristica dei punti vendita e criteri sulla loro distribuzione territoriale.

D. Da anni il gioco d’azzardo è diventato fonte di indispensabili risorse per i Governi bisognosi di fare cassa, ma dal governo Renzi ci si aspettava di più, lo ammetto. Speriamo che le amministrazioni locali facciano meglio.  Ma andiamo avanti. Parliamo del fatto che quella di quest’anno è una manovra in deficit.

R. Quella di quest’anno è una manovra espansiva. Per anni si è criticata l’austerità.  Renzi ha utilizzato la flessibilità, lo 0,2, per affrontare il tema della sicurezza e della cultura. Due temi importantissimi. Sul Sud abbiamo scelto di fare il credito d’imposta che si aggiunge alla decontribuzione per le imprese del 40% sulle assunzioni. E, nel caso aumentassero fondi dalla vecchia programmazione europea, porteremo la decontribuzione al 100 per cento. Un bel lavoro, mi sembra.

D. Parliamo di cultura.  Se Tremonti se ne uscì con la famosa frase “con la cultura non si mangia”, nella sostanza nemmeno gli altri governi, Prodi compreso, fecero di meglio. Al tempo dell’Unione, a parte le roboanti dichiarazioni, con la Finanziaria vennero tagliati trecento milioni di fondi per l’università e in quella successiva furono sottratti altri trenta milioni a favore degli autotrasportatori. Per non dire di quanto si fece per la ricerca di base. Il sostegno passò da centotrenta a circa ottanta milioni di euro…

R. Per il governo  Renzi la cultura e la ricerca sono fondamentali. Abbiamo introdotto operazioni importanti, sulla riorganizzazione del Ministero dei Beni e le attività Culturali e su tante altre questioni considerate basilari. Abbiamo aumentato e reso stabile l’Art bonus. Abbiamo salvato il Maxi togliendolo dal perimetro della Pubblica Amministrazione, cosa che ne impediva le sponsorizzazioni private…

D. E avete dato un bonus universale a tutti i diciottenni, una cosa che non è stata capita da tanti. Anche a sinistra. Si è detto che è una mancetta acchiappavoti.

R. Si dicono tante cose.  In realtà si è pensato solo di dare alla popolazione dei neo diciottenni l’occasione per avvicinarsi di più ai diversi ambiti culturali e di dare un po’ di ossigeno economico a questi ultimi. Poi si vedrà se è stata una buona idea. Bisognerebbe aspettare di valutare i risultati prima di sparare a zero sulle scelte. Ma è normale che non tutti siano d’accordo subito.

D. Tu hai postato su Fb  quelle che definisci “decisioni minori” della Legge di Stabilità. In realtà sono quelle che incidono sulla vita degli italiani.

R. Sì, minori solo perché riguardano minoranze. Minoranze ai cui problemi abbiamo cercato di dare risposte. Non sono marchette, come qualcuno le ha definite. I novecentonovantanove emendamenti arrivati, sono domande che arrivano dai territori , associazioni, sindacato.  Il relatore, in questo caso io, ho solo dato il giusto spazio alla segnalazione dei problemi. Questioni come aumentare il fondo per i comuni di montagna, la riduzione dei tagli ai padronati, quelle sociali riguardanti i malati di SLA, quelle rappresentate dal “Dopo di noi” , la bonifica della Valle del Sacco, dare soluzione al tema dei lavoratori colpiti dalla malattia derivante dall’amianto, per dirne alcune, come si possono definire “marchette”?

D. Beh, qualche regalino tra mille emendamenti  presentati dai parlamentari ci sarà di sicuro. M a c’è stata qualche “marchetta” per Rieti ?

R.  Il finanziamento della ricerca nell’agricoltura ti sembra poco? Abbiamo lavorato con l’Università della Tuscia per fare in modo che l’istituto Strampelli torni ad essere operativo sul piano della ricerca. Un processo a lungo termine con obiettivi importanti e di sistema. Poi, in Francia quello che s’innaffia lo decide un drone. Noi siamo anni luce indietro rispetto ad altri paesi europei. Con un emendamento presentato da me proviamo ad allineare la ricerca sulle applicazioni delle nuove tecnologie in agricoltura all’Europa.

D. Solo una “marchetta” per noi?

R. Per restare allo scherzo linguistico, ce n’è anche un’altra. Avevamo ricevuto pressioni dal Comune di Rieti legato alla questione del mutuo per i comuni in dissesto. Siamo riusciti a portare da 10 a 30 gli anni di durata del mutuo. Questo consente un certo respiro ai comuni dissestati. E un certo respiro lo hanno  ricevuto anche le imprese. Abbiamo rafforzato decontribuzioni, ammortamenti, credito d’imposta e fidi. Cerchiamo di far tornare ad investire le imprese.

