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Michele Beccarini e una faggeta patrimonio dell'Umanità

 

© Michele Beccarini
© Michele Beccarini

 
 
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Terminillo Stazione Montana, un progetto da salvare ma con correzioni. Non bastano le piste, serve un sistema che funzioni tutto l'anno e infrastrutture

     

di Rosella Vivio
martedì 27 ottobre 2015 - 17:13


Conciliare le sciovie e gli sport invernali col rispetto dell'ambiente e della biodiversità che madre Natura ha regalato al territorio reatino col Terminillo si può? Questa è la domanda. Come si fa a non  creare un contrasto insuperabile tra chi ritiene che una faggeta centenaria sia un valore inestimabile, meritevole di stare tra i patrimoni mondiali riconosciuti dall'Unesco come “monumento naturale” e chi vuole continuare a vivere e lavorare nei territori montani del nostro Appennino reatino?

Riusciranno, alla fine, i promotori di “Terminillo stazione montana”, che da anni, va riconosciuto, limano il progetto per armonizzarne gli obiettivi produttivi (per qualcuno gli appetiti privati) col rispetto dei vincoli imposti dalle zone Sice Zps, a correggere quanto è ancora è richiesto dalla Regione? Da tempo circola sul web un video intitolato “Terminillo degradato”. In effetti l'abbandono è evidente e appare un insulto alla bellezza di una montagna che a partire dalla folle lottizzazione degli anni 70 ha conosciuto solo il declino.

Il progetto proposto dai comuni riuniti nel progetto SMILE, se visto senza pregiudizio, va nella direzione della valorizzazione della capacità produttiva di una montagna un tempo scintillante di vita. L'importante è che si rispetti il principio di sostenibilità. Una sostenibilità richiesta anche alla pratica dello zelo da parte di chi ha il compito di valutare, ovvero all'Autorità competente regionale che oggi hanno negato la VIA, Valutazione impatto ambientale. Ne parliamo con l'ex assessore all'ambiente provinciale Michele Beccarini, da poco subentrato a Gherardi come consigliere comunale.

La realizzazione da assessore provinciale dell'unico prodotto turistico di promozione e valorizzazione naturalistica e ambientale del Terminillo, il “ Sentiero Planetario”, fa di te un sicuro paladino della cultura della sostenibilità ambientale. Che idea ti sei fatta sulla vicenda della “Via” negata al progetto tanto caro al sindaco di Leonessa Trancassini?

Bisogna partire da una premessa: il Terminillo sotto il profilo ambientale è di notevole importanza. Qualsiasi cosa fai rischia di risultare impattante. In Consiglio comunale, quello sul Terminillo di poche settimane fa, ho presentato un emendamento per la revisione del progetto, puntualmente bocciato. La mia proposta era di incaricare un consulente terzo, al di sopra delle parti, tra Regione e progettisti del “ Terminillo Stazione Montana”, che entro i sessanta giorni previsti per la ripresentazione del progetto, corregga quanto serve per avere la VIA.

Si continua a parlare di opere compensative. Tu come la vedi?

Compensazioni impossibili. Come fai a compensare il taglio di fusti centenari con piantine che solo tra quattrocento anni saranno come quelle che si vorrebbe tagliare. A Rieti sta per partire il “ Bosco urbano”. E' una bellissima operazione necessaria a dare ossigeno a una zona sempre più abitata e, pertanto, inquinata, ma solo le generazioni future potranno vedere quello che oggi si ammira andando a passeggiare tra la faggeta  del Terminillo.

Certo, non è facile trovare una soluzione. Come si riuscirà a salvare il progetto senza incidere sulla faggeta?

Il problema è che la faggeta sta tutta a Nord, nel versante di Leonessa, quella dove nevica, dove la neve è buona, si mantiene di più, e dove i cannoni funzionano, come non succede a Sud, dove si fecero le piste negli anni quaranta, quando ancora non c'erano gli effetti del cambiamento climatico.

Quando eri assessore c'era in programma di proporre la faggeta come “ Patrimonio dell'umanità” riconosciuto dall'Unesco.

