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Fondi FESR-FSE, Area: bene l'interrogazione di Roberta Angelilli

Roberta Angelilli

L'europarlamentare interviene sulla possibile riallocazione dei fondi nella Provincia di Rieti

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Scontro in tv, Sebastiani e Festuccia: difficile la tenuta di questa Amministrazione

Rieti

«Gli scontri all'interno della maggioranza rafforzano la nostra convinzione di un'incapacità di questa Amministrazione a governare la Città di Rieti»

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In attesa di un congresso vero!

Matteo Renzi

Parlano i Comitati per Matteo Renzi di Rieti, Antrodoco, Fara Sabina e Poggio Mirteto

15/05/2013 14:39 

 
 

   

 

 

Dopo lo 'spending review' l'elezione del sindaco è divenuta evento drammatico

 


     
virgolette

L’abolizione della Provincia porterà alla spoliazione del territorio e il nuovo sindaco sarà l'unica autorità ad un certo livello su cui dovremo e potremo far conto

     

di Ottorino Pasquetti
sabato 5 maggio 2012


Se i disegni dei tecnici del ministero Monti andranno tutti in porto, così come sono stati annunciati, provocheranno su Rieti l'effetto deflagrante che gas, cenere, lapilli e terremoto produssero su Pompei nell'anno '79 dopo Cristo. E cioè l'assoluta riduzione di ogni ragione di vita sociale, economica, culturale, commerciale e di ogni futura speranza di progresso, provocando l'abbandono, il più rapido possibile, da parte dei giovani, della loro sfortunata città, in fuga giustificata, soprattutto all'estero, per coltivare almeno una ragione di vita. Infatti, chi rimarrebbe ancora in una città destinata a defungere?

Quale ripresa e quale forza morale, mi viene da chiedere al mio presidente del consiglio, si potrebbero suscitare in una città già estinta per le decisioni del Governo? L'immagine di Pompei e quella di paragonare alla città vesuviana quel che sarà Rieti tra un anno, mi è venuta facilmente lo scorso Primo Maggio, visitando la città campana scomparsa sotto undici metri di ceneri da quasi duemila anni, percorrendo insieme ai miei nipoti, (ahimè, generazione sfortunata!) le stradine dell'antico borgo campano riportato alla luce dagli scavi dopo quasi due millenni.

Mi direte che non c'è voluto un grande sforzo di fantasia. Ma il paragone balzato alla mente dopo la lettura dei giornali e dopo aver appreso di quel maledetto 'spending review' termine scritto in inglese per non rivelare al popolo la volontà di rivedere i conti del bilancio statale per procedere, di fatto, alla spoliazione di una quarantina di città e province italiane, trascurando tradizioni e contesti millenari, è legittimo e il solo pensarci mi ha dato l'angoscia.

La riduzione alle funzioni quasi zero della provincia e l'abolizione della figura del prefetto, si porteranno via questura, comandi delle varie forze dell'ordine, porteranno al declassamento di ospedale e tribunale, alla morte per asfissia della nostra giovanissima università per i mancati contributi all'ateneo, il declassamento di tutti gli organi statali ed anche di quelli che una volta erano del parastato, si svuoteranno gli istituti secondari scolastici e deperirà ogni e qualsiasi iniziativa culturale.

Per capirci meglio, è come se non ci fossero mai state le iniziative e le realizzazioni di Mussolini, di Potenziani e Marcucci e quelle di Matteucci, Malfatti, Bernardinetti, Leonardi e De Iuliis, che negli anni della loro vita politica, bisogna riconoscerlo, fecero questa città e questa provincia decorosamente vivibili e meglio organizzate, rendendole vive ed operose anche con il contributo dei loro sindaci, dei presidenti di provincia e delle loro giunte, nella misura in cui ognuno vi potette e vi seppe contribuire.

Per venir fuori dall'impiccio in cui l'Italia, l'Europa e l'intero Mondo occidentale si sono cacciati, grazie all'egoismo più profondo, non basteranno misure così crudeli sul cui esito né Monti, né altri potranno metter la mano come Muzio Scevola, contando a priori sulla loro riuscita. È facile prevedere, invece, che lo 'spending review' provocherà ampi deserti nelle città su cui cadrà la mannaia.

Già la Sabina affamata, tra il 1951 e il 1971, subì la perdita, in soli vent'anni, di ben trentamila cittadini che per vivere scapparono. Per rendersi conto di quel che lasciarono dietro di loro basta andare in molti paesi del Cicolano, oggi diroccati, deserti e disabitati. La città e la provincia furono definite allora da un giovanissimo Malfatti, zone di fuga che per risorgere avevano bisogno di sostegni statali. A questa fuga egli ed un gruppo di altri suoi collaboratori ed amministratori illuminati, posero fine con la fondazione del Consorzio di Industrializzazione del Nucleo Rieti-Cittaducale e con l'applicazione delle leggi dell'economia mista pubblico-privata, che portarono a raggiungere quasi la piena occupazione negli anni a cavallo degli '80 e '90. Non a caso domenica scorsa 29 aprile, a Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha beatificato l'economista cattolico Giuseppe Toniolo, che, come ha titolato L'Avvenire, si distinse perché con le sue teorie egli difese il fattore umano fra il conflitto di interesse e di produttività.

«Capiva – ha scritto il giornale dell'Episcopato italiano – che Adam Smith aveva valorizzato le forze che determinano la crescita e che da essa dipendeva la ricchezza delle nazioni; comprendeva anche che il profitto era una molla decisiva dell'agire economico, ma respingeva l'idea che fosse l'unico motore. Riteneva che non si potesse prescindere dalla considerazione di altri valori umani, religiosi ed etici e nonostante l'opposizione del fascismo, ma anche di quel socialismo della cattedra che voleva un sistema rigido, il leader cattolico pose le basi di quello che sarebbe stato il sistema delle imprese e delle cooperative cristianamente ispirate, basato sull'autonomia e sulla solidarietà e l'Istituto di credito inteso come salvadanaio senza fini di lucro, garanzia di libertà e di sviluppo».

Sono questi i fattori che il neocapitalismo ha trascurato e che la Dottrina sociale della Chiesa ripropone. Ed ora eccoci invece sotto le macerie che il liberismo economico e la speculazione finanziaria hanno prodotto. Le elezioni del 6 e 7 maggio prossime pongono a tutti questo tipo di riflessioni. Il nuovo sindaco che i reatini eleggeranno, alla fine e dopo la spoliazione delle nostre istituzioni sopra descritta, resterà l'unica autorità ad un certo livello su cui dovremo e potremo far conto, dopo che le altre saranno state abolite e disperse. È così che questa elezione acquista una valenza prima d'ora neppure immaginabile, fino a divenire drammatica!

 


 

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