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Lettera propositiva di un cittadino comune ad una città |
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© Marco Morelli
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Abbandonare pregiudizi e paura di cambiamento: questo il giusto salto di mentalità che si deve fare a Rieti |
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di Marco Morelli
martedì 20 marzo 2012
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Già in un precedente mio scritto, apparso anche su questo giornale, avevo messo in luce la necessità di un cambio di mentalità nei reatini, troppo spesso resistenti al cambiamento, troppo spesso passivi spettatori di una immobile città. Oggi voglio tornare sul tema con una riflessione ulteriore e, nuovamente, ad alta voce. Prima battuta a scanso di equivoci: non sono affatto interessato a candidarmi alle prossime elezioni amministrative. Lo dico perché il reatino, quello dalla mentalità da cambiare, potrebbe pensare diversamente, ossia che dietro alle mie riflessioni ad alta voce ci sia un malcelato intento di candidatura personale o altro. Così non è!
Il mio vuole essere solo uno sfogo ad alta voce che, di certo, non può non lambire tematiche politiche, rispetto alle quali, però, vorrei rimanere semplice attento spettatore. Sono interessato, infatti, solo ad un cambio reale di mentalità non tanto nei governanti ma nei governati. Mi piacerebbe poter tornare dai miei viaggi di lavoro, lungo tutta Italia, fiero della mia città e dei miei concittadini, piuttosto che rimanere, ogni volta, deluso da uno spettacolo di bassa lega. Vorrei poter tornare da città come Udine, Milano, Torino, Venezia, Verona, Padova, Genova, Modena, Bologna, Firenze, Ancona, Pescara, Frosinone, Latina, Viterbo, Perugia, Potenza, Napoli, Salerno, Bari, Lecce, Cosenza, Catania, Palermo, Messina, Nuoro, Olbia, Cagliari (per citarne solo alcune che ho professionalmente toccato negli ultimi cinque anni), orgoglioso di essere nato e di vivere a Rieti.
Lo ripeto (rispetto a quanto già detto nel precedente articolo), la città è piacevole rispetto al panorama nazionale, ma occorre un cambio di mentalità nel reatino che, anzitutto, non deve sempre e solo pensare al male quando riflette, che non deve solo vedere nero in ciò che lo circonda, che deve essere capace di sgombrare la mente da pregiudizi, preconcetti e dietrologie che cozzano con ogni possibile speranza di cambiamento concreta.
Questo deve essere il punto di partenza, a mio avviso, comune a tutti i reatini. Detto ciò, inevitabilmente, dobbiamo passare all’analisi del quadretto politico che ci troviamo, oggi, di fronte, per leggerlo con occhio critico, capace di spingere al cambiamento chi ci dovrà amministrare un domani. Il cambiamento di mentalità del reatino, infatti, deve essere la partenza, la scelta della prossima amministrazione un tratto importante di tale processo evolutivo, le decisioni di chi ci governerà per i futuri cinque anni il punto di arrivo. Dico subito che ritengo la politica specchio della società in cui viviamo ed i rappresentanti eletti la reale espressione di un popolo e di ciò che il popolo merita.
La democrazia, però, è bella perché il popolo ha la possibilità di scegliere il proprio futuro (e di cambiarlo). È per questo che, se si vuole davvero un miglioramento dalla classe politica che ci governa, occorre, dapprima, un cambio di mentalità; per far ciò occorre saper “leggere” ciò che è accaduto e ciò che sta accadendo a Rieti e scegliere, di conseguenza. Siamo prossimi all’appuntamento di maggio delle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale. Lo scenario si presenta, ormai, pressoché delineato.