Sì, è spero che il progetto sia ripreso. La nostra faggeta è la più antica d'Europa. I faggi della Russia, per dire, sono più giovani di quelli del Terminillo. I nostri Tintoretto e Caravaggio stanno lì. E' un museo all'aperto.  Puntare tutto sul turismo invernale è un errore. Uno sviluppo che richiede un bisogno d'acqua e di elettricità, nel caso dell'uso dei cannoni per la neve, è rischiosissimo. Il Terminillo è una montagna carsica, l'acqua penetra verso il basso. Servono dei bacini e tanta elettricità. Sicuro che la spesa valga l'impresa? Se un anno non nevica e si è puntato tutto solo sul turismo sciistico che fai?

Altra questione sono gli impianti.

La normativa dice che non si possono fare nuovi impianti. L'unica cosa è insistere sul recupero dei tanti esistenti a sud e a nord. I tecnici che hanno dato il parere negativo hanno considerato il ripristino dell'esistente, vecchio di 20 anni e poco più, come fossero opere nuove. E' chiaro che in più di venti anni le vecchie piste sono state rioccupate dalla natura, ma in quel caso si deve parlare di recupero. Serve solo ripulire dalle sterpaglie piste e percorsi a piedi, tagliando qualche albero cresciuto negli ultimi decenni. Una cosa è tagliare 12 ettari di faggeta e un'altra riprendersi dalla natura quanto, per sua natura, tende a riprendersi quando la mano dell'uomo è assente.

Pensa se un simile approccio ci fosse stato dopo l'anno 1000, quando i territori al di fuori delle mura dei castelli erano stati rioccupati dall'imboschimento . Non sarebbe esistita la rinascita dell'Europa.

In un certo senso è così. Per la rinascita del Terminillo serve recuperare quello che è stato abbandonato senza toccare quello che  di prezioso va salvato. Sono convinto che la faggeta non te la fa toccare nessuno. Ci sarebbe la rivolta di tutti gli ambientalisti del mondo.

Altro discorso sono le infrastrutture necessarie se il progetto, rivisto e corretto, riesce a partire.

Eh! Sì. Prendiamo Cantalice, sistemare una strada bianca come è quella di Cantalice per connetterla col Terminillo è una bella impresa. Sono una decina di chilometri di strada oggi percorribile con grosse difficoltà con una Jeep. Per questo si sono inventato una seggiovia di 4 chilometri che, però, non ti porta alle piste, ma devi fare otto chilometri con navetta con cui si arriva al Terminillo. L'orografia è quella che è. Quello che serve di sicuro è lo scavalco. La seggiovia deve essere pensata come strumento di collegamento utilizzato in tutte le stagioni.  Come succede con le stazioni del Nord, dove però esistono piste di mountain bike e percorsi naturalistici curatissimi. Terminillo ha 2500 appartamenti. Uno può risiedere al Terminillo e andare a pranzo o andare a prendersi un caffè a Leonessa.

Certo. Ma  gli alberghi ci sono? Mi risulta che sono stati tutti trasformati in residence.

Sì, se la destra avesse fatto una piccola postilla al piano regolatore oggi di posti letto ce ne sarebbero. Invece oggi si rischia di portare gente al Terminillo che non sa né dove parcheggiare, né dove dormire. E non basta offrire piste e impianti sciistici.

Quindi si è fatto un progetto senza preoccuparsi delle infrastrutture. Come in Italia si tende a fare.  Ma intanto c'è una fantastica piscina. Melilli si becca un sacco di critiche per questo. E c'è anche un campo d'altura inutilizzabile perchè le squadre non saprebbero dove alloggiare, né dove fare una doccia. La struttura che doveva servire da spogliatoio e docce è ormai usato come ricovero degli animali. Ho fatto foto che lo certificano in modo inquietante qualche tempo fa

Melilli ha solo portato a termine un'opera finanziata e in atto. Sì, forse si poteva trasformare in altro, a piata sul ghiaccio, ad esempio. Ma al momento si decise di portare avanti quanto fatto da chi lo aveva preceduto.  Su campo di altura mi riservo di approfondire e fare una interpellanza.

Sì, forse serve.








 

 

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