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Pdl, Nobili: «Nessuna limitazione alla caccia al cinghiale»

«La caccia per il numero di esemplari presente sul nostro territorio e per i danni alle colture deve essere praticata anche oltre i limiti attualmente previsti»

31/08/2010 22:32 

 

Generazione Sabina

Lo spettacolo a Cantalupo in Sabina

Il valore di Polverini si misura con ARTE R.i.e.

31/08/2010 22:11 

 

Cciaa Rieti: dirigenti, cambio della guardia

Il saluto di Regnini a Paolucci e Di Renzo

In pensione il segretario generale Francesco Di Renzo ed il vicesegretario generale vicario Paola Paolucci

31/08/2010 10:41 

 
 

   

 

 

Tra il mormorio dei faggi

   

Tiziana Moriconi
Tiziana Moriconi

virgolette

L’orgoglio di vivere laddove tanti vorrebbero


di Tiziana Moriconi
sabato 13 agosto 2005


Era una giornata caldissima d'agosto ed io, come al solito, ero distesa al sole come una lucertola ed osservavo il panorama che mi circondava. Troppo bello per rimanere lì a guardare, allora mi sono decisa ad organizzare per il giorno successivo una passeggiata sulle nostre montagne..., ma contro le mie aspettative, invece di un numeroso gruppo di amici, ci siamo ritrovati solo in due. La meta il Monte Pozzoni. Non siamo partiti presto, appuntamento a S.Croce vicino alla fontana alle otto, breve sosta per la colazione e poi ci siamo diretti con la macchina verso la fonte del Pisciarello. Già in quel momento si intuiva che il tempo sarebbe stato a nostro favore, infatti il cielo era per lo più limpido anche se qualche nuvoletta iniziava a far capolino proprio sulle cime. Abbiamo deciso di lasciare la macchina in località Forca e passando per Pian di Tesse siamo saliti in vetta... Inizialmente abbiamo seguito la strada trattorabile, poi ci siamo addentrati in un bellissimo e fitto bosco di faggio lungo un canalone abbastanza pendente, dove, sinceramente, la fatica un po' ha iniziato a farsi sentire. Nessun rumore in quel tratto, ma tanto silenzio interrotto qua e là dal fruscio delle foglie messe in movimento da qualche uccello in volo, certamente spaventato dalla nostra presenza. Finalmente ad un tratto i raggi del sole hanno cominciato a filtrare tra le piante e dopo pochi metri siamo usciti proprio sul Picco dell'Aquilone. Che sensazione bellissima..., guardare intorno e sentirsi bene, in armonia, felici di essere lì. Non voglio esagerare, ma questo è quello che abbiamo provato. Allora, tra una chiacchiera e l'altra, ci siamo detti che spesso entrambi avevamo sentito definire questa valle, anche da parte di ragazzi nativi di Cittareale, una valle di desolazione, di lacrime. Ma come si può..? Senza nulla togliere ai comfort e alle agevolazioni di una città, come si possono solo paragonare le due realtà? Qui, per me, è necessario avere solo un po' di spirito d'iniziativa e di voglia di fare qualcosa, senza rimanere inermi al bar ad aspettare che qualcun altro decida per noi. Le nostre sensazioni sono aumentate ancora proseguendo il cammino verso la vetta..; finalmente siamo arrivati e, dopo aver scritto due righe sul diario ben custodito in una scatola di ferro a 1904m di altezza, ci siamo fermati in silenzio ancora ad osservare quello che ci circondava. E allora il discorso inevitabilmente è tornato a qualche attimo prima... Guardare da lassù la nostra valle, chiudere gli occhi come per sognare e sentirmi orgogliosa di essere cresciuta proprio lì. Emozioni che non ho provato solo io, ma anche il mio compagno di viaggio: Nando Barbacci, il quale non è originario di Cittareale, ma subito e incondizionatamente se ne è innamorato quando, circa trenta anni fa, è arrivato qui. Credo che i versi di una poesia di Mario Boccanera, possano essere la migliore conclusione a questo breve viaggio; recitano così: "...e allora ti prende la malia di questa valle amante e la baci, mentre il mormorio dolce dei faggi e della fonte ti sussurra con diversi sfumati toni amala... e sarà tua per sempre. "

 

 

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