Fabia. La chiameremo Fabia. Come fosse l'ultima delle consolari romane. Ed invece è la Ciclovia della Conca reatina realizzata dalla Provincia di Rieti su idea del suo presidente Fabio Melilli, che l'ha fatta disegnare e costruire, dimostrando buon fiuto. Proprio come un antico console. Ciclovia è un nome non bello. Meglio sarebbe stato chiamarla pista ciclabile della Valle Santa reatina, per non perdere il contatto con san Francesco e i suoi quattro santuari. E farsi pubblicità aggiuntiva che non guasta. La pista è ancora chiusa. Ma è già percorribile. In su e in giù, saltate che sono state le fragili reti del cantiere, di plastica color orange.
Ve la mostriamo in anteprima, con un corredo di foto che ho scattato percorrendola due volte in bici, con la mia ancora efficiente Moser e che illustra questo servizio giornalistico. Vi si incontrano di già isolati ciclisti. Come il prof. Angelo Sebastiani, primario del pronto soccorso dell'Ospedale generale Camillo de Lellis, da poco in pensione, e quindi costretto in bici, tutta tungsteno e tecnologia, occhiali da astronauta e divisa giallo-blu come la maglia del Verona. “Sono sorpreso, entusiasta e stupito!”, mi dice. Oppure di intere famiglie bici montate, con i piccoli finalmente al sicuro.
Ma anche da parte di sconosciuti e giovani pellegrini in penitente viaggio lungo il Cammino di Francesco e la Via Francigena. Mauro e Franca da Bologna, sgranano gli occhi girando lo sguardo attorno, camminando verso la lontana meta del Santuario del Perdono e battendo con i loro sandali francescani la giovane pista Fabia, che ora gli operai dell'impresa venuta dalle Marche e che l'ha realizzata, dipingono con un rosso geranio, come vuole la legge, e che i tecnici dicono “servirà per distinguerla dalle altre strade della Piana e farla riconoscere che è una pista ciclabile”, visibile anche ai piloti degli alianti che vanno per il cielo e intrigano con la Piana. Franca e Mauro vengono dal Santuario di Greccio e vanno a quello di Poggio Bustone, dove contano di giungere prima di notte. Mi dicono. “Siamo meravigliati di tanta bellezza, per la suggestione e la poesia dei luoghi. Una sorpese che non avremmo mai pensato di incontrare.
Come la povertà che abbiamo ritrovata a Fonte Colombo e a Greccio, dove Francesco povero è ancora vivo!” Lontano è il Terminillo che domina la Piana e fa da nume tutelare a tutti quelli che pigiano sui pedali. Che in comitiva e allegrezza si godono questo inimmaginabile paesaggio della Piana, completamente sconosciuto ad almeno quattro quinti del reatini. Perché la Fabia, per la prima volta, è riuscita a convincere e a mettere d'accordo tutti, che è un progetto ben fatto e che mancava. Che ci voleva. Che ci allinea a non molte città italiane e a parecchie capitali del Nord dell'Europa: stupefacente e bella. Anzi bellissima. Con angoli che ti fanno trattenere il respiro, che cambieranno film in tutte e quattro le stagioni.
E saranno sempre sorprese: come le stoppie del grano, da poco falciato e trebbiato, con gli immensi rotoli di paglia che punteggiano i campi e che a giorni saranno di nuovo arati e diventeranno marroni per le maggesi; come i campi di mais ora ancora verdi e pronti ad ingiallire e imbrunire in autunno. Come l'erba medica tagliata, che lascia un seguito di pastello color delle acque del vicino Velino e del Turano. Che addirittura fiancheggia la Fabia, dal ponte sulla Tancia, fino a Monticchio; come i filari d'uva ancora non matura, che spuntano qua e là, di fianco ai casolari, divenuti ville, splendide ville, segno di un'agricoltura ormai ricca. Come la Fabia sia riuscita a battere tutti gli ostacoli di natura burocratica e non solo, è stato davvero un miracolo!
E' forse intervenuto san Francesco dal santuario di Greccio, che si scorge ombroso e lontano? E' intervenuta la vergine Barbara che abita la Chiesa Nuova in agro reatino e che la Fabia sfiora perché chi dei ciclisti volesse pregare, può farlo fermandosi al monumento della Madonnina, che sta nel cortile, così da recitare un' Ave? O forse c'è stato lo zampino di san Bernardo di Clairvaux e dei suoi Monaci bianchi, le cui anime sono tornate ad aleggiare, insieme alle loro salmodie, nell'appena restaurata e ricostruita abbazia cistercense di San Pastore, che si scorge sui colli? La Fabia, che nei prossimi mesi si estenderà fino a Contigliano, toccherà limiti di Greccio, i laghi di Ventina a Colli sul Velino, le Sorgenti di Santa Susanna e i laghi Lungo e di Ripasottile, per ora percorre la Piana nel nascondimento, sfruttando le immense trincee di girasoli e di granoturco.
Adesso ci si entra da dietro all'Ipermercato della Coop Futura e si arriva fino al resort di Colli Aluffi, quello bellissimo costruito dalla famiglia patrizia dei Rosati-Colarieti, che più in là possiede l'allevamento dei purosangue inglesi e che sta poco sopra e che adesso erige anche un elegante quartierino innanzi alla esedra della strada provinciale per Reopasto, dietro allo stabilimento ex Snia, che la Fabia attraversa, toccando di lato un giardino pubblico appena impiantato, bene ordinato e ricco di alberi e di panchine, dove poter sostare per chi dei ciclisti dovesse esser stanco.