R. L’accusa che vi si muove di più è di aver fatto poca Spending  Review. Pochi tagli di spesa improduttiva.

D. Abbiamo tagliato sei miliardi, non è uno scherzo. Abbiamo fatto risparmi su tutti i ministeri, tagli alle Regioni e abbiamo dovuto annullare  aumenti previsti dalle leggi di Stabilità precedenti per cui se non si realizzavano entrate si ricorreva alle clausole di salvaguardia. Noi abbiamo dovuto abbattere 14 miliardi e mezzo di aumenti di Iva e accise. Questo non viene percepito, ma invece è un sostanziale risparmio per i cittadini.

D.  E sull’ IMU non progressiva, cosa che non è piaciuta alla minoranza del Pd, cosa mi dici?

R. Se ci fossimo messi a studiare come rendere progressivo il sistema non ne saremmo usciti. Al settore edilizio serve recuperare un po’ di energia. Speriamo che la misura aiuti le famiglie a cui si è tolta la tassa e che cresca  l’acquisto di prime case.

D.  Parliamo di Province e prefetture. Una questione che interessa tanti territori, particolarmente il nostro. Avete recuperato tutto il taglio di due, tre miliardi fatti alle Province nella scorsa finanziaria. Ma non dovevate abolirle?

R. Le Province, per legge, si occuperanno di strade e scuole, senza risorse come dovrebbero fare? Con  quanto stabilito dalla Finanziaria lo scorso anno alle province restavano soldi solo per pagare i dipendenti (peccato non aver chiesto cosa pensava Melilli del per me vergognosi “premi di produttività” dati ai dirigenti provinciali reatini, ma al momento dell’intervista non li conoscevo n.d.r.), ma non per dare servizi previsti dalla legge Del Rio.

D. E le prefetture?

R. Con un mio emendamento abbiamo portato a casa la revoca del provvedimento di Alfano di riduzione delle prefetture bloccandone la cancellazione prima della Riforma Madia.

D. Ci sarebbero molte cose di cui parlare. Anche cose curiose e classicamente assistenzialiste come l’emendamento della piddina Gea Schirò per cui lo Stato pagherà se il coniuge separato e bisognoso non riceve l’assegno di mantenimento. O il canone Rai in bolletta. Chiudiamo parlando di sanità.

R. Su una norma che abbiamo voluto fortemente ci sono stati scontri feroci. Anche dentro il Pd.  Abbiamo superato una disparità tra Regioni cosiddette virtuose e quelle in piano di rientro. La spiego. L’alta specialità nelle regioni non in piano di rientro quando curano pazienti fuori regione lo fa fuori del budget consentito, nel Sud e nelle regioni non “ virtuose” lo fa dentro il budget, questo significa che l’investitore privato e gli istituti di ricerca più prestigiosi va, per dire, in Lombardia e non da noi. Questo porterà regioni come la nostra in condizioni di parità.

D. La sanità regionale sta uscendo dal commissariamento. Mi sembra che abbiate fatto qualcosa per dare una mano anche sulla situazione debitoria che blocca il turnover  egli investimenti.

R. Sì, come abbiamo fatto per comuni come quello reatino, abbiamo allungato i tempi per il ripianamento del debito.  Paradossalmente la regione Lazio veniva danneggiata dall’aver sanato più di altre amministrazioni il debito con le imprese, cosa che ha messo in circolo otto milioni di risorse e inciso fortemente sulla crescita, come dicono i dati del Pil.

D. Insomma, di misure grandi e piccole, gradite o criticabili, ce ne sono davvero  tante e raccontarle tutte non si può. Ma l’architrave, mi sembra di capire, è fondato sull’idea di rimettere in moto l’economia e i consumi.

R. Questa è stata la ratio. Tante operazioni complesse per ridare una scossa al sistema paese. Personalmente ho vissuto l’esperienza con grande senso di responsabilità, consapevole che il relatore di una Legge di stabilità si fa solo una volta nella vita. Ho dormito tre giorni sul divano della Camera. Una scommessa con la capacità di resistere alla fatica. Ma alla fine sono soddisfatto del risultato.

D. Sì, certo. Ma le ragioni di scontento ce ne sono. Le pensioni d’oro sono rimaste intoccate e ci sono stranezze come quella di un  decreto legge del 2014 sul prepensionamento dei magistrati, portato da 75 a 70 anni, bloccato dal Consiglio di Stato, causando effetti a valanga sui conti della PA.

R. Questo è un paese complesso.

P.S. Dopo l’intervista  ho saputo che il sito Open Polis colloca Fabio Melilli al diciassettesimo posto, su 630 parlamentari, per produttività. Per lui è sicuramente ragione di soddisfazione, ma lo è anche per il territorio di cui è rappresentante.





 

 

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