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Intervista a Silvio Gherardi, candidato del Terzo polo

 

© Silvio Gherardi
© Silvio Gherardi

     
virgolette

Non so se potrebbe essere il sindaco giusto nel momento giusto, ma una cosa sembra offrirla: la speranza di un qualche cambiamento

     

di Rosella Vivio
lunedì 2 aprile 2012


Anche le migliori intenzioni di fare un'intervista d'assalto finiscono per indebolirsi quando l'interlocutore è una persona gentile. E il neo candidato sindaco del Terzo polo, Silvio Gherardi lo è. Senza affettazione. In modo naturale. Te ne accorgi quando si scusa nel rispondere al cellulare solo perché dall'altra parte c'è sua moglie. Come dirti: solo lei conta più di questa intervista.

Qual è la sua cultura politica? Di lei non so nulla e quando mi hanno fatto il suo nome ho pensato “Carneade, chi era costui?”.

Bella domanda, non me l'ha fatta mai nessuno. Comunque, Carneade è diventato famoso pur essendo sconosciuto (dice divertito). Da giovane ero di destra. Crescendo sono diventato un moderato. Ma non sono mai stato di nessun partito.

E come è finito per diventare il candidato del Terzo polo reatino, dopo che sembrava essere andato in frantumi con la proposta di bandiera udiccina Beccarini?

Due settimane fa, più o meno, sono stato contattato dall'Udc che mi pregava di assumere questo impegno. Ho chiesto alcuni giorni per rispondere, visto che dovevo avere il permesso dal mio datore di lavoro. Perchè io debbo lavorare per vivere. Risolto il problema ho detto sì, a condizione che la mia fosse una scelta aggregante.

Sembra lo sia...

Sì, e sono grato a chi si è messo da parte. Ma c'è una cosa che davvero mi ha convinto: sono arrabbiato con la politica e con l'arroganza con cui opera.

Sembra un grillino, altro che moderato! Arriviamo alla “ciccia” della proposta politica cominciando dal bilancio comunale. Davvero pensa di ricorrere ai Boc, buoni ordinari comunali, per affrontare il debito? Chi se li compra? Con quale fiducia?

Vedo dalla sua espressione che è scettica.

Lo confesso...

Ci sto lavorando su con persone molto competenti. L'idea è trasformare il debito in guadagno per i cittadini, rimettendo contemporaneamente in moto l'economia. Bisogna creare sviluppo e lavoro. Lavoro e sviluppo. Col debito che c'è è impossibile. Bisogna trovare una strategia e quella dei titoli a lungo termine potrebbe funzionare.

A proposito di bilancio, che pensa della finanza creativa?

Che a me i trucchi per far tornare i conti non piacciono. Da uomo d'azienda sono abituato a tenere le contabilità con entrate ed uscite vere. E quando sono chiamato ad occuparmi di qualcosa uso sempre il metodo del buon padre di famiglia: amministrare con il criterio della crescita e non della dissipazione delle risorse.

Il tempo passa. Parliamo di sviluppo. Quali punti di forza possiede questa città che ormai tutti vorrebbero turistica?

Nessuno in particolare (sorride ancora).

Mica bella come prospettiva!

No! Anzi. Rieti ha molte potenzialità tutte da fa crescere e organizzare intorno al criterio dell'eccellenza, ma con le infrastrutture giuste. Il treno, ad esempio.

No, di nuovo la chimera del treno! E queste cose a destra le dicono tutti.

Sì, ma nessuno ha mai detto che Rieti è una grande palestra all'aperto con tutte le infrastrutture sportive che ha e le sue qualità ambientali. Qui, grazie al vento, al Terminillo, all'aeroporto, all'equitazione si possono fare una quantità notevole di attività e spingere ad alzare il livello dell'offerta ricettiva. Da lì può venire molto lavoro. Per non parlare del meeting di atletica per cui bisognerebbe impegnarsi tutto l'anno. L'ho già detto alla presentazione della mia candidatura, temo con scarso successo. E poi, con Roma raggiungibile facilmente molti comprerebbero casa qua, con quello che costano nella capitale...

Ai reatini, in fondo, l'isolamento piace.

Sì, lo so, ma allora debbono accettare che i figli vadano via.

Ma anche lei pensa di trascurare il settore dell'agricoltura? Quello che più ci è congeniale. Ormai in tanti pensano che l'economia deve ripartire dall'agricoltura d'eccellenza. Noi siamo figli del pensiero che il rapporto tra ricchezza e numero degli operatori agricoli era inversamente proporzionale, ma le cose stanno cambiando.

No, io credo che Rieti può dare molto in campo agro alimentare, ma sempre mirando all'eccellenza.

Siamo d'accordo. Almeno nelle intenzioni. E riguardo ai ritardi nel pagamento verso i fornitori del Comune, vera tragedia per le imprese cosa mi dice?

Che io sono tra quelli. E' un problema serio da affrontare. Ma rientra nel risanamento delle casse comunali. Non si paga perchè mancano i soldi.

Come farà ad attrarre il voto del centrosinistra?

Invitando a votare con buon senso.

Squilla il telefono, è tardissimo. Mi guarda e prima di rispondere mi dice che bisognerà continuare un'altra volta.

Solo un'altra domanda! Il sindaco Emili ha detto che i bambini come lei non si sculacciano.

(Ride) sono anche vergine. Mai fatto politica.

Il pranzo è saltato e le liste da preparare sono un impegno pressante. Mi alzo e cerco di trovare nella persona pacata che ho di fronte le caratteristiche da iperdeterminato a cui allude il soprannome di cui mi ha parlato: Caterpillar. Non so se potrebbe essere il sindaco giusto nel momento giusto. Non so cosa pensa di raccolta differenziata, di centrali a biomasse, di Ici sugli immobili della Chiesa, della sanità, del commercio, delle scuole, del sociale, di Imu e di molte altre questioni.

Ignoro se cassintegrati, disoccupati, sottoccupati, rassegnati, impoveriti, accidiosi e scettici possono guardare con fiducia ad una persona come Silvio Gherardi (strana combinazione che abbia il cognome di uno dei più insigni artisti reatini del '400) ma una cosa sembra offrirla: la speranza di un qualche cambiamento, nuovo come è al sistema politico reatino. In quasi splendida solitudine, purtroppo. È l'unica nota stonata che mi sento di suonare per ora. Brutta faccenda intervistare candidati amabili.

 


 

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