Da un lato un candidato giovane, brillante, pieno di idee e che ha dimostrato, sia durante la campagna elettorale per le primarie del centrosinistra, sia con la campagna effettiva (ancora in corso), di sapersi battere su temi concreti, dimostrando senso di praticità e buona predisposizione all’ascolto delle necessità della gente. Un candidato che ha saputo (egregiamente) spogliarsi dell’abito, troppo stretto, del partito di provenienza e che, intelligentemente, ha fatto proprie le esigenze dei cittadini; la sua, finora, è stata una campagna elettorale perfetta, che sta convincendo (eccome). Dall’altro abbiamo un guazzabuglio di reduci del potere, di soggetti smaniosi di protagonismo oltre che una spaccatura lacerante e, diciamolo pure, avvilente per il popolo del centrodestra.
Il quadretto presenta un candidato vincitore alle primarie che deve fare i conti con enormi dissidi più o meno interni; un paio di soggetti che, probabilmente, alle primarie avrebbero fatto bene a non partecipare evitando di far trovare il centrodestra in questa situazione; un altro soggetto che, illogicamente, decide una corsa in solitaria, appoggiato dal simbolo di un partito e da una impalpabile (quanto a consenso) lista civica, che rischia solo di bruciare le proprie (indubbie) capacità politiche (di certo non dimostrate in questa occasione). La situazione del centro-destra è la fotografia di una lacerazione che, lentamente, si è andata consumando negli ultimi anni (soprattutto gli ultimi tre-quattro). Non possiamo dimenticare, da ultimo, lo stato in cui versa il “famoso e famigerato” terzo polo: l’eterno incompiuto.
Qui ci troviamo dinanzi ad una situazione che ha del ridicolo; poteva essere, infatti, la vera novità dello scenario politico locale ma è diventata solo una sorta di minestra riscaldata. Fin qui l’analisi della situazione in atto. Torniamo, ora, all’originario pensiero: la necessità di un cambio di mentalità nella nostra città. Ora, io credo che perché si possa, davvero, riuscire a cambiare mentalità, occorre, in primo luogo, valutare i fatti e le persone che possono essere in grado di, quanto meno, dare una “scossa” a Rieti.
Spiego meglio. Credo che il primo passo che si deve compiere per proiettare la nostra città verso nuovi orizzonti sia, davvero, guardare, con onestà intellettuale e spirito critico, a cosa ci troviamo davanti agli occhi. Il primo passo è spogliarsi di pregiudizi, di sentito dire, di sterili valutazioni di bandiera e guardare al dato concreto. Oggi, il dato concreto dice che solo un candidato ha saputo offrire temi nuovi, ha saputo realizzare eventi (iniziative per i bambini, per le donne, per gli immigrati - per citarne alcune), ha saputo leggere veramente (al di là di sterili slogan), la necessità di cambiamento urlata dalla nostra città.
Credo che il giusto salto di mentalità che si deve fare a Rieti, deve passare per l’abbandono di pregiudizi stupidi, per l’abbandono della paura del cambiamento, per l’abbandono del vecchio detto “tanto sono tutti uguali”. Alla luce di tutto quanto accaduto e di tutto ciò che sta accadendo, credo che la giusta mentalità non possa non passare per una lettura oggettiva del dato politico locale.
Oggi c’è un modo per migliorare la nostra città: saper leggere il quadretto politico che ci troviamo di fronte, senza pregiudizio, senza l’attaccamento ad una bandiera, ma guardando al dato concreto che si ha di fronte e che dice, inesorabilmente, che sui temi (ai quali soli si deve guardare) solo una scelta sembra essere quella giusta. Spero, davvero, che si sia in grado di cambiare la mentalità, partendo dalle prossime elezioni amministrative, lasciando alle spalle inconsistenti giudizi di bandiera (o altro) e guardando al dato concreto.
Io (che oggi pubblico, per onor di cronaca, anche la mia foto per metterci “la faccia”) lo farò, senza paura di una scelta che si discosta da alcune convinzioni ideologiche personali, ma apprezzando oggettivamente chi ha saputo, concretamente, dimostrare di essere propositivo e non mero e sterile slogan elettorale. La giusta mentalità è questa: non aver paura delle proprie scelte e saper dire bravo all’altro che può essere diverso da te.
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