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Primo turno comunali: verso un rafforzamento della diarchia Melilli-Cicolani? |
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© Angelo Maria Cicolani e Fabio Melilli
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Tanti gli scenari aperti, più o meno prevedibili |
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di Marco Giordani
martedì 8 maggio 2012
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Dai dati finora disponibili, non ci sembra di poter indicare, come si dice, in Petrangeli il vincitore del primo turno, bensì in Perelli e Melilli e Cicolani. Innanzi tutto Petrangeli e Gherardi sono da considerarsi sconfitti, perché non hanno colto il proprio obiettivo dichiarato: rispettivamente vincere al primo turno e andare al ballottaggio.
Vero che probabilmente la "previsione" di una sinistra vincente al primo turno era un'arma propagandistica, per rastrellare un voto "insofferente" e non molto motivato; però questo voto, se non è rifluito verso Rieti Virtuosa, non è neppure accorso a Petrangeli, che non ha intercettato lo scontento né di destra né di sinistra, a quanto pare rifugiatosi nell'astensione. Al momento in cui scrivo, Petrangeli è registrato al 43,4% come il Papalìa di 5 anni fa (43,6%) ma chiaramente, se si guarda ai voti assoluti, perdendo fiducia di elettori di sinistra senza guadagnarne dai delusi della destra.
Né le cose vanno meglio guardando alla coalizione, dove si passa dal 44,5% al 39,3% di oggi. Né ci sentiamo di condividere l'impressione della Massimi di un PD che "esce dal primo turno con la fiducia degli elettori" se esso passa dal 19% dell'Ulivo (era il primo partito nel 2007) al 12% di oggi. Andiamo allora a vedere al centro. Qui spicca il flop di Gherardi e soprattutto di Costini e Carmine Rinaldi.
Due mesi fa, essi avevano preteso e corso le primarie credendo di avere la maggioranza dei consensi; ne presero insieme la metà del totale non accettando il responso dei loro militanti. Oggi ricevono ancor meno credito dagli elettori: la loro lista è registrata ad un terzo di quella del PDL, un quinto se si considera anche la Civica Perelli; e questo, in una lista che contava in più un bel po' di nomi forti "importati" come Vassallo e Paggi.
A fronte a questo fallimento ed a quello complessivo dell'operazione Gherardi (la quale aveva senso solo se vincente), spicca il successo dell'UDC, che raddoppia il risultato precedente ed insidia la piazza del PD come seconda forza in città. Possono un fallimento così evidente ed un successo così evidente tenersi insieme con il solo collante di un Gherardi pronto ad evaporare?
Secondo me non sarà facile, e non dovremmo stupirci se questa coalizione si sfaldasse e si venisse in questi quindici giorni a ricreare quell'asse melilliano PD-UDC a lungo cercato auspicato e preparato in questi anni a livello comunale, provinciale, nazionale; contrapposto naturalmente ad un ricompattato e rinfrancato PDL da cui Cicolani ha alfine isolato gli irrequieti.